La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!
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martedì 20 novembre 2007

LUCI D'ARTISTA A TORINO



Di ritorno da un week end torinese, dove sono stata messa all'ingrasso dalla nonna e dalla mamma (ho il dubbio che mi vogliano cucinare a Natale!), volevo rendervi partecipi delle emozioni che si possono respirare passeggiano per le vie del centro di questa bellissima città, che è un vero salotto ai piedi delle Alpi.
Anche quest'anno, nel periodo compreso tra il 5 novembre ed il 15 gennaio, le vie di Torino e, soprattutto quelle del centro, sono illuminate dalle ormai famose "Luci d'Artista".
Osservando le vie e le piazze illuminate da queste opere di luce, si può vivere un'esperienza magica, che ha del surreale e ci avvicina ai contenuti dell'arte contemporanea.
Luci d’Artista illumina la città con un ventaglio di fantasie e colori che per il decimo anno consecutivo mettono Torino al centro dell'attenzione internazionale. Questa mostra d'arte contemporanea open space che dà luce alle vie e alle piazze con suggestive installazioni di forte impatto visivo, contribuisce a diffondere nel mondo un'immagine inedita e innovativa della città sabauda.

La Mole Antonelliana illuminata con l'opra di Merz

Capace di rinnovarsi attraverso la ricollocazione di installazioni già conosciute in luoghi nuovi, la manifestazione si arricchisce inoltre, di anno in anno, di opere inedite.
Lascio questa breve mappa delle opere per chi volesse circumnavigare il centro cittadino, sfidando il gelo (tanto ci si può sempre riscaldare con un bicerin!), vivendo così un'esperienza museale fuori dai soliti schemi.
Protagoniste della X edizione sono le opere di Mario Airò con Cosmometrie in piazza Castello; Enrica Borghi con Palle di Neve in via Roma; Daniel Buren con Tappeto Volante in piazza Palazzo di Città; Francesco Casorati con Volo su... in via Garibaldi; Nicola De Maria con Regno dei Fiori... in piazza Vittorio; Richi Ferrer con Lucedotto in corso Lecce angolo corso Regina Margherita; Carmelo Giammello con Planetario in via Cernaia e via Pietro Micca; Jeppe Hein con Illuminate Benches in piazza Carignano; Rebecca Horn con Piccoli Spiriti Blu al Monte dei Cappuccini; Joseph Kosuth con Doppio Passaggio ai Murazzi; Luigi Mainolfi con Luì in via Lagrange; Mario Merz con Il volo dei numeri alla Mole Antonelliana; Mario Molinari con Concerto di parole ai Giardini Reali; Mimmo Paladino con Schegge di luce alla Palazzina Fiat di corso Agnelli; Domenico Luca Pannoli con L'amore non fa rumore in via Verdi; Michelangelo Pistoletto con Amare le differenze a Porta Palazzo; Jan Vercruysse con Fontane Luminose in piazzetta Reale e Gilberto Zorio con Luce, fontana, ruota ad Italia '61.

Il Monte dei Cappuccini illuminato da tanti spiritelli blu: un'immagine perfetta per chi crede nella Torino magica...

lunedì 1 ottobre 2007

DERBY DELLA MOLE. LA JUVE PRENDE IL TORO PER LE CORNA

Dopo quattro anni si torna ad assaporare il derby sotto la Mole. La Juventus ritrova il Torino nel posticipo serale della sesta giornata d’andata. Una sfida che oltre al fascino, assume una grande importanza anche per la classifica. Il successo dell’Inter a Roma e le sconfitte di Palermo e Napoli, potrebbero lanciare i bianconeri soli al secondo posto, ad un solo punto dai nerazzurri e davanti alla Fiorentina.
Il ritorno al derby ha un gusto è estremamente amaro per i tifosi granata: dopo una partita giocata alla pari con i bianconeri, il Toro subisce la rete della sconfitta: una volée da centro area di Trezeguet (goal n.102 in serie A, n.147 con la maglia bianconera). Una prodezza al 48’ della ripresa che ha mandato in visibilio la curva Scirea e che ha portato tre punti d’oro per proseguire la rincorsa all’Inter capolista. Proprio a sette giorni dalla difficile sfida in casa della Fiorentina.
E’ una gioia da tre punti. Un gioia attesa quattro anni. L’astinenza dei granata dura ancora: dal 1995 la Juventus non perde una sfida sotto la Mole.

JUVE, STORIA DI UN GRANDE AMORE
BIANCO CHE ABBRACCIA IL NERO
CORO CHE SI ALZA DAVVERO, PER TE

martedì 25 settembre 2007

22 settembre 2007. IL MATRIMONIO DI PAOLETTA&ALESSIO

Eccomi di ritorno da una settimana quanto mai torinese.
Sono partita martedì e già mercoledì mattina mi sono immersa nei ricordi dei bei tempi che furono accompagnando mia sorella all'università. Colazione al bar Verdi (rigorosamente marocchino e pastina mignon, che come piacciono a me le mangio solo a Torino!) e poi, tanto per non perdere l'abitudine, un bel tuffo nella coda chilometrica della segreteria di facoltà, tanto per vedere se dopo due anni c'era il mio attestato originale di laurea. Ovviamente c'erano tutte le sessioni degli anni passati, tranne quella autunnale del 2005. Quindi, vista sfumare la possibilità di tornarmene a casa trionfante con il mio papiro, me ne sono andata a spasso per via Po' (ho fatto un'altra tappa al bar, questa volta bicerin da Fiorio, anche se la temperatura faceva più propendere per una granita!), piazza Castello, via Roma e piazzetta Paleocapa (ho preso il gelato da Grom). Quindi, appesantita di due chili, me ne sono tornata a casa. Al pomeriggio dovevo ritirare il regalo per Paola che si è sposata sabato (ovviamente anche per queste cose io mi riduco all'ultimo momento!). Ho optato per uno specchio d'artista, realizzato dal mio prof. del liceo. Nel laboratorio di Luciano Cappellari, ho incontrato la mia prof. di storia dell'arte. E via a svuotare sacchi di ricordi davanti ad un bicchiere di aranciata.
Giovedì mattina: giretto al mercato della Crocetta. Ma quanto sono belli gli alberi di Torino quando c'è il sole! Ho comprato i torcetti e ho mangiato le paste alla torrefazione di corso Galileo Ferraris. Poi pranzo dalla nonna: tajarin, valdostana, bunet e per merenda, casomai avessi ancora fame, la crema caramellata. Il palato ringrazia, lo stomaco un po' meno.
Al pomeriggio sono andata con il nonno nel suo orticello, vicino al parco della Pellerina. Quanti ricordi! Qui quando ero piccola ne ho combinate veramente di degne di una teppista in erba e credo che parte dei capelli bianchi di mio nonno siano una causa di quei pomeriggi pasati a fare danni e procurarmi contusioni.
Venerdì mattina mi accorgo che non so che acconciatura farmi per il matrimonio (crisi di panico immotivata, dal momento che ho i capelli corti!). Mia mamma, impietosita, mi prenota una piega dal suo parrucchiere, ma io voglio un look decisamente anni '60. Così mia sorella mi accompagna in quel salottino che è il mercato di piazza Benefica, dove compro un cerchietto intonato al vestito decisamente stile Barbarella. Comprerei il mondo, io, in quel mercato! sembra di stare a Parigi, tra le bancarelle dei fiori, dei bijoux, delle borse e delle scarpe. E poi c'è Antonello, che in uno spazio minuscolo riesce a concentrare una tale quantità di vestitini stupendi!
Alla sera è passata a consigliarmi sulla mise da matrimonio la mia amica Maria, appena arrivata dalla Francia. Con i suoi consigli non ho corso il rischio di sembrare né Alice nel paese delle meraviglie, né Biancaneve. Considerando i miei gusti che spesso propendono al kitsch, è già molto.
Sabato mattina ore 11.00...finalmente Paoletta si sposa!
Arriviamo in anticipo, mio marito è in astinenza da caffeina, perciò cattivissimo e quasi mi fa perdere l'ingresso in chiesa della sposa. Io devo leggere, perciò sono tutta sudata. Le scarpe mi fanno già un male indicibile.
Ma poi la sposa arriva: bella come il sole, elegante come una principessa e con un abito che a lei sta d'incanto (a lei perché la natura l'ha fornita di curve!). Io mi commuovo e mi sbava il trucco: piango sempre ai matrimoni, poi, se penso che Paola ha partecipato attivamente all'organizzazione delle mie nozze e con lei ho condiviso gli anni dell'università, le mattinate al Pekoe a giocare a biliardo, il panico degli esami e le sbronze in Drogheria, mi viene il groppo in gola, perché penso che adesso siamo diventate grandi.
Vado a leggere il salmo; come da consuetudine, mio marito ha apportato una correzione alle Sacre Scritture: non l'ulivo, bensì l'olivo. Che Prodi non venga evocato in sua presenza!
Fine della cerimonia, lancio del riso (ma perché io ne avevo anche nelle scarpe?!) e ricerca della strada per il ristorante.
Io al Jet Hotel di Caselle ho lavorato per quasi tre settimane. Ovviamente ci perdiamo e la colpa è del mio fallimento totale come navigatore!
Finalmente si arriva sotto un sole che ti fa solo sperare di appropriarti di un gazebo e di una sedia per gustarti gli aperitivi. E vai di vino bianco. I piedi fanno sempre più male.
Alle 15.00 ci si siede a tavola. Prevedo un tourbillon di portate stile tacchini all'ingrasso. E invece no. Il pranzo scorre con ritmi più che decenti, la qualità è ottima. E vai di vino rosso.
Riporto il Menu:

Calamaro farcito di scampi
Rolla di branzino, salmone ed astice
Vitello tonnato con capperi di Salina
Terrina di coniglio all'aceto balsamico
Sformato di verdure e funghi porcini in crema di formaggio

Risotto al barolo
Agnolottini alla piemontese

Petto di faraona alla senape in grani
Sottopaletta brasata al vino vecchio

Torta nuziale
Sorbetto alla mela verde e calvados

Caffè (grazie, cari!)

Vini:
Bianco di Custoza 2006 Lamberti
Dolcetto di diano d'Alba Terre del Barolo
Moscato naturale

L'orchestra suona il valzer della Traviata: Libiam ne' lieti calici. Io, non tanto lucida, bisogna dirlo, insieme ad un amico dell'università, ripropongo il duetto di Alfredo e Violetta. Maria Callas si rivolta nella tomba.
Bevo mezzo litro d'acqua per allungare il dolcetto; appena in tempo perché la sposa chiama a raduno le amiche e dedica Dieci ragazze per me ad un interdetto Alessio. Bisogna dirlo: come cantanti facciamo un po' pena, ma ci siamo divertite.
Il tutto finisce intorno alle 18.00. Gli sposi devono partire, perché il giorno dopo si imbarcheranno per la crociera.

Arrivata a casa la mia mamma ha avuto il coraggio di dirmi: "ti preparo qualcosa da mangiare?". Non ho risposto, ero già nel dormiveglia accartocciata sul divano.

lunedì 9 luglio 2007

WELCOME 500!!!

Mercoledì 4 luglio è rinato un mito.
La nuova 500, ultima nata di casa Fiat ha fatto il suo ingresso su un palco sfavillante di luci montato appositamente sul Po, di fronte ai Murazzi torinesi, di fronte ad una folla festante di oltre diecimila persone che avevano assistito ad uno spettacolo di circa due ore, degno di una cerimonia olimpica.
Il caro cinquino, ideato dal genio dell'ingegnere Dante Giacosa, ha fatto la sua prima apparizione con il nome di Nuova 500, per distinguerla dalla Topolino, il 4 luglio 1957. Cinquant'anni dopo, il cuore degli italiani (permettetemi di dire dei torinesi in particolare!) palpita ancora per la piccolina di casa Fiat, simbolo di un' epoca ed oggetto di costume.
Per chi ha contribuito a questo show grandioso, con notti insonni, cibo di fortuna, telefoni impazziti quattordici ore al giorno, il momento in cui la bimbetta ha afferrato il microfono per annunciare "Welcome 500!" è stato un momento di pura emozione...il cuore batteva forte, quasi tutti noi ragazzi della 500, come ci chiamavano nei corridoi del Lingotto, ci trovassimo sul palco insieme alla Bambina che faceva la sua apparizione tra fuochi d'artificio ed uno scroscio di applausi.
Il programma della serata è stato quanto mai ricco e variegato: il comune di Torino si è davvero impegnato per fare le cose in grande!Ecco come si è svolta l'intera Giornata della 500:

Dalle 9.30 in Piazza Castello: grande festa per i bambini

Dalle 11 in Piazza Vittorio Veneto: sistemazione 800 vetture 500 storiche

Ore 18.00 in Piazza Vittorio Veneto: annullo filatelico del francobollo celebrativo. Borgo Dora: mercatino dell’antiquariato e del modernariato (ingresso libero)

Ore 19.00 in Piazza San Carlo: aperitivo “Cin Cin Cinquecento”. Borgo Dora: ballo al palchetto, attori e attrici faranno rivivere scene dell’epoca

Ore 19.00 – 20.30 al Quadrilatero Romano: aperitivi e cene tematiche

Ore 19.00 – 24.00 a Borgo Dora: “Il Teatro del Gusto”, le cinque Osterie di Slow Food interpretano la 500

Ore 21.00 – 21.30 in Piazza Castello: concerto Orchestra Ritmi Moderni (Arturo Piazza)

Ore 21.00 – 02.00 in Via Garibaldi: bancarelle dei sigari Toscani, del Barolo Chinato e del cioccolato di Gobino

Dalle 21.30 in Piazza Castello: “500 colpi di spazzola sotto le stelle”, i giovani stilisti dell’acconciatura interpretano la 500

Ore 22.45 – 23.45 Show “Welcome 500” ai Murazzi. Show in diretta su maxi schermi (piazza Vittorio Veneto, piazza Castello, piazza San Carlo, piazza Emanuele Filiberto). Diretta TV su Canale 5.

Ore 23.00 in Piazza Castello: Ugo Alciati interpreta il “gusto” della 500

Ore 24.00 – 02.00 Notte Bianca 500: negozi e gallerie d’arte aperti. Murazzi: dj set. Piazza San Carlo: “Brindisi di Mezzanotte” con Asti Spumante; arrivo della Band 500 a bordo di 500 storiche. Piazza Castello: spaghettata di Mezzanotte di Guido di Pollenzo offerta da Eataly, giochi, intrattenimenti e musica jazz. Borgo Dora: “Il risotto del Pinocchio”, riso di Saiagricola Cascina Veneria. Quadrilatero Romano: dj set, jazz dai balconi.

Alcune righe vanno spese per lo spettacolo dei Murazzi.Premetto che io sono arrivata in Piazza Vittorio semidistrutta e a digiuno, con alle spalle meno di otto ore di sonno negli ultimi tre giorni...ma com'è che si dice? The show must go on! O meglio, il lavoro non è ancora finito! Ho acquistato acqua e piadine per dissetare i colleghi rimasti al parcheggio delle navette degli ospiti e mi sono incamminata lungo Corso Cairoli, interamente transennato e brulicante di poliziotti e uomini del servizio di sicurezza. Complice il mio caro pass "organizzazione" ho potuto muovermi semi-indisturbata. Sfamati gli affamati, finalmente ho potuto godermi anch'io lo spettacolo, peccato che a questo punto nelle tribune non si entrava più e mi sono dovuta accontentare di un posto di fortuna contro un parapetto, dove comunque si vedeva bene.La prima parte l'ho vista meglio nelle prove, ma le scenette di vita degli anni Sessanta condite dalle musiche dei film di Fellini hanno raccolto un grande successo. Credo che gran parte dei presenti siano tornati un po' bambini nel vedere la donnina che spingeva il carretto dei gelati, o i paparazzi che inseguivano un'Anita Ekberg in rosso con una crinolina alta due metri.
All'improvviso cambio immagine: dal cielo, appesa alla gru più alta d'Europa, scende il telaio della nuova auto in gran parte composto da acrobati sorprendentemente agili nel formare con i propri corpi una carrozzeria...come a dire, la Nuova 500 siamo tutti noi!
Poi il concerto di Lauryn Hill la star della serata. Bella voce, peccato non abbia cantato Killing me softly...
Spettacolare nella sua originalità l'esibizione degli artisti israeliani con i loro degeridooo, accompagnati da un battere di pinne (pinne vere, da sub!) coloratissime.
Infine grande chiusura con lo spettacolo pirotecnico, quasi mezz'ora ininterrotta di fuochi grandi, colorati, stupendi! Ed ecco lei, la Bambina che fa la sua comparsa sul palco, non una, ma tante 500 candide che si pavoneggiano davanti alle tribune stracolme di vip, ma anche di gente che ha lavorato a questa rinascita.
Le luci si spengono, la 500 sorvola il palco, come se salutasse vezzosa gli spettatori...non c'è dubbio, ha conquistato ancora una volta il cuore degli italiani...BENVENUTA 500!!!



Per saperne di più sull'auto, sulle migliaia di combinazioni possibili, consiglio di visitare http://www.fiat500.com/
è un sito davvero carino, innovativo e geniale come la mitica 500!

lunedì 25 giugno 2007

IL CIRCO INVISIBILE

Venerdì sera, sera d'estate. Passeggiata alle porte di Torino in un complesso ambientale-architettonico dal fascino straordinario. I vasti Giardini, l'imponente Reggia barocca, l'immenso Parco de La Mandria e il suggestivo Borgo Antico sono monumenti alla magnificenza ed alla bellezza che hanno appena ritrovato il loro antico splendore, grazie ad un complesso restauro durato più di dieci anni.
In una cornice che non si dimentica, si alterneranno spettacoli, eventi, concerti e mostre d'eccezione.
E' difficile definire uno spettacolo come quello ideato e messo in scena da Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin, con la collaborazione della Fondazione Teatro Regio di Torino.
Per quasi due ore si susseguono senza interruzione trucchi, battute, gag, acrobazie… ma se si dovesse riassumere in breve ciò che Le Cirque Invisible rappresenta, probabilmente la parola esatta per farlo sarebbe "magia".
Lei è la figlia del grande Charlot e lui è suo marito. Victoria Chaplin e Jean Baptiste Thierrée sanno far sognare senza bisogno attrazioni esotiche, solo con la magia.
Lui diverte con i suoi modi di vecchio fanciullo, istrionico e fracassone, proponendo la più esilarante parodia dei tradizionali spettacoli di prestigio; lei, ammantata dall’aura che comporta essere figlia di una delle più celebrate icone della storia del cinema, appare invece come un essere evanescente. Silenziosa, con il suo sguardo stupito, gli occhi spalancati di bambina un po' impaurita, i vestiti pronti a trasformarsi in pochi attimi in un fantastico zoo immaginario. Bisogna dimenticarsi di essere adulti, quando si guarda il Cirque Invisible. Tutto si svolge in un fluire apparentemente privo di ogni fatica, naturale e spontaneo, dove i due artisti sono allo stesso tempo i fantasisti, gli illusionisti, i funamboli, i prestigiatori, i clown, i musicisti di questo volo della fantasia.
In uno scenario surreale, quasi privo di strutture di scena, si assiste alla pratica dimostrazione di come l'incantesimo del teatro possa trasformare la realtà delle cose.

martedì 19 giugno 2007

ARTURO BRACHETTI AL CIRCOLO AMICI DELLA MAGIA DI TORINO

Ieri sera serata magico-letteraria: vado a sentire la presentazione del libro "Fregoli raccontato da Fregoli" a cura di Arturo Brachetti, che per l'occasione fa ritorno nella sede storica del Circolo Amici della Magia.
Il grande attore-trasformista, ha parlato della storia e dei segreti della sua arte e d ha presentato l’autobiografia di Leopoldo Fregoli, stella di prima grandezza dello spettacolo italiano durante la belle époque, attore, mago e trasformista, creativo inventore di un genere incredibile e affascinante.
I temi trattati sono stati tanti, ecco un sunto rapido degli argomenti di cui Arturo Brachetti ha parlato per quasi due ore, con una capacita di tenere il palco impressionante ed una verve travolgente nel destare l'attenzione di un pubblico curioso:

- Il costume e la maschera
- I primi trasformisti
- Fra Ottocento e Novecento
- Fino ai giorni nostri
- Trasformisti nel mondo
- Trasformismo e televisione
- I segreti del trasformismo
- Tecniche svelate
- Le metamorfosi
- La caratterizzazione
- Il grande Leopoldo Fregoli.

A seguire si è parlato del libro, ovvero il romanzo della vita di Leopoldo Fregoli, un testo pubblicato la prima volta nel 1936 ed oggi riprodotto in versione integrale, è lo specchio dell’epoca in cui è stato scritto, documenta una carriera artistica folgorante e originalissima.Il libro esce in occasione del 140° anniversario della nascita di Leopoldo Fregoli, il “mago del trasformismo”. E vuole essere un tributo all’artista che ha creato un genere, per ricordarlo e riscoprirlo. Oggi il trasformismo è nuovamente in auge grazie al talento di Arturo Brachetti, che sta affascinando le platee del mondo intero. Chi meglio di lui poteva presentare l’autobiografia dell’eclettico fantasista romano? Brachetti ci parla della storia di questa arte teatrale e dei suoi segreti. E la sua presentazione diviene così un libro nel libro.

Guardate http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200703articoli/19890girata.asp se volete saperne di più su Leopoldo Fregoli!

martedì 13 marzo 2007

GIORNATA TORINESE

Un paio di settimane fa sono stata a Torino qualche giorno.
L'occasione è stata la laurea di mia sorella (che tra l'altro è stata un successo). Come al solito, al ritorno, la nostalgia per la mia città, per le mie abitudini, che ogni volta che torno restano invariate, si è fatta sentire parecchio.
Perché Torino è una città unica. Sarà anche che per me e sempre un po' tornare a casa, ma non posso fare ameno, troppo a lungo, della sua bellezza un po' decadente, come quella di una vecchia signora dell'Ottocento.
Tante sono le cose che rendono la mia città speciale, ma alcune sono fondamentali: il cielo, innanzitutto. Quel cielo che nelle giornate limpide è una splendida corona azzurra, permeata dal profumo della neve e dei prati della val di Susa e frastagliata dal profilo delle Alpi. Poi, la collina: i bei declivi al di la del Po, sovrastati dal candido profilo delle colonne di Superga, cesellati dallo splendore di ville in stile liberty, che hanno ispirato artisti di tante epoche e, al fondo, la Gran Madre che, maestosa, raccorda l'oltrepo con piazza Vittorio.
Ma un posto d'onore lo merita il centro cittadino, il cosiddetto salotto buono di Torino. Mi si apre il cuore a camminare sotto i portici respirando il profumo di cioccolata che esce dai caffè e dalle pasticcerie, che nei secoli sono rimaste identiche e che su di me ha lo stesso effetto delle madleine di proustiana memoria. E poi, ancora, la Mole, con il suo profilo eclettico che domina la città; la zona universitaria, così ricca di ricordi per tante generazioni (persino passare davanti a quel "mostro" di Palazzo Nuovo, mi provoca un'emozione!). Per me, in particolare, i luoghi della memoria, sono il bar Pekoe, quello con il biliardo (causa di tante lezioni di letteratura latina perse!) e la libreria Genesi, con Oscar,simpatico bastardino bianco e nero che ti accoglie sulla porta. Dopo l'immersione nei ricordi studenteschi, si prosegue per piazza Castello, con il Palazzo Reale e Palazzo Madama, che se si ha tempo di visitare, è come fare un viaggio a ritroso nei secoli; un omaggio a piazza San Carlo meta di juventini in festa, che mi auguro torni presto sede di feste bianconere e poi, d'obbligo, un tour per i tanti parchi cittadini, primo tra tutti il Parco del Valentino con il Castello e il borgo medievale, a cui sono legati i ricordi degli anni del liceo, quando era scoppiata la mania dei pattini a rotelle e dello skateboard e con Silvia ci siamo divertite a distruggerci le ginocchia sui sentieri.
E infine, vogliamo mettere un bel giro di negozi tra via Po, via Roma e via Garibaldi, fino in Piazza Statuto, con tappa al Quadrilatero per una fetta di torta e un tè nella graziosa tisaneria di via delle Orfane?
Insomma, ci sarebbe da scrivere un libro, ma credo che la più bella testimonianza su Torino l'abbia scritta Culicchia con Torino è casa mia, che raccoglie davvero tutti i luoghi del cuore di chi è nato e cresciuto in questa piccola Parigi dal fascino antico, ma, in certe sue espressioni, modernissimo.
Poi sono tornata a casa mia, ma è più forte di me: io mi sento veramente a casa quelle mattine che devo fare una corsa assurda per prendere il 13, storico tram che ha scarrozzato generazioni di studenti, che attraversa tutto il centro e che passa ogni morte di Papa; sono a casa quando mi sveglio e dalla finestra, lontano, alla fine di tutto il groviglio di tetti di condomini e palazzoni, scorgo il profilo del Monviso. Casa è prendere un gelato da Fiorio, o da Pepino, e sedersi a gustarlo sulle panchine di piazza Carignano, dove pare che Nietsche abbia abbracciato un cavallo, manifestano i primi segni della sua follia e intanto osservare Palazzo Carignano e pensare che li ha preso forma il primo parlamento italiano, che probabilmente sull'acciottolato dove ho lasciato decine di tacchi, passeggiava anche Cavour.
Essere a casa vuol dire, alla sera, buttarsi in quel carosello di auto che è la zona dietro piazza Statuto, per trovare un parcheggio e poi perdersi per le viuzze del Quadrilatero, l'antico tracciato romano, oggi zona cool e piena di localini alla moda o presunti tali. Oppure, perché no, andare in via Santa Chiara, entrare in un portone un po' oscuro, scendere le scalette del cortile ed entrare nella "scatola magica", ovvero nella sede storica del circolo Amici della Magia, fucina di grandi artisti, che hanno fatto della prestigiazione un'arte delicata e senza tempo.
Ecco, lo sfogo sentimentalista è finito...non mi resta che aspettare la prossima occasione per una full immersion torinese!