RACCONTI E IMPRESSIONI DI UNA MAMMA CURIOSONA, AMANTE DELLA BELLEZZA DELLE PICCOLE COSE.
lunedì 8 marzo 2010
CIAO TINA
martedì 9 febbraio 2010
DOLCI DI CARNEVALE: FRITTELLE VENEZIANE
Ora, cosa fa una mamma-casalinga disperata in un pomeriggio gelido, mentre il bandito raffreddato russa nel lettone che non lo tirano giù nemmeno le scampanate festose che annunciano che in paese è nato un bimbo?? Ovvio: la povera donna esausta dalle faccende domestiche lasciate in arretrato, ignora la pila di panni lavati in attesa di essere stirati o perlomeno piegati e riposti in armadio, viene colta da un raptus culinario e dicide di fare una sorpresa per merenda al baby bandito. Armata di pignatte e friggitrice, indossa un grembiule tirolese che la fa assomigliare a Heidi e si mette a spulciare tra le ricette dei dolci carnevaleschi, solitamente, fritti, caloricissimi e dolcissimi. Poi la mamma-casalinga disperata, si ricorda di un passato che fu, in cui da brava studiosa indagava sull'origine di usanze e costumi e pensa bene di accantonare il ricettario veenziano su cui si è soffermata e di dare una sbirciatina ai vari libri che fanno capolino dalla libreria e che narrano la gloria e le tradizioni della Serenissima Repubblica di San Marco.Ingredienti (per 6 persone): 400 g di farina, 100 g di uvetta sultanina, 1 cucchiaio di zucchero, 2 uova; circa 1 bicchiere di latte, 1 bicchierino di rhum, 30 g di lievito di birra, sale, olio di arachide per friggere e zucchero a velo per le frittelle.
Preparazione: Sciacquate l'uvetta e fatela ammollare in acqua tiepida. Sbriciolate il lievito in una tazza e diluitelo con 3 cucchiai di acqua tiepida. Setacciate la farina in una ciotola e mescolatela con lo zucchero e un pizzico di sale. Disponetela a fontana e incorporatevi le uova, il rhum e il lievito diluito. Mescolate gli ingredienti, aggiungendo tanto latte, appena tiepido, quanto ne serve per avere una pastella densa, quindi scolate l'uvetta e asciugatela. Coprite la ciotola con un coperchio e mettete il composto a lievitare in un luogo tiepido fino a quando il suo volume non sarà raddoppiato. Mettete sul fuoco una padella con olio molto abbondante in modo che le frittelle vi galleggino dentro, e quando sarà ben caldo, versatevi l'impasto a cucchiaiate. Quando avranno assunto un colore piuttosto scuro, toglietele dal fuoco, asciugate l'olio in eccesso e spolveratele con lo zucchero a velo.
P.S. Alessandro ne ha mangiate sette di fritole, io (tenetevi forte!)...DODICI!!! E non ho nemmeno più la scusa che sto allattando per dire che ho bisogno di calorie...Va beh: è inverno, fa freddo e come le marmotte immagazzino grasso che al disgelo provvederò a bruciare con lunghe passegiate i per campi in compagnia del bandito!
mercoledì 3 febbraio 2010
ASPETTANDO CARNEVALE 2: TI CONOSCO MASCHERINA!
Ed eccomi con un altro post carnevalesco. Non che il carnevale sia una festa che sento particolarmente: almeno fino a quando non mi sono trovata un teppistello di 18 mesi che saltella per casa nel tentativo di decapitarmi con la sciabola dei pirati (!), non avrei mai pensato di dedicarmi alla realizzazione di costumi e mascherine in vista della festa in machera a cui è stato invitato il piccolo bucaniere in erba. C'è un aspetto però che mi ha sempre incuriosita di questo periodo (e qui viene fuori la mia natura di storica paranoica e indagatrice!): le origini delle maschere, da sempre protagoniste nelle sfilate carnevalesche. In questo contesto, Venezia, la mia città adottiva, ha un posto d'onore, a partire dai tempi lontani della Commedia dell'Arte.Allora, ho pensato di rinfrescare un po' la mia e la vostra memoria e di fare una piccola raccolta delle maschere tradizionali più celebri. Se qualcuno volesse segnalare qualche maschera tradizionale non menzionata, gliene sarò grata.

Balanzone anzi il dottor Balanzone, è nato a Bologna, e deve il suo nome alla balanza, cioè la bilancia, il simbolo della giustizia che regna nei tribunali.Il Dottore infatti è solitamente rappresentato come un uomo di legge, che si intende di tutto ed esprime opinioni su ogni cosa. Caratterizzato da una certa verbosità, tende ad infarcire di citazioni latine e ragionamenti strampalati i suoi discorsi sulla filosofia, le scienze, la medicina, la legge e si esprime sempre con un fortissimo accento bolognese. Si veste con pantaloni e camicia nera, guarnita di un colletto bianco, in testa ha un cappello a larghe tese, nero. Alla cintura porta un pugnale o un fazzoletto, e sotto braccio un librone. E' la satira del laureato saccente e pedante. Non a caso viene da Bologna, città che nel Cinquecento è considerata capitale della cultura.
Brighella è un imbroglione, chiacchierone, insolente con i sottoposti ed insopportabilmente ossequioso con i padroni. Questo è il cuoco, il cameriere, il capo servitù Brighella da Bergamo.E' l'antagonista di Arlecchino e primo Zanni della Commedia dal carattere scaltro e astuto. L'abito che Brighella si vanta di indossare è la livrea, simbolo dell'appartenenza al padrone: calzoni larghi e giacca bianchi listati di verde, un mantello bianco, anch’esso con due strisce verdi, un berretto a sbuffo e la mezza maschera sul viso. E' con questa uniforme che esercita il suo potere sui servitori semplici.
Capitan Spaventa arriva dalla Liguria. E' uno spadaccino coraggioso ma preferisce usare più la lingua che la spada, prendendo in giro gli ufficiali del suo tempo. Porta lunghi baffi e pizzo al mento, indossa un vestito a strisce arancioni e gialle, cappello a tesa larga con piume, stivali e spada lunghissima che tocca terra e fa uno spaventoso rumore. Colombina la servetta veneziana, è la fidanzata di Arlecchino, anche se lui non pare
deciso a sposarla. Il suo nome sembra derivare dalle interpretazioni dell’attrice Isabella Franchini, che vestiva i panni della fantesca con un paniere sotto braccio da cui si intravedevano due colombe. Colombina indossa una cuffietta, un corpetto verde stretto in vita, con una profonda scollatura ed ampie maniche a sbuffo, la gonna arricciata a righe e rialzata sul davanti da un nastro di raso rosso, un grembiule bianco e scarpine bianche a punta con nastro rosso. E’ di sicuro la più famosa fra le servette, giovane e arguta, dalla parola facile e maliziosa, abile a risolvere con destrezza le situazioni più intricate.
Gianduja è la maschera popolare di Torino. Dal suo nome deriva quello della cioccolata gianduia e del famoso cioccolatino "Gianduiotto". Il vero nome di Gianduja era Girolamo della Grigna. E’ un intenditore di vini doc e la sua vera passione sono le osterie. E’ un galantuomo allegro dotato di buon senso e coraggio che ama, oltre al buon vino, anche la buona tavola. Scaltro e arguto, ha un costume di panno color marrone, bordato di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse. Osservandolo attentamente, qualcuno azzarda una certa allusione antinapoleonica nel suo travestimento. Del r
esto la maschera è nata alla fine del '700, in pieno regime bonapartista. Giacometta è il naturale complemento di Gianduja; coraggiosa e pratica come il marito, mette con generosità il proprio buon senso a disposizione di chi deve risolvere un problema spinoso. Il prototipo della maschera si avvicina a quello della servetta, maliziosa e dal carattere forte ma gentile. Il costume è caratterizzato da una gonna lunga e larga, di ispirazione agli indumenti folkloristici piemontesi alla quale accompagna una camicia con scialle ed un alo copricapo che le serra la chioma. I due personaggi videro la luce circa 300 anni fa ad Asti sotto forma di burattini, per poi divenire maschere del carnevale e personaggi di altri generi teatrali.
Meneghino (diminutivo di Domeneghin), inconfondibile con il suo cappello a tre punte e la parrucca con codino alla francese, vestito di una lunga giacca marrone, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche, ancora oggi è protagonista dei carnevali milanesi. Meneghino impersona un servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici. "Domenighin" era il soprannome del servo, che la domenica accompagnava le nobildonne milanesi a messa o a passeggio. Durante l'insurrezione delle Cinque Giornate di Milano nel 1848 fu scelto dai milanesi come simbolo di eroismo.
Pierrot. Larghi pantaloni di lucida seta bianca, lunga casacca guarnita di grossi bottoni neri, ampio colletto, papalina sul capo, volto pallido e un'espressione triste: questo è Pierrot, l’innamorato malinconico e dolce.La pigrizia gli impedisce di muoversi come gli altri personaggi della Commedia; é sicuramente il più intelligente dei servi: svelto nel linguaggio, critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, anzi li esegue al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. E' furbo, ma sentimentale; l'unico personaggio che a un piatto di minestra, preferisce una romantica serenata, eseguita sulla mandola, sotto le finestre della sua bella. Forse anche per questa ragione é pallido e languido e, spesso, una lacrima gli scende sul viso.
Pulcinella è degno compare di Arlecchino e talvolta il suo rivale, specie negli intrighi d'amore. Pulcinella é fra le maschere più popolari e simpatiche ed è il simbolo di Napoli e del suo popolo. Impersona lo spirito genuino, fatto di arguzia di spontaneità e di generosità. Appare sulle scene nelle vesti di un servo furbo e poltrone, sempre affamato e alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti. Come Arlecchino, Pulcinella si adatta a fare di tutto oltre al servo: eccolo di volta in volta, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo e ciarlatano, che ritto su uno sgabello di legno, in uno spiazzo fra i vicoli di Napoli, cerca di smerciare i suoi intrugli "miracolosi" a quanti gli stanno attorno a naso ritto, richiamati dalla sua voce chioccia e dai suoi larghi gesti delle braccia. Credulone, litigioso, arguto, un po' goffo nel camminare, Pulcinella é in continuo movimento, sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti. Ha anche un carattere mattacchione e, quando qualcosa gli va per il verso giusto, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie gustosissime a vedersi. Incapace di starsene zitto quando dovrebbe, proprio per questo é rimasta famosa l'espressione "é un
segreto di Pulcinella" per dire di qualcosa che tutti sanno. Rugantino Il suo nome deriva senza dubbio da "rugare" cioé brontolare, borbottare. Il romanissimo Rugantino rappresenta il "bullo romano", disposto a prenderle fino a restare tramortito pur di avere l'ultima parola. "Meglio perde n'amico che na buona risposta" é una delle sue frasi preferite. Agli inizi della sua carriera lo si vede vestito come un gendarme, o capo delle guardie, sempre pronto ad arrestare qualche innocente per dimostrare la propria forza, litigioso e inconcludente. Con il tempo smetterà l'abbigliamento militare e, vestiti panni civili, smusserà il suo carattere negativo per assumere un carattere più pigro e bonario che ne farà l'interprete di una Roma popolare ricca di sentimenti di solidarietà e giustizia. Indossa pantaloni, gilet e giacca rossi, calza scarpe con grandi fibbie e porta un cappello a due punte.

a loro.venerdì 29 gennaio 2010
ASPETTANDO CARNEVALE: STORIA DEI CORIANDOLI
Siamo a ridosso della festa più colorata dell'anno. Memore dei mio passato di maestrina dalla penna rossa, ho messo sotto il piccolo Alessandro con mascherine di carta, tempera e porporina. La mia cucina sembra un laboratorio di un mascheraio veneziano e Ale sta scoprendo che la tempera sciolta non è poi così male nemmeno al palato (!). Tra una lavatrice per lavare l'ennesima felpa piena di macchie variopinte e un'uso smodato di sgrassatore per cercare di tirare via la colla dai termosifoni, mi è venuto in mente di fare qualche ricerca sulle usanze tipiche di questo periodo. Ed ecco il primo di una serie di post "carnevaleschi". Nelle prossime puntate, altre curiosità, idee per i bimbi (perdonate le manie di una mamma!) e qualche ricetta!
I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. Tipici del Carnevale e di altre festività come il Capodanno, spesso il loro uso è abbinato a quello delle stelle filanti. In inglese, tedesco, francese, olandese, svedese e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano di "confetti". L'origine della confusione linguistica ha origine nel Rinascimento quando in Italia durante le sfilate di carrozze, tipiche di molte città, venivano gettati sulla folla mascherata granoturco ed arance, fiori, gusci d’uovo ripieni di essenze profumate, monete.. È attestato che già prima del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli «cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti», ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo al posto delle mandorle per realizzare i piccoli dolci. Questa usanza, piuttosto costosa, cadde presto in disuso e i confetti bianchi vennero gradualmente sostituiti da piccole pallottole, di identico aspetto, ma fatte di gesso. 

martedì 19 gennaio 2010
ARTEMISIA: PASSIONE ESTREMA
Per riprendere a scrivere su queste pagine, ho deciso di "raccontare" un personaggio che a me piace molto, come donna ecome artista:Artemisia Gentileschi.Artemisia fu una donna che osò andare contro le convenzioni del suo tempo, che seppe crearsi una carriera, ottenne riconoscimenti in un ambiente prettamente maschile e maschilista.
Artemisia Gentileschi è una delle poche protagoniste femminili della Storia dell'arte europea. Ma è anche la protagonista di una torbida vicenda a tinte fosche o, per meglio dire, "caravaggesche", infarcita di elementi sentimentali, erotici, patetici e fantastici, in una brillante fusione romanzesca; insomma Artemisia è la protagonista ideale del romanzo ideale (e infatti svariati romanzi e film si sono ispirati alla sua vita). Certamente la carriera artistica (come qualsiasi altra carriera) era in quell'epoca pressoché impraticabile per le donne, costrette nei limiti che la società imponeva loro: limiti di natura culturale, ovvero assenza pressoché totale di una preparazione scolastica, e familiare. Artemisia Gentileschi, che ebbe modo di fare fruttare il suo talento, è stata una delle poche donne sfuggite tra le maglie di questo rigidissimo sistema sociale, tuttavia la sua sofferta vicenda privata si è spesso sovrapposta a quella di pittrice. Negli anni Settanta del secolo scorso, la sua popolarità ha raggiunto il vertice soprattutto per via della vicenda che la vide accusare il suo violentatore (al punto da sottoporsi allo schiacciamento dei pollici, la coseddetta sibilla, per confermare l'attendibilità delle sue accuse, cosa che per lei, pittrice, non dovette essere solo un dolore fisico). Artemisia è divenuta così il simbolo del femminismo e del desiderio di ribellarsi al potere maschile: tuttavia questo fatto le fece un grande torto: l'avere spostato l'attenzione sulla vicenda dello stupro, mettendo in ombra i suoi meriti professionali, ormai ampiamente riconosciuti dalla critica.
Vissuta durante la prima metà del XVII, riprese dal padre Orazio il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali; stile che contribuì alla diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630. Nata a Roma nel 1593, Artemisia mostrò ben presto un talento precoce, che venne nutrito dallo stimolante ambiente romano e dal fermento artistico che gravitava intorno alla sua
casa, frequentata assiduamente da altri pittori, amici e colleghi del padre. La prima opera attribuita alla diciassettenne Artemisia è la Susanna e i vecchioni del 161o. La tela lascia intravedere come, sotto la guida paterna, Artemisia, oltre ad assimilare il realismo del Caravaggio, non sia indifferente al linguaggio della scuola bolognese, che aveva preso le mosse da Annibale Carracci. Per la critica è stato impossibile non associare la pressione esercitata dai due vecchioni su Susanna al complesso rapporto di Artemisia con il padre e con Agostino Tassi, il pittore che nel 1611 la stuprò. Il padre denunciò il Tassi che dopo la violenza, non aveva potuto "rimediare" con un matrimonio riparatore. Del processo che ne seguì è rimasta esauriente testimonianza documentale, che colpisce per la crudezza del resoconto di Artemisia e per i metodi inquisitori del tribunale. Gli atti del processo (conclusosi con una lieve condanna del
Tassi) hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave femminista, data alla figura di Artemisia Gentileschi. La tela, che raffigura Giuditta che decapita Oloferne, impressionante per la violenza della scena che raffigura, è stata interpretata in chiave psicologica e psicanalitica, come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita. Dopo la conclusione del processo, Orazio combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi. A Firenze Artemisia conobbe un lusinghiero successo. Nel 1616 venne accettata nell'Accademia delle Arti e del Disegno, prima donna a godere di tale privilegio; dimostrò di saper tenere buoni rapporti con i più reputati artisti del tempo e di saper conquistare i favori e la protezione di persone influenti. Tra i suoi estimatori ebbe un posto di speciale rilievo Michelangelo Buonarroti il giovane, il nipote di M
ichelangelo: impegnato a celebrare la memoria dell'illustre antenato, questi affidò ad Artemisia l'esecuzione di una tela. La tela in questione rappresenta una Allegoria dell'Inclinazione (ossia del talento nat
urale). Nel 1621 Artemisia lasciò il marito e tornò a Roma con le figlie. Artemisia dimostrò di avere la giusta sensibilità per cogliere le novità artistiche e la giusta determinazione per vivere da protagonista questa straordinaria stagione artistica di Roma, lanciata verso i virtuosismi del barocco e meta obbligata di artisti di tutta Europa. Tra il 1627 ed il 1630 si stabilì, forse alla ricerca di migliori commesse, a Venezia: lo documentano gli omaggi che ricevette da letterati della città lagunare che ne celebrarono le qualità di pittrice. Nel 1630 Artemisia si recò a Napoli, valutando che vi potessero essere, in quella città fiorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più ricche possibilità di lavoro. L'esordio artistico di Artemisia a Napoli è rappresentato forse dalla Annunciazione del Museo di Capodimonte.Poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo e lì l'artista sarebbe rimasta, salvo la parentesi inglese,per il resto della sua vita. Napoli fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria dove ricevette attestati di grande stima ed ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti. Nel 1638 Artemisia raggiunse il padre a Londra, presso la corte di Carlo I, dove Orazio era diventato pittore di corte. Dopo tanto tempo padre e figlia si ritrovarono legati da un rapporto di collaborazione artistica. Orazio inaspettatamente morì, assistito dalla figlia, nel 1639. Carlo I era un collezionista fanatico e la fama di Artemisia doveva averlo incuriosito: non è un caso che nella sua collezione fosse presente una tela di Artemisia di grande suggestione, l'Autoritratto in veste di Pittura. Alle prime avvisaglie della guerra civile, Artemisia lasciò l'Inghilterra e tornò a Napoli dove si spense nel 1653.Nel XX secolo, negli anni del movimento femminista, la Gentileschi divenne un vero e proprio simbolo del femminismo internazionale: associazioni e cooperative le si intitolarono (a Berlino l'albergo "Artemisia" accoglieva esclusivamente la clientela femminile) riconoscendo in essa una figura culto, sia come rappresentante del diritto all'identificazione col proprio lavoro, sia come paradigma della sofferenza, dell'affermazione e dell'indipendenza della donna. Per la nota polemista e leader del movimento femminista internazionale Germaine Greer Artemisia Gentileschi fu la grande pittrice della guerra tra i sessi. Questa lettura a senso unico della pittrice ha creato giusti malumori tra gli storici dell'arte, poichè tale affermazione di fatto è estremamente riduttiva: un pittore con tanto talento come la Gentileschi non può limitarsi a un messaggio ideologico.
È qui la forza dei quadri della Gentileschi: nel capovolgimento brusco dei ruoli. Una nuova ideologia vi si sovrappone, che noi moderni leggiamo chiaramente: la rivendicazione femminile.
venerdì 30 ottobre 2009
LA NOTTE DEL GRANDE COCOMERO
e si avvicina ed io mi sono armata di zucca per far felice il piccolo Alessandro. Mentre intagliavo la cucurbitacea, non senza rischio di gravi danni per le mie falangi, raccontavo al piccoletto seduto sul seggiolone intento a ruminare biscotti alla zucca, la storia del Grande Cocomero.
Il Grande Cocomero rappresenta una sorta di alternativa a Babbo Natale. Linus spiazza completamente Charlie Brown che gli chiede come possa credere al Grande Cocomero rispondendo: "Se tu credi ad un ciccione vestito di rosso che fa Ho-ho-ho, perché io non dovrei credere al Grande Cocomero?".
venerdì 4 settembre 2009
LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE
Un pomeriggio di agosto, al parco...
giovedì 27 agosto 2009
PRIMI PASSI, PRIMI DANNI E PRIMI TRAGUARDI... BILANCIO DOPO UN ANNO DI VITA DA MAMMA!
È passato ormai un anno da quando un piccolo bandito profumato di latte e borotalco ha messo sottosopra la nostra vita, portando una gioia immensa, una stanchezza indicibile (in particolar ai muscoli della mia schiena!) e la sensazione che prima la nostra vita fosse assolutamente incompleta, priva della pienezza che solo un sorriso a otto dentini sa regalare!Alessandro è un piccolo pirata che si aggira per casa facendo danni che a volte sembrano oltre la portata di un tesserino di 85 cm. Ha imparato a gattonare a otto mesi, undici camminava e da li è partita la sua avventura alla scoperta di ogni angolo in cui sia possibile distruggere qualcosa o che potenzialmente nasconda un pericolo. Del resto da uno che va matto per la pasta alla carbonara, che quando cerchiamo con mille moine di farlo addormentare nel lettone, se ne va sdegnato facendo “ciao” con la manina, come a sottolineare che per lui dormire è tempo perso, non potevamo che aspettarci tanta energia!
È un bambino solare che gioca volentieri con gli altri bimbi, sorride a tutti (sia mai che ci scappa un biscotto un almeno una coccola!) e, anche se è presto per dirlo ma a me sembra che abbia un temperamento da capobanda.
Io ho compiuto 30 anni pochi giorni del primo compleanno di Alessandro ed è stato un compleanno di bilanci in positivo. Ho idealmente ripercorso gli ultimi dieci anni e mi sono accorta di aver realizzato buona parte dei miei progetti: mi sono laureata, ho fatto esperienze lavorative interessanti seppur sottopagate e precarie (!), ma soprattutto ho una bella famiglia, composta da un marito un po’ brontolone, ma complice di ogni scelta e che anche un po’ mi vizia, un bambino vispo e sano e una gatta viziata e coccolona. Quindi, a parte la crisi dovuta alle prime rughette (ma sono di espressione!), che si possono combattere a suon di crema idratante e fondotinta, direi che è stato un compleanno sereno, addolcito da una fantastica torta di cui ho fatto il tris, accompagnata da un ottimo champagne millesimato, in barba ai programma di remise-en-forme post-parto!
E ora via, si riprende con la mia quieta routine, fatta di giochi, scoperte, doveri casalinghi, qualche ora di lezione a Ettore, il mio alunno svogliatello ma tanto gentile, crisi di nervi quando a mezzanotte mi ritrovo la casa che sembra devastata da uno tsunami e pile di bucato da stirare, sette misere ore di sonno interrotte dalla preparazione di litri di camomilla… e in mezzo a tutto questo la voglia di tornare a scrivere, ripartendo proprio da questo blog. Ma ho deciso che va bene così, vivo alla giornata beandomi della gioia negli occhietti furbi di Alessandro quando riesce a fare una cosa nuova e assaporando ogni attimo tutto per me che mi resta (un po’ pochini ahimè!) decidendo all’istante come impegnare quella meravigliosa, inaspettata pausa, a volte anche senza far nulla, stesa sul divano, mangiando un cioccolatino e sfogliando una rivista!
giovedì 9 aprile 2009
VITA DA MAMMA
Dedicato a tutte, ma proprio tutte, le Mamme del mondo!mercoledì 8 aprile 2009
IN VISTA DELLA PASQUA...

Augurando una Pasqua serena e al profumo di cioccolato a tutti voi, il mio pensiero va ai bimbi abruzzesi che passeranno la Pasqua nelle tendopoli...auguro loro che gli angeli della protezione civile riescano anche solo per un po' a far dimenticare loro la paura che ho visto in quegli occhioni smarriti.
venerdì 19 dicembre 2008
BUON NATALE!
Con la promessa che con il Nuovo Anno tornerò a prendermi cura del mio "salottino rosa", insieme al mio angioletto Alessandro, colgo l'occasione del post numero 100 per fare a tutti voi, lettori, amici e curiosi di passaggio, i miei più cariAUGURI DI BUON NATALE!

mercoledì 12 novembre 2008
12 novembre 2003
venerdì 31 ottobre 2008
HAPPY HALLOWEEN
A grandi e piccini...

lunedì 6 ottobre 2008
Conigli, anatre, gatti&co... IL MAGICO MONDO DI B. POTTER

Per festeggiare i quasi due mesi del mio tesoro, gli ho regalato il suo primo libro: è una versione cartonata delle storie di Beatrix Potter. Si, lo so che è presto, ma in realtà il regalo l'ho fatto a me stessa perché non ho resistito alla tentazione di comprare questo delizioso libretto tattile e poi non è troppo presto per cominciare a trasmettere una sana passione ad Alessandro, quale quella che i suoi genitori hanno per i libri!
Beatrix Potter è una delle più grandi disegnatrici inglesi e non di libri per ragazzi. Vissuta tra Otto e Novecento ha inventato: il libro tascabile per ragazzi, gli animali vestiti come uomini, la passione per determinate creature prima viste solo buone da mangiare. In tutto scrisse 23 libri, pubblicati in piccolo formato adatto per i piccoli lettori. In Inghilterra è un'istituzione: esiste una catena di negozi interamente dedicati a gadget sul suo mondo e la sua casa, nel Lake Distritc, dove trasse l’ispirazione per le sue illustrazioni, è diventata un museo.Nel 2006 è stato realizzato, con la regia di Chris Noonan, il film Miss Potter, la biografia per immagini della vita della donna che s'impose sul mercato dei libri per bambini con personaggi oggi arcinoti quali Peter Rabbit, Jeremy Fisher e Mrs. Tiggy-Winkle; una donna che, dietro l'apparenza delicata e la pressione di una famiglia conservatrice, dimostrò di possedere un'anima libera e un'invidiabile determinazione. Il ruolo della protagonista è affidato a Renèe Zellweger.Il film si culla in un’atmosfera un po’ leziosa sospesa tra sogno e realtà: disegni parlanti, ansie e illusioni di una donna anticonformista che ha rinunciato a buona parte dell’eredità per tutelare i boschi inglesi.
In Italia fino a non molti anni fa si trovava solo materiale di importazione su Beatrix Potter, poi la Sperling & Kupfer ha acquistato i diritti per fare i libri e gadget. Inoltre su Italia 1 sono andati in onda i cartoni animati prodotti dalla BBC, che sono reperibili anche su videocassetta. Diciamo che siamo ancora molto lontani dalla passione che ho visto in Inghilterra, dove Peter Rabbit e soci sono quasi personaggi nazionali, ma una vasta fascia di stimatori c'è ormai anche qui da noi.
Ecco una rapida carrellata dei personaggi creati dalla fantasia di Miss Potter:
Peter Coniglio è il personaggio più noto di Beatrix Potter: è il figlio di una famiglia di coniglietti che vivono in campagna. Dal pelo morbido e colorato e dalla simpatia innata, adora cacciarsi nei pasticci ed è l'antenato di tutti i conigli famosi, fino a Roger Rabbit, arrivati sui nostri schermi.
Jemima è una papera bianca che vive in campagna, in mezzo al verde. Molto curata nel vestire, è però abbastanza ingenua, e rischia di diventare preda di una volpe travestita da gentiluomo. Tutto però finirà per il meglio. Non è uno dei personaggi più celebri di Beatrix Potter, ma è abbastanza sfruttato.
Tom il gatto e la sua famiglia, composta da sua madre Tabitha Twitchit e dai fratellini Flopsy Mopsy e Moppet, sono altri protagonisti noti delle opere di Beatrix Potter. Anzi, dal punto di vista dei gadget, sono secondi solo a Peter Rabbit.
Lo scoiattolo Nutkin è un altro adorabile e vivacissimo rompiscatole che adora cacciarsi nei guai, soprattutto con il vecchio gufo Old Brown. appartiene a quella specie ora abbastanza rara, dello scoiattolo rosso europeo.
Mr. Fisher è un ranocchio che vive in mezzo al verde, è molto elegante, ama essere aggiornato su tutte le novità della moda e dell'attualità ed adora pescare.
Hunca Muncha ed i suoi piccoli sono altri dei personaggi dell'universo di Beatrix Potter: i piccoli sono birbanti, a tratti un po' delinquentelli, ma si tratta comunque dei primi topi in abito da uomini che abbiamo. Un altro topo celebre è Samuel Whiskers, che vive in città, ed aiuta un sarto a creare dei vestiti per le grandi occasioni.giovedì 11 settembre 2008
1 MESE DOPO...
La mia vita è stata completamente stravolta e inondata di una felicità che non credevo possibile. Certo, i ritmi sono ancora da assestare, io devo ancora imparare un sacco di cose, tra cui ad interagire sempre di più con il mio cucciolo. Ogni tanto lo guardo e gli dico “dai una mano alla mamma, dobbiamo imparare a conoscerci io e te!”.
Le poppate si susseguono ancora senza una vera regolarità, ma la notte quasi sempre riesco a dormire e questo aiuta, anche se fino a qualche mese fa cinque ore mi sembravano un misero riposo.
Ovviamente ci sono mattinate in cui mi pare di non concludere niente e mi è capitato di aprire la porta al postino in mutande. Ci sono anche sere che mi faccio il mio piantino liberatorio e consolatore, ma poi guardo Alessandro in quei suoi occhioni buoni, di un colore ancora indefinito e la vita torna ad essere una cosa meravigliosa.
Il cucciolo ha rivelato in pieno la sua indole da leoncino e anche un po’ da dittatore: odia essere vestito, pertanto nonostante un armadio zeppo di vestitini deliziosi, regalo di zia e nonne, continua ad andare in giro in canottiera o in body da vogatore… chissà, forse essendo nato a Venezia, vuole fare il gondoliere! Tra una poppata e l’altra vorrebbe stare sempre in braccio o a spasso con la carrozzina: se provo a metterlo nella sdraietta, urla e diventa rosso come se lo stessi legando con la camicia di forza di Houdini. Risultato: ho la schiena a pezzi e a furia di macinare chilometri, sono già tornata in quasi tutti i miei vestiti e mi verranno due polpacci stile Roberto Baggio!
Ogni tanto mi chiedo quanto durerà questo periodo di rodaggio e mi prende un po’ l’ansia, ma penso che questo è un momento irripetibile della vita della mia famiglia e torno a godermelo in pieno.
Giorgio continua ad essere un papà esemplare: mi può sostituire in tutto tranne che nel nutrire il piccolo tiranno, anzi, su certe cose è più attento e apprensivo di me!
Sabato scorso i miei uomini mi hanno concesso due ore di libertà: mentre loro ascoltavano i Pink Floyd a tutto volume e poi andavano a spasso, io mi sono concessa il lusso di andare dalla parrucchiera. È incredibile come, con un bambino di un mese, valuti preziosissimi quegli spazi tutti per te che prima davi per scontati!
Ora il mio mezzo metro di tirannia sta già cominciando ad agitarsi: la giornata è stata lunga e prima del bagnetto rilassante il lupetto famelico sta reclamando un rabbocchino di latte!
sabato 23 agosto 2008
LA NASCITA DI ALESSANDRO
Eccomi qui, in uno dei rari momenti di tregua tra poppate, cambio pannolini e ninne nanne.Non che mi possa lamentare, dal momento che il mio cucciolo ha da subito rivelato la sua indole pacifica e ha capito che di notte si dorme e di giorno si fa vita sociale. Fin dalla seconda notte ho potuto tirare cinque ore filate di sonno!
La vita da neo-mamma è una cosa stupenda, soprattutto se si ha la fortuna di condividere ogni scoperta, ogni piccolo gesto che entra a far parte del quotidiano, con un meraviglioso neo-papà, che affronta con entusiasmo ogni nuova sfida, dal cambio pannolino al momento del ruttino.
Anche per ringraziare quanti hanno lasciato un saluto di benvenuto o un augurio nel post precedente, ma soprattutto negli scorsi 9 mesi, devo spendere qualche parola per raccontare il percorso che ha portato alla nascita della mia stellina, questo cucciolo che ora, mentre scrivo, è vicino a me nella sua culletta con gli occhioni spalancati che sembrano chiedermi cosa ho da fare tanto rumore su questi tasti. Devo sbrigarmi, prima che mi richiami all'ordine e pretenda la sua razione pre-nanna di latte!
Tutto è cominciato lunedì 11 agosto, con ben 9 giorni di ritardo sulla data presunta per il parto.
Sono andata a fare il monitoraggio di controllo e mi è stato detto che il martedì mattina mi avrebbero ricoverata per indurre il parto.
Tanto per far capire che ci teneva a dire la sua, il bambino ha cominciato a dare avvisaglie la notte intorno alle 2 del mattino, quindi niente ricovero, ma gita in pronto soccorso, dove mi hanno trasferita in reparto, dicendomi che ero in pre-travaglio e le cose sarebbero andate per le lunghe, ma il parto era aperto.
La giornata di martedì è stato un lento trascinarsi di contrazioni regolari, ma non ancora sufficienti ad indurre il teppistello a cominciare la discesa verso il mondo esterno. Martedì notte volevo morire, più che altro per il sonno dopo due notti in bianco solo con brevi sonnellini tra una contrazione e l’altra!
Mercoledì mattina ero disposta anche ad un cesareo purché Alessandro venisse fuori, ma all’Ospedale dell'Angelo di Mestre sono stati bravissimi: non mi hanno nemmeno stimolata con il gel o l’ossitocina, perché si sono resi conto che il bambino era pronto a nascere, ma bisognava rispettare i tempi stabiliti dalla natura. Medici e ostetriche, ma soprattutto l’ostetrico che ha fatto nascere il mio bambino, Berardino, sono stati di un’umanità meravigliosa e mi hanno supportata e confortata anche quando mi veniva da piangere per la stanchezza.
Alle 10 del mattino mi hanno detto che se volevo partorire in acqua, quello era il momento di entrare in vasca. Ancora ringrazio Berardino per aver supportato questa mia idea sul parto in acqua, anzi, di avermi incoraggiata in questa scelta che, per me, era solo una delle tante idee che avevo in merito al parto, non sapendo bene cosa aspettarmi.
Nella vasca mi sono sentita subito meglio e le contrazioni sono diventate più forti, ma la respirazione regolare, il tepore, la sicurezza di essere ben assistita soprattutto la costante presenza di mio marito che mi ha aiutata in ogni fase, faticando non poco a sorreggermi e massaggiarmi la schiena, sono stati gli elementi che mi hanno dato la forza di spingere fuori la bella testina di Alessandro in meno di 2 ore.
Quando mi sono resa conto che il bimbo era fuori, me lo sono immediatamente trovato appoggiato sulla pancia, con ancora il cordone ombelicale che pulsava e lui con gli occhi aperti, guardava spaesato in direzione del mio seno.
Non si riesce a descrivere cosa si prova in quel momento, quando per la prima volta guardi tuo figlio negli occhi. È un momento che rimarrà solo nostro, mio e di Alessandro, per sempre.
Tralascio la descrizione della routine post-parto, dico solo che ero talmente sfinita, ma anche esaltata che non mi sono resa conto dei punti e della debolezza finché non sono tornata in camera e mi sono addormentata come un sasso con il mio bambino vicino. Al risveglio il fenomeno si è subito attaccato alla tetta come un vero leoncino famelico e lì mi sono venuti i lucciconi: non mi capacitavo di avere finalmente in braccio una simile meraviglia… E non prendete in giro il mio orgoglio di mamma!
Siamo tornati a casa sabato mattina dopo una degenza di soli 3 giorni. La pediatra e le infermiere del nido che non finirò mai di ringraziare per quanto sono state disponibili, notte e giorno, ci hanno rassicurati sul fatto che tutto andava bene, anche il calo di peso fisiologico è stato perfettamente nei parametri previsti.
Si parla tanto di favorire il rapporto madre-bambino anche grazie all’allattamento al seno e devo dire che essere supportati fin dal primissimo istante, come è successo a me, è fondamentale, tanto che al momento di uscire dal reparto mi è presa un po’ di insicurezza.
Ma poi sono scesa dalle scale mobili con il mio fagottino in braccio e ho raggiunto Giorgio nel parcheggio che finiva di montare il seggiolino per l’auto e lì ho capito che la vera avventura stava iniziando in quel momento.
Un grazie infinito dal profondo del cuore a: Viviana, Barbara, Lucia, Berardino, tutte le infermiere e le ostetriche, nonché i medici del reparto di maternità dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, per aver contribuito a rendere la nascita di Alessandro Carlo un’emozione bellissima e dolcissima.


