La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!
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martedì 9 febbraio 2010

DOLCI DI CARNEVALE: FRITTELLE VENEZIANE

Ora, cosa fa una mamma-casalinga disperata in un pomeriggio gelido, mentre il bandito raffreddato russa nel lettone che non lo tirano giù nemmeno le scampanate festose che annunciano che in paese è nato un bimbo?? Ovvio: la povera donna esausta dalle faccende domestiche lasciate in arretrato, ignora la pila di panni lavati in attesa di essere stirati o perlomeno piegati e riposti in armadio, viene colta da un raptus culinario e dicide di fare una sorpresa per merenda al baby bandito. Armata di pignatte e friggitrice, indossa un grembiule tirolese che la fa assomigliare a Heidi e si mette a spulciare tra le ricette dei dolci carnevaleschi, solitamente, fritti, caloricissimi e dolcissimi. Poi la mamma-casalinga disperata, si ricorda di un passato che fu, in cui da brava studiosa indagava sull'origine di usanze e costumi e pensa bene di accantonare il ricettario veenziano su cui si è soffermata e di dare una sbirciatina ai vari libri che fanno capolino dalla libreria e che narrano la gloria e le tradizioni della Serenissima Repubblica di San Marco.


Se vi trovate a Venezia nel periodo di Carnevale non potrete esimervi dall’assaggiare quello che per secoli è stato considerato il dolce nazionale della Repubblica Serenissima, la frittella o fritola che si gustava, e si gusta tuttora, non solo a Venezia, ma in tutto il territorio veneto friulano, fin quasi alle porte di Milano. La frittella veniva prodotta esclusivamente dai “fritoleri” che, quasi a sottolineare questa loro ufficialità, nel '600 si costituirono in un associazione che era composta da settanta di loro, ognuno con una propria area dove poter esercitare in esclusiva l'attività commerciale e con la garanzia che a loro potevano succedere solo i figli. Questa corporazione rimase attiva fino alla caduta della Repubblica lagunare, anche se l'arte dei "fritoleri" scomparve definitivamente dalle calli veneziane solo alla fine dell'ottocento. Gli storici raccontano che i fritoleri fossero soliti impastare le frittelle, fatte con uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli, su grandi tavoli di legno. Poi le friggevano con olio, grasso di maiale o burro, in enormi padelle sostenute da tripodi. Una volta pronte venivano cosparse di zucchero e sistemate su grandi piatti decorati, al loro fianco, su altri piatti, erano esposti in bella vista gli ingredienti allo scopo di sottolineare la genuinità del prodotto. Anche se l'autentica frittella rimane comunque quella veneziana, in tutto il Veneto si diffusero ricette locali,che prevedono frittelle confezionate con frutta immersa nella pastella o con fiori o con ortaggi, in certi casi perfino con erbe spontanee di prato e di monte e ancora con il riso e la polenta. Ma l'influenza della "fritola" contagiò anche altre culture, tanto che troviamo perfino una frittola ebraica, che gli Ebrei veneziani preparano ancor oggi in occasione della Festa del Purim.

RICETTA:

Ingredienti (per 6 persone): 400 g di farina, 100 g di uvetta sultanina, 1 cucchiaio di zucchero, 2 uova; circa 1 bicchiere di latte, 1 bicchierino di rhum, 30 g di lievito di birra, sale, olio di arachide per friggere e zucchero a velo per le frittelle.
Preparazione: Sciacquate l'uvetta e fatela ammollare in acqua tiepida. Sbriciolate il lievito in una tazza e diluitelo con 3 cucchiai di acqua tiepida. Setacciate la farina in una ciotola e mescolatela con lo zucchero e un pizzico di sale. Disponetela a fontana e incorporatevi le uova, il rhum e il lievito diluito. Mescolate gli ingredienti, aggiungendo tanto latte, appena tiepido, quanto ne serve per avere una pastella densa, quindi scolate l'uvetta e asciugatela. Coprite la ciotola con un coperchio e mettete il composto a lievitare in un luogo tiepido fino a quando il suo volume non sarà raddoppiato. Mettete sul fuoco una padella con olio molto abbondante in modo che le frittelle vi galleggino dentro, e quando sarà ben caldo, versatevi l'impasto a cucchiaiate. Quando avranno assunto un colore piuttosto scuro, toglietele dal fuoco, asciugate l'olio in eccesso e spolveratele con lo zucchero a velo.

P.S. Alessandro ne ha mangiate sette di fritole, io (tenetevi forte!)...DODICI!!! E non ho nemmeno più la scusa che sto allattando per dire che ho bisogno di calorie...Va beh: è inverno, fa freddo e come le marmotte immagazzino grasso che al disgelo provvederò a bruciare con lunghe passegiate i per campi in compagnia del bandito!

mercoledì 3 febbraio 2010

ASPETTANDO CARNEVALE 2: TI CONOSCO MASCHERINA!

Ed eccomi con un altro post carnevalesco. Non che il carnevale sia una festa che sento particolarmente: almeno fino a quando non mi sono trovata un teppistello di 18 mesi che saltella per casa nel tentativo di decapitarmi con la sciabola dei pirati (!), non avrei mai pensato di dedicarmi alla realizzazione di costumi e mascherine in vista della festa in machera a cui è stato invitato il piccolo bucaniere in erba. C'è un aspetto però che mi ha sempre incuriosita di questo periodo (e qui viene fuori la mia natura di storica paranoica e indagatrice!): le origini delle maschere, da sempre protagoniste nelle sfilate carnevalesche. In questo contesto, Venezia, la mia città adottiva, ha un posto d'onore, a partire dai tempi lontani della Commedia dell'Arte.
Allora, ho pensato di rinfrescare un po' la mia e la vostra memoria e di fare una piccola raccolta delle maschere tradizionali più celebri. Se qualcuno volesse segnalare qualche maschera tradizionale non menzionata, gliene sarò grata.

Arlecchino è un servo di Bergamo, lazzarone e truffaldino, in perenne litigio col suo padrone. Nonostante sia nato in provincia di Bergamo, il suo nome deriva dal medioevo francese: Harlequin, o Herlequin o Hellequin si chiamava un diavolo nei misteri popolari del sec. XI. Ha un carattere stravagante e scanzonato, ma furbo. Grande maestro delle burle è il più testardo di tutti i personaggi. Indossa un vestito di pezze colorate fermate da una cintura, pantaloni larghi e comodi, un cappellaccio sformato con pennacchio di coda di coniglio o una piuma e una maschera nera sugli occhi: la piuma è simbolo di fertilità e il coniglio è simbolo di furbizia. Alla cintura porta appeso il baòcio, il bastone per mescolare la polenta, che per lui funge da spada. Lo scaricatore di porto, il facchino, il ruffiano, il servitore buono, il semplicione che combina guai e che ha sempre fame: tutti questi ruoli ha Arlecchino. Deriva dalla figura dello Zanni, il buffone della prima Commedia dell’Arte, di cui mantiene il carattere schietto e la naturale propensione ai guai.

Balanzone anzi il dottor Balanzone, è nato a Bologna, e deve il suo nome alla balanza, cioè la bilancia, il simbolo della giustizia che regna nei tribunali.
Il Dottore infatti è solitamente rappresentato come un uomo di legge, che si intende di tutto ed esprime opinioni su ogni cosa. Caratterizzato da una certa verbosità, tende ad infarcire di citazioni latine e ragionamenti strampalati i suoi discorsi sulla filosofia, le scienze, la medicina, la legge e si esprime sempre con un fortissimo accento bolognese. Si veste con pantaloni e camicia nera, guarnita di un colletto bianco, in testa ha un cappello a larghe tese, nero. Alla cintura porta un pugnale o un fazzoletto, e sotto braccio un librone. E' la satira del laureato saccente e pedante. Non a caso viene da Bologna, città che nel Cinquecento è considerata capitale della cultura.


Brighella è un imbroglione, chiacchierone, insolente con i sottoposti ed insopportabilmente ossequioso con i padroni. Questo è il cuoco, il cameriere, il capo servitù Brighella da Bergamo.
E' l'antagonista di Arlecchino e primo Zanni della Commedia dal carattere scaltro e astuto. L'abito che Brighella si vanta di indossare è la livrea, simbolo dell'appartenenza al padrone: calzoni larghi e giacca bianchi listati di verde, un mantello bianco, anch’esso con due strisce verdi, un berretto a sbuffo e la mezza maschera sul viso. E' con questa uniforme che esercita il suo potere sui servitori semplici.

Capitan Spaventa arriva dalla Liguria. E' uno spadaccino coraggioso ma preferisce usare più la lingua che la spada, prendendo in giro gli ufficiali del suo tempo. Porta lunghi baffi e pizzo al mento, indossa un vestito a strisce arancioni e gialle, cappello a tesa larga con piume, stivali e spada lunghissima che tocca terra e fa uno spaventoso rumore.

Colombina la servetta veneziana, è la fidanzata di Arlecchino, anche se lui non pare deciso a sposarla. Il suo nome sembra derivare dalle interpretazioni dell’attrice Isabella Franchini, che vestiva i panni della fantesca con un paniere sotto braccio da cui si intravedevano due colombe. Colombina indossa una cuffietta, un corpetto verde stretto in vita, con una profonda scollatura ed ampie maniche a sbuffo, la gonna arricciata a righe e rialzata sul davanti da un nastro di raso rosso, un grembiule bianco e scarpine bianche a punta con nastro rosso. E’ di sicuro la più famosa fra le servette, giovane e arguta, dalla parola facile e maliziosa, abile a risolvere con destrezza le situazioni più intricate.

Gianduja è la maschera popolare di Torino. Dal suo nome deriva quello della cioccolata gianduia e del famoso cioccolatino "Gianduiotto". Il vero nome di Gianduja era Girolamo della Grigna. E’ un intenditore di vini doc e la sua vera passione sono le osterie. E’ un galantuomo allegro dotato di buon senso e coraggio che ama, oltre al buon vino, anche la buona tavola. Scaltro e arguto, ha un costume di panno color marrone, bordato di rosso, con un panciotto giallo e le calze rosse. Osservandolo attentamente, qualcuno azzarda una certa allusione antinapoleonica nel suo travestimento. Del resto la maschera è nata alla fine del '700, in pieno regime bonapartista.

Giacometta è il naturale complemento di Gianduja; coraggiosa e pratica come il marito, mette con generosità il proprio buon senso a disposizione di chi deve risolvere un problema spinoso. Il prototipo della maschera si avvicina a quello della servetta, maliziosa e dal carattere forte ma gentile. Il costume è caratterizzato da una gonna lunga e larga, di ispirazione agli indumenti folkloristici piemontesi alla quale accompagna una camicia con scialle ed un alo copricapo che le serra la chioma. I due personaggi videro la luce circa 300 anni fa ad Asti sotto forma di burattini, per poi divenire maschere del carnevale e personaggi di altri generi teatrali.

Meneghino (diminutivo di Domeneghin), inconfondibile con il suo cappello a tre punte e la parrucca con codino alla francese, vestito di una lunga giacca marrone, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche, ancora oggi è protagonista dei carnevali milanesi. Meneghino impersona un servitore rozzo ma di buon senso che, desideroso di mantenere la sua libertà, non fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. Generoso e sbrigativo, è abile nel deridere i difetti degli aristocratici. "Domenighin" era il soprannome del servo, che la domenica accompagnava le nobildonne milanesi a messa o a passeggio. Durante l'insurrezione delle Cinque Giornate di Milano nel 1848 fu scelto dai milanesi come simbolo di eroismo.

Pantalone Nasce nella laguna veneziana. E' un personaggio bonario e pieno di umanità, nonostante il suo continuo brontolare. E’ chiamato il Magnifico ed è un vecchio e ricco mercante che ha un grosso difetto: è estremamente avaro ed è solito preparare pranzi con un solo quarto di zecchino. Il nome Pantalone deriva da “Pianta Leone”, come venivano definiti coloro che, con la scusa di conquistare nuove terre per Venezia, si sbrigavano a piantare la bandiera di San Marco su ogni pezzo di terra che trovavano. Indossa uno zucchetto, giubba e calzamaglia rossi, con babbucce e mantello nero.

Pierrot. Larghi pantaloni di lucida seta bianca, lunga casacca guarnita di grossi bottoni neri, ampio colletto, papalina sul capo, volto pallido e un'espressione triste: questo è Pierrot, l’innamorato malinconico e dolce.
La pigrizia gli impedisce di muoversi come gli altri personaggi della Commedia; é sicuramente il più intelligente dei servi: svelto nel linguaggio, critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, anzi li esegue al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. E' furbo, ma sentimentale; l'unico personaggio che a un piatto di minestra, preferisce una romantica serenata, eseguita sulla mandola, sotto le finestre della sua bella. Forse anche per questa ragione é pallido e languido e, spesso, una lacrima gli scende sul viso.


Pulcinella è degno compare di Arlecchino e talvolta il suo rivale, specie negli intrighi d'amore. Pulcinella é fra le maschere più popolari e simpatiche ed è il simbolo di Napoli e del suo popolo. Impersona lo spirito genuino, fatto di arguzia di spontaneità e di generosità. Appare sulle scene nelle vesti di un servo furbo e poltrone, sempre affamato e alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti. Come Arlecchino, Pulcinella si adatta a fare di tutto oltre al servo: eccolo di volta in volta, fornaio, oste, contadino, mercante, ladruncolo e ciarlatano, che ritto su uno sgabello di legno, in uno spiazzo fra i vicoli di Napoli, cerca di smerciare i suoi intrugli "miracolosi" a quanti gli stanno attorno a naso ritto, richiamati dalla sua voce chioccia e dai suoi larghi gesti delle braccia. Credulone, litigioso, arguto, un po' goffo nel camminare, Pulcinella é in continuo movimento, sempre pronto a tramare qualche imbroglio o a fare dispetti. Ha anche un carattere mattacchione e, quando qualcosa gli va per il verso giusto, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie gustosissime a vedersi. Incapace di starsene zitto quando dovrebbe, proprio per questo é rimasta famosa l'espressione "é un segreto di Pulcinella" per dire di qualcosa che tutti sanno.

Rugantino Il suo nome deriva senza dubbio da "rugare" cioé brontolare, borbottare. Il romanissimo Rugantino rappresenta il "bullo romano", disposto a prenderle fino a restare tramortito pur di avere l'ultima parola. "Meglio perde n'amico che na buona risposta" é una delle sue frasi preferite. Agli inizi della sua carriera lo si vede vestito come un gendarme, o capo delle guardie, sempre pronto ad arrestare qualche innocente per dimostrare la propria forza, litigioso e inconcludente. Con il tempo smetterà l'abbigliamento militare e, vestiti panni civili, smusserà il suo carattere negativo per assumere un carattere più pigro e bonario che ne farà l'interprete di una Roma popolare ricca di sentimenti di solidarietà e giustizia. Indossa pantaloni, gilet e giacca rossi, calza scarpe con grandi fibbie e porta un cappello a due punte.

Scaramuccia è una maschera napoletana, della Campania. Indossa un berretto nero alla basca che sembra una cuffia da letto e sul viso porta una maschera nera. La giubba è corta a righe nere e grigie scure con il colletto bianco alla Stuarda, fatto di pizzo, la porta sborsata con una cinta; sopra indossa un mantello nero. I calzoni sono a metà ginocchio, completati da lunghe calze, le scarpe sono nere e a punta e hanno un fiocchetto all'altezza della caviglia. E' un tipo spaccone, ma, in realtà, sta quasi sempre in silenzio, in un modo o nell'altro prende ogni giorno qualche botta! E' uno scansafatiche eccezionale, come lui non c'è nessuno! La maschera di Scaramuccia appartiene alla serie dei Capitani. La più antica raffigurazione risale ai primi del Seicento, ad opera dell'incisore francese Jacques Callot.

Stenterello è una tipica maschera fiorentina. Uomo intelligente e scaltro, ama i giochi di parole ed è noto anche per la sua grande umanità che fa sì che Stenterello accetti con grande filosofia tutte le cose che le sue avventure gli mettono di fronte. Umorista schietto, spesso diventa acido coi potenti. Stenterello fu ideato nel XVIII secolo dall'attore fiorentino Luigi Del Buono, creatore di brillanti commedie popolari che era, proprio come il suo personaggio Stenterello, magro, sparuto, gracilissimo, come colui "che pare cresciuto a stento". Piccolo di statura, di carnagione giallastra, la fronte spaziosa e le ciglia arcuate, aveva una naturale predisposizione alla recitazione briosa e alla composizione di dialoghi comici sia in versi che in prosa. Il costume di Stenterello è allegro e frizzante come il personaggio e ricorda l'epoca della sua nascita: il settecento. Partendo dall'alto ha il tricorno nero o una lucerna con fregio, una giacca (zimarra) o giubba a falde di color azzurro chiaro o blu, sopra ad una sottoveste sgargiante, panciotto giallo canarino, dei calzoni corti neri (a volte neri e verdi), una calza di cotone rossa ed una fantasia, o due diverse tra loro.

Tartaglia ha origini veronesi. Servo balbuziente, su questa caratteristica costruisce tutta la sua comicità. per esempio può accadere che, parlando di Pantalone, dica co-co-co in modo tale che non si capisca se questo è cornuto o contento. Il pubblico ride e sghignazza. Maschera caratterizzata oltre che da un' inguaribile balbuzie, da una forte miopia, è generalmente compresa, insieme a Pantalone e il Dottore, nel gruppo dei vecchi apparendo in numerosi scenari nella parte di uno degli Innamorati.

venerdì 29 gennaio 2010

ASPETTANDO CARNEVALE: STORIA DEI CORIANDOLI

Siamo a ridosso della festa più colorata dell'anno. Memore dei mio passato di maestrina dalla penna rossa, ho messo sotto il piccolo Alessandro con mascherine di carta, tempera e porporina. La mia cucina sembra un laboratorio di un mascheraio veneziano e Ale sta scoprendo che la tempera sciolta non è poi così male nemmeno al palato (!). Tra una lavatrice per lavare l'ennesima felpa piena di macchie variopinte e un'uso smodato di sgrassatore per cercare di tirare via la colla dai termosifoni, mi è venuto in mente di fare qualche ricerca sulle usanze tipiche di questo periodo. Ed ecco il primo di una serie di post "carnevaleschi". Nelle prossime puntate, altre curiosità, idee per i bimbi (perdonate le manie di una mamma!) e qualche ricetta!
I coriandoli sono piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. Tipici del Carnevale e di altre festività come il Capodanno, spesso il loro uso è abbinato a quello delle stelle filanti. In inglese, tedesco, francese, olandese, svedese e in spagnolo sono stranamente chiamati con il termine italiano di "confetti". L'origine della confusione linguistica ha origine nel Rinascimento quando in Italia durante le sfilate di carrozze, tipiche di molte città, venivano gettati sulla folla mascherata granoturco ed arance, fiori, gusci d’uovo ripieni di essenze profumate, monete.. È attestato che già prima del 1597 i confetti stessi erano anche chiamati coriandoli «cuopronsi i coriandoli di zucchero per confetti», ovvero si utilizzassero talora i semi della pianta del coriandolo al posto delle mandorle per realizzare i piccoli dolci. Questa usanza, piuttosto costosa, cadde presto in disuso e i confetti bianchi vennero gradualmente sostituiti da piccole pallottole, di identico aspetto, ma fatte di gesso.
Pare che a Milano, nel XIX secolo, si cominciò a tirare qualcosa di diverso: minuscoli dischetti di carta bianca che al minimo refolo di vento si sollevavano in aria, come se una nevicata ricoprisse i carri che sfilavano. La geniale trovata si deve, secondo la leggenda, all'inventiva dell'ingegner Enrico Mangili di Crescenzago che iniziò a commercializzare come coriandoli i cerchi di carta di scarto, ricavati dalle carte traforate utilizzate in sericoltura per l'allevamento dei bachi da seta.
I coriandoli cominciarono ad essere prodotti a livello industriale e non più come materiale di scarto, utilizzando anche carta colorata grazie anche all'invenzione dell'ingegnere Ettore Fenderl: secondo un racconto da lui stesso riferito (e riportato anche in un'intervista alla radio Rai del 1957), per festeggiare il Carnevale di Trieste del 1866 avrebbe ritagliato dei triangolini di carta in quanto non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso.

Oggi i coriandoli sono la gioia di tanti bimbi che li lanciano durante le sfilate di carri tipiche del carnevale, ma vengono usati, più in generale, per sottolineare il carattere festoso di particolari avvenimenti.

venerdì 30 ottobre 2009

LA NOTTE DEL GRANDE COCOMERO

La notte delle streghe si avvicina ed io mi sono armata di zucca per far felice il piccolo Alessandro. Mentre intagliavo la cucurbitacea, non senza rischio di gravi danni per le mie falangi, raccontavo al piccoletto seduto sul seggiolone intento a ruminare biscotti alla zucca, la storia del Grande Cocomero.
Linus, prototipo dell'adolescente insicuro e bisognoso di affetto guardando il cielo cova la speranza di un futuro migliore, come tutte le persone sensibili che hanno bisogno di qualcosa in cui credere, anche per edulcorare la realtà.
La notte di Halloween Linus scruta il cielo in attesa che il Grande Cocomero sorga dal campo di cocomeri e voli nel cielo, ma non da un campo di cocomeri qualsiasi! Deve essere il più puro e sincero campo di cocomeri in tutto il mondo. Così potrà distribuire giocattoli ai bambini buoni di tutto il mondo.
Così Linus passa la notte di Halloween in un campo di cocomeri, talvolta coinvolgendo Sally, che aspetta con lui mossa dall’amore, o Charlie Brown che cerca di capire la follia dell’amico, mentre Lucy va in giro per le case facendo "dolcetto o scherzetto" e chiedendo qualcosa anche per il "fratello scemo che sta seduto in un campo di cocomeri".
Il Grande Cocomero rappresenta una sorta di alternativa a Babbo Natale. Linus spiazza completamente Charlie Brown che gli chiede come possa credere al Grande Cocomero rispondendo: "Se tu credi ad un ciccione vestito di rosso che fa Ho-ho-ho, perché io non dovrei credere al Grande Cocomero?".
Davvero ineccepibile.

mercoledì 8 aprile 2009

IN VISTA DELLA PASQUA...



...Devo fare il punto della situazione. Un po' come fare le pulizie di primavera, che peraltro non faccio più con tanta cura nemmeno quelle da quando la mia vita è stata stravolta dalla presenza di un teppistello con tre denti e l'argento vivo addosso! :)

Sono passati quasi otto mesi, nei quali ho imparato a conoscere il mio bambino, mi sono e continuo a meravigliarmi dei suoi cambiamenti e dei suoi progressi. ho ripreso a dare lezioni, quindi ho riaperto una finestrina sul mondo del lavoro. chissà che in vista dell'apertura dell'asilo nido nel mio paesello, non venga fuori un posto per un'educatrice...non dico nulla per scaramanzia!

Ho trascurato il blog, e un po' anche gli amici del web, che però, in parte ho ritrovato su Facebook...ebbene si, anch'io sono stata fagocitata dal fenomeno di faccialibro! Diciamo che prevalentemente lo utilizzo per caricare un po' di foto del pupotto da mostrare agli amici lontani, ma tant'è: se ho dieci minuti liberi, mi fiondo sul mio profilo, scarico la posta e per il mio povero blogghettino resta ben poco tempo!

Sempre Alessandro permettendo, mi sono concessa un paio di visite a mostre e musei, mia antica passione. Ora che il tiranno comincia ad avere un po' di autonomia in più e a concederla anche a me, spero di tornare ascrivere qualche piccola recensione, da condividere qui su queste paginette, un po' polverose, ma a me sempre tanto care.

Augurando una Pasqua serena e al profumo di cioccolato a tutti voi, il mio pensiero va ai bimbi abruzzesi che passeranno la Pasqua nelle tendopoli...auguro loro che gli angeli della protezione civile riescano anche solo per un po' a far dimenticare loro la paura che ho visto in quegli occhioni smarriti.

venerdì 19 dicembre 2008

BUON NATALE!

Con la promessa che con il Nuovo Anno tornerò a prendermi cura del mio "salottino rosa", insieme al mio angioletto Alessandro, colgo l'occasione del post numero 100 per fare a tutti voi, lettori, amici e curiosi di passaggio, i miei più cari



AUGURI DI BUON NATALE!







P.S. Colgo l'occasione di questa fugace apparizione per segnalervi un'iniziativa del mio amico chef Andrea, che secondo me rispecchia il vero senso del Natale. Andate, se vi va, a dare un'occhiata QUI

venerdì 4 luglio 2008

INDEPENDENCE DAY

Per gli Americani il 4 luglio si festeggia la festa più importante dell'anno, celebrata con rigore, secondo alcuni schemi tradizionali: parate, patriottismo, fuochi artificiali, pic-nic e tanto altro: è la festa dell'indipendenza.
Il 4 luglio l'America si ferma per celebrare se stessa. E' un giorno che gli europei ed, in particolare, gli italiani fanno spesso fatica a comprendere fino in fondo. Non è un semplice giorno di festa, non si tratta di "un giorno in più di vacanza" come, invece, è spesso per noi il 25 aprile. E' un giorno che ogni americano è orgoglioso di celebrare. E' importante notare che si dice "celebrare" la festa del 4 luglio e non semplicemente "festeggiare" il 4 luglio, in quanto il verbo "celebrare" porta con se tutta una serie di significati profondi, quasi un alone di sacralità, che, invece, la semplice parola "festeggiare" non riesce ad evocare.


Banalmente, si può dire che il 4 luglio si celebra la festa dell'indipendenza (Independence Day) delle colonie americane, ottenuta dall'Inghilterra nel 1776. Questa è la data che, per un americano, segna la nascita della democrazia nel suo paese. Questa è la data che segna la vera nascita degli Stati Uniti d'America e, poiché gli Americani si sentono profondamente attaccati alla loro patria, tanto da identificarsi interamente con essa, si può dire che il 4 luglio è la festa anche degli Americani stessi.

martedì 11 marzo 2008

PULCINI, CONIGLIETTI E CIOCCOLATINI

Tempo di lavoretti Pasquali... E chi non si ricorda i vecchi lavoretti che ad ogni festa venivano donati orgogliosamente a nonni e genitori orgogliosi della bravura dei loro piccoli artisti in erba?
Purtroppo ho potuto constatare che nelle scuole elementari si sta un po' perdendo questa vecchia abitudine, che peraltro io trovo molto educativa perché permette di stimolare la manualità e la creatività dei ragazzini e insegna anche che si può giocare e divertirsi con poco, a volte anche con materiali di riciclo. E in un'epoca in cui un ragazzino che non ha l'ultimissimo modello di Play Station si sente un emarginato, questo aspetto non mi sembra di poco conto.
Così ho deciso di correre ai ripari e anche a Natale mi ero cimentata con i ragazzini delle elementari dove faccio il doposcuola, in lavoretti tematici.
Per Pasqua siamo nel pieno dei preparativi: tra tempera a e colla non vi dico in che condizioni io vengo a casa (la settimana scorsa sono andata al supermercato all'uscita da scuola e la gente mi guardava stranita...poi ho scoperto che avevo un po' di tempera verde sulla guancia a mo' di fard e piumette gialle appiccicate in testa... ancora un po' e il personale del supermercato mi esponeva tra le decorazioni pasquali!) e la mia macchina sembra il deposito di un rigattiere. Ma il cartellone primaverile che stiamo dipingendo è bellissimo, che agli arazzi fiamminghi gli fa un baffo, con tutti i tipi di fiori che ci abbiamo messo e i cestini a forma di coniglietto che sono il mio tormento, visto che mi sono incaricata di ritagliare tutte le parti piccoline, per evitare duelli di classe a suon di forbicine con la punta tonda, sono quasi finiti (l'altra sera Giorgio è arrivato a casa e io ero talmente assorta dal ritaglio che gli ho gridato un "Ciao amore, finisco di tagliare un po' di conigli e arrivo!"...credo che abbia pensato che la gravidanza mi sta portando verso una soglia di pazzia irrecuperabile!).
L'unico inconveniente di queste attività è la tonnellata di cioccolatini che sto mangiando. Sarà anche vero che la cioccolata apporta buone quantità di ferro, pertanto in gravidanza se ne consiglia l'utilizzo, ma se ogni volta che metto un ovetto in un cestino, uno finisce in bocca, credo che o il mio bambino nascerà più forzuto di Braccio di Ferro (cioccolata, altro che spinaci!), o io tra poco mi ritroverò con i trigliceridi alle stelle. Ergo, da oggi proverò a stare a dieta di cioccolatini (mentre scrivo questo post ho mangiato una barretta kinder!).
A parte i buoni propositi non mantenuti (leggi alimentazione corretta e non esagerate quantità di cibo, ma io HO FAME!) mi sto comportando bene: vado a nanna presto, non ho più nessuna nostalgia delle sigarette e mi sono andata a informare sul corso pre-parto: lo inizierò a maggio. Sto pensando di fare un po' di nuoto perché non sono abituata a non fare sport per così tanto tempo e questo mi fa sentire ancora più pesante, ma devo sentire il parere del cardiologo perché soffro di una leggera dispnea, infatti giovedì ho la visita con elettrocardiogramma.

Di seguito vi lascio le istruzioni per i "Pulcini pasqualini", se qualcuno avesse bimbi/cugini/nipoti da intrattenere, può essere un'idea: non sapete che meraviglia bearmi del silenzio che c'è in classe e osservare quelle manine affaccendate a fare gomitoli, maschietti inclusi, alla faccia di chi pensa che certe attività siano "lavori da donne" (poi sul fatto che Luca mi abbia fatto un pulcino blu e verde con il becco e gli occhi rossi, dichiarando fiero che è un pulcino assassino e carnivoro, beh, questo introdurrebbe una lunga disquisizione di carattere socio-antropologico che chiamerebbe in causa perfino i Pokemon...)

Occorrente:

Lana (solitamente gialla o bianca, ma la fantasia non ha limiti!)
Un po' di cartoncino arancione o giallo o rosso
Cartoncino di recupero di qualsiasi colore (va benissimo quello delle buste dei collant)
Forbici
Colla
Pennarello nero

Prima di tutto bisogna fare il corpo del pulcino legando insieme due pon-pon di lana. Per fare i pon-pon bisogna prendere il cartoncino di recupero e disegnare due ciambelle identiche usando degli oggetti rotondi, come un bicchiere per il cerchio grande ed una moneta per quello piccolo, o al massimo un compasso. Dopo aver disegnato i due cerchi che formano la ciambella bisogna ritagliarli. Una volta ritagliate, sovrapponiamo le due ciambelle. A questo punto prendiamo la lana e cominciamo a srotolarne un po'. Partendo dall'estremità del filo, arrotoliamo la lana intorno alle ciambelle finché saranno completamente coperte. A questo punto, infiliamo le forbici tra il cartoncino e il filo arrotolato e tagliamo la lana lungo tutto il lato esterno del cerchio, facendo attenzione a non fare uscire la lana dai cartoncini. Ora, prendiamo un altro pezzettino di lana un po' lungo, lo facciamo passare tra le due ciambelle e facciamo un bel nodo. Sfiliamo le ciambelle dalla lana arrotolata e abbiamo il nostro primo pon-pon. Quindi siamo pronti per ripetere il procedimento ed avere il secondo pon-pon! Quando sono finiti entrambi, li leghiamo insieme col filo con i quali li abbiamo stretti e abbiamo il corpo. Ma come facciamo a far capire che è un pulcino? Disegniamo zampine, becco (e crestina se volete fare una gallinella) sul cartoncino arancione, gli occhi (che possono essere fatti con un pezzetto di stoffa nera o disegnati su un cartoncino neutro con il pennarello), ritagliamo tutti i particolari e li incolliamo sul corpo del pulcino.

Spero che non me ne vogliate se lo spirito di Muciaccia si è temporaneamente impossessato di me...

giovedì 14 febbraio 2008

BUON S.VALENTINO!

Piccola premessa: non amo le festività comandate, che si sono trasformate in una giostra di acquisti inutili con conseguente spreco di soldi e di valori. non credo che ci sia un giorno comandato in cui dire a qualcuno "Ti amo" o "Ti voglio bene". Però, credo anche che ogni momento è valido per esprimere affetto e tenerezza; visto in quest'ottica il giorno di S. Valentino è solo un'occasione in più per dimostrare i propri sentimenti. E allora, non servono regali, basta poco, ma con il cuore: un cioccolatino, un biglietto scritto a mano invece di un sms, cucinare un piatto speciale, per trasformare una sera come tante in un momento speciale da ricordare!
Io vi lascio la storia di S. Valentino, con la speranza che tutti voi passiate questa giornata, ma anche quelle a venire con le persone che amate e che vi fanno stare bene!


Per gli antichi Romani Febbraio era considerato il mese in cui ci si preparava all'arrivo della primavera, ritenuta la stagione della rinascita. Si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite e vi si spargeva del sale ed una particolare farina. Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dèi che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati). I Luperici, l'ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui compivano i sacrifici propiziatori. Il sangue degli animali veniva poi sparso lungo le strade della città, come segno di fertilità. Il vero evento per la gioventù romana di allora era però una specie di lotteria dell'amore. I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinchè il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Nel 496 d.C. Papa Gelasio annullò questa festa pagana sostituendola con quella di san Valentino vescovo, martirizzato dall'imperatore Claudio II in quanto univa in matrimonio giovani coppie alle quali l'imperatore aveva negato il consenso. Prima della sua esecuzione, Valentino che si era innamorato della figlia del suo carceriere, le scrisse una ultima lettera firmandola "dal tuo Valentino" frase che è arrivata fino ai nostri giorni. Nonostante siano passati tanti secoli, questa festa ha sempre mantenuto il significato di celebrare il vero amore.

sabato 5 gennaio 2008

E' GIUNTA L'EPIFANIA CHE TUTTE LE FESTE SI PORTA VIA

Questa notte molti bimbi andranno a dormire dopo aver appeso una calza, con la speranza, domani mattina, di trovarla piena di doni e dolci; al risveglio, sarà stata la Befana, la simpatica vecchina che vola su una scopa ad esaudire questo loro desiderio.
La Befana è una tipica figura del folclore di alcune parti dell'Italia centrale, diffusasi ormai in tutta la penisola.
Il suo nome deriva dalla parola Epifania, alla quale festività religiosa la figura della Befana è collegata. Appartiene quindi alle figure folcloristiche, dispensatrici di doni, legate alle festività natalizie.
Si ritiene che la Befana faccia visita ai bambini la notte precedente l'Epifania (6 gennaio) per riempire le calze, appositamente lasciate appese dai bambini in quella notte, se sono stati buoni con dolciumi, altrimenti, se sono stati cattivi, le riempie di carbone.
Spesso la Befana viene descritta come una vecchia che vola su una scopa. A differenza di una strega è spesso sorridente e porta una borsa o un sacco pieno di dolcetti, regali, ma anche di carbone.
La festa della Befana deriva da antiche origini popolari pre-cristiane, adattate dalla tradizione cristiana.
L'origine di questa figura è probabilmente da connettere a tradizioni agrarie pagane relative all'inizio dell'anno. In tal senso l'aspetto da vecchia sarebbe da mettere in relazione con l'anno trascorso, ormai pronto per essere bruciato per "rinascere" come anno nuovo. In molti paesi europei infatti esisteva, all' inizio del nuovo anno, la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori.

Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia.
Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.
Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.


Bilancio di queste Feste: direi che non può che essere positivo. E' stato un Natale di gioia per tutta la famiglia e ho anche trovato la motivazione più bella del mondo per smettere di fumare: quello che risparmierò nei prossimi mesi, l'ho già investito in un magnifico paio di stivali, che credo siano tra le mie ultime spese folli perché presto ci sarà da pensare ad un corredino... Da lunedì si ricomincia con la solita routine, un po' meno cioccolatini, l'albero da disfare, i compiti delle vacanze da correggere, la bella notizia da dare anche a scuola, ma soprattutto dovremo prepararci a vivere i prossimi mesi come un periodo speciale di attesa che è solo l'anteprima della vera felicità.

lunedì 24 dicembre 2007

BUON NATALE!

Sto per assentarmi ancora qualche giorno, questa volta perché andrò a Torino per passare il Natale in famiglia.
Vorrei però augurare a tutti voi uno splendido Natale, colmo di gioia, di amore, di momenti speciali da condividere con le persone a cui volete bene. E spero che sotto l' albero, ciascuno di voi trovi un bel sogno e la speranza di poterlo realizzare.
Il mio regalo di Natale per tutti voi è la rivelazione della notizia che mi ha donato una felicità immensa (ma credo che molti l'avesserò gia intuita!)...



Gesù Bambino quest'anno ha deciso di realizzare il mio più grande desiderio, e io sto per scoppiare di gioia. Ora, spero solo di essere all'altezza di questo dono che mi accompagnerà per tutta la vita.
Un carissimo abbraccio pieno di amicizia e...

BUONE FESTE!




domenica 9 dicembre 2007

ATMOSFERA NATALIZIA

Natale è alle porte.
Ormai l'atmosfera è respirabile un po' dappertutto: le strade del centro si sono accese di mille lucine, si vedono ovunque mercatini e bancarelle che vendono oggetti natalizi e dolciumi a tema. Sono riapparsi anche quegli orribili Babbo Natale che scavalcano le finestre.
Ora, codeste figure a me paiono un po' losche. Sarà perché ho sempre immaginato il caro Santa Klaus come un vecchietto un po' sovrappeso che si cala dal camino, non una sorta di Lupin infagottato in un tutone rosso.
Ultimamente alcune cose dell'aspetto estetico ed esteriore del Natale, cominciano ad infastidirmi. Tipo la fiumana di gente in cui ci si imbatte se devi per forza di cose fare un salto al centro commerciale (perché ti sei dimenticato di comprare il cibo per il gatto e dove trovi un supermercato aperto di domenica se non nell'aborrito non-luogo?!).
I bambini che fanno le bizze e imperiosi chiedono "mamma mi compri", poi, mi danno sui nervi. I loro genitori accondiscendenti o isterici, ancora di più. E poi, per dirla tutta, perché non scrivono la letterina a Babbo Natale? Ah, già, i piccoli mostri sono dieci volte più svegli di com'ero io alla loro tenera età.
Mi infastidiscono i prezzi esagerati delle brutte decorazioni di plastica per l'albero o la finestra. Mi urtano le vetrine pacchiane che cercano solo di approfittare delle nostre tredicesime e le commesse con il sorriso tirato che si sentono fighe solo loro. Trovo squallida la corsa al regalo, perché c'è il rito insensato di fare regali anche alle persone con le quali condividi solo del tempo per cause di forza maggiore, ma di cui, una volta a casa, non te ne importa poi molto.
Ok, o io sto invecchiando precocemente e mi sto trasformando in una misantropa inacidita, o forse qualcosa è cambiato rispetto al Natale che mi ricordavo io.
Perché io il Natale l'ho sempre adorato, anche dopo che ho scoperto che i regali non me li portava né Babbo Natale né Gesù Bambino. Anche quando ho scoperto che il panettone non mi piaceva per via dei canditi e il pandoro è uno stoppone terribile da mandare giù (se poi ci metti sopra la Nutella...!). Mi piaceva anche l'allegra confusione che si creava a tavola: quel tourbillon di parenti, quell'intrecciarsi di mille discorsi e quelle piccole inevitabili baruffe che sempre si scatenano durante le riunioni di famiglia.
Non è per essere snob, ma mi pare che una delle feste più belle, proprio per il suo aspetto casalingo e familiare, sia diventata una grande manifestazione commerciale, una sorta di fiera di paese.
Allora, quest'anno ho deciso di cambiare rotta, nel mio piccolo. Ho deciso che sarà un Natale semplice, da passare con le persone a cui voglio veramente bene, che saranno le uniche a cui farò un regalino, secondo le mie possibilità, ma davvero pensato con il cuore.
Anche per abbellire la mia casina seguirò questa linea. Le decorazioni le ho fatte io, a mano o riciclando materiali degli anni passati. L'albero, bianco e semplicissimo, vuole rappresentare questa purezza ritrovata, nonostante realizzarlo sia stata una fatica immane a causa della collaborazione non richiesta di Tosca che voleva assolutamente farmi capire dove NON dovessero stare i fiocchi.
Poiché, alla fine, il mio cuore si intenerisce davanti alle tradizioni, soprattutto quelle culinarie, ho deciso che a partire da questa settimana, ogni giorno cucinerò una pietanza tipica del periodo natalizio, così farò con calma le prove generali per la cena della Vigilia. Anche in cucina, la parola d'ordine è semplicità e riscoperta della tradizione: io mi affido alla cucina piemontese e a quella trentina, con qualche contaminazione veneta, visto che per il 24 è previsto un pranzo di magro, ma si accettano volentierissimo nuovi spunti e idee da mettere in pentola!

venerdì 9 novembre 2007

AUGURI MAMMA

Oggi è il compleanno della mia mamma... E io non sono con lei a festeggiarlo. Credo sia la prima volta che capiti e mi fa un po' effetto. Sicuramente mi mancherà anche il lato profano, ovvero i pasticcini, i marron glacés (che la mamma adora e visto il prezzo glieli compriamo solo al suo compleanno!) e il pranzo preparato dalla nonna, con il nonno che per l'occasione stappa una bottiglia speciale.
Ma soprattutto, e questo succede ogni giorno, mi mancherà la presenza della mamma. Si, lo so che sono grande, ma ci sono legami ancestrali che non conoscono l'usura del tempo, anzi, col passare delle stagioni si rafforzano.
La mia mamma è bellissima, profuma di "mamma", è una rompiballe, parla più di me che certe volte ti viene voglia di "spegnerla", è impicciona, sconclusionata, divertente, elegante, ma soprattutto, è stata una mamma a tempo pieno e ha dedicato ogni energia, ogni sua risorsa a me e a Eleonora.
Per me non è un'amica: le amiche servono per crescere insieme, confrontarsi, litigare, anche, ma ponendosi sullo stesso piano. La mamma deve essere un punto fermo. E la mia mamma lo è stato e continua ad esserlo anche ora che sono "grande" e sono lontana da lei!

BUON COMPLEANNO MAMMA!

mercoledì 31 ottobre 2007

HAPPY HALLOWEEN!

Come ogni anno le tradizioni si ripetono. Dopo dodici lunghi mesi di letargo, streghe, spiriti e fate stanno per riapparire lungo le strade delle città. La leggendaria notte di Halloween è ormai alle porte!Halloween (corrispondente alla vigilia della festa cristiana di Ognissanti) è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana ora tipicamente americana e anglosassone. Tuttavia le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: risale infatti al 4000 a.C. quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre, era necessario ricoverare il bestiame in luogo chiuso per trascorrere al riparo l'inverno: è questo il periodo di Halloween.

In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti: all'incirca nel 2300 a.C. Questo popolo, nella notte tra il 31 Ottobre e il 1º Novembre, la notte di Samhain, celebrava la fine dell'estate e l'inizio di un propizio anno nuovo.
A sera tutti i focolari venivano spenti e riaccesi dal sacro falò curato dai Druidi. Nella dimensione circolare del tempo, caratteristica della cultura celta, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale, che non apparteneva né all'anno vecchio e neppure al nuovo: in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ed i vivi potevano accedervi. I Celti non temevano i propri morti e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi. Da qui l’usanza del trick-or-treating.
I Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli esseri umani; i secondi per le estreme differenze che intercorrevano appunto rispetto all'uomo. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi anche pericolosi agli uomini e questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti. Si ricollega a questo la tradizione odierna e più recente per cui i bambini, travestiti da streghe, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: "Dolcetto o scherzetto?" ("Trick or treat" in inglese).
Con il dominio romano fu esportata in Britanniala festa di Pomona: una festa del raccolto che venne associata a Samhain nel tentativo di staccare il popolo britannico dal legame con i Druidi. Successivamente il cristianesimo, come già la dominazione romana, tentò di incorporare le vecchie festività pagane dando loro una connotazione compatibile con il suo messaggio.
Il 13 maggio 610 fu istituita la festa di Tutti i Santi in cui venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. Per oltre due secoli le due festività procedettero affiancate, sino a che la Chiesa decise di spostare la celebrazione cattolica all'inizio di novembre al fine di detronizzare il culto di Samhain.
Nei paesi di lingua inglese la festa divenne Hallowmas, che significa: una messa in onore dei santi; la vigilia divenne All Hallows Eve, che si trasformò nel nome attuale: Halloween.
Molti pensano che furono gli irlandesi a portare le celebrazioni di Halloween in America; in realtà questa ricorrenza è legata al passato della maggior parte dei popoli europei, ognuno con le sue tradizioni. È in America che tutte queste tradizioni confluirono fino a portare alle moderne celebrazioni.
È usanza ad Halloween intagliare zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all'interno. Questa usanza nasce dall’idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi; è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante che emani un bagliore sinistro per ingannare i morti.

Ora non vi resta che attendere che il vecchio Jack O'Lantern giunga a bussare alla vostra porta!

BUON HALLOWEEN A TUTTI!


lunedì 6 agosto 2007

TANTI AUGURI...A ME!

Oggi è il mio compleanno...sono 28! Aimè...i 30 avanzano inesorabilmente!
Siccome sono una leonessa egocentrica, rendo pubblico il mio profilo astrale...pregi (TANTI!), difetti (POCHI!)...Insomma, tutte le caratteristiche del mio STUPENDO segno zodiacale!

Hai un senso spiccato dell'umorismo e il tuo carattere espansivo ti procura molte simpatie. In circostanze ordinarie sei gentile e comprensivo verso gli altri. Non sei certo pavido; mostri un atteggiamento energico, dinamico e imponente quando è necessario ed hai anche in misura considerevole l'abilità di influire sugli altri inducendoli ad abbracciare le tue idee. Sei idealista e generoso; proprio per questo ti riveli anche sensibile e permaloso. Il tuo carattere mostra sincerità di propositi, sei coraggioso sino alla temerità. Sei decisamente nervoso, ma in circostanze ordinarie non tendi a conservare a lungo il rancore. Comunque, quando sei in collera, puoi essere violento e temibile, sicché è bene che tu faccia il possibile per controllarti. In linea generale, hai quello che si dice un carattere nobile. Nutri ideali superiori, coltivi generosità e simpatie. In amore sei incline alla gelosia. Sei indipendente e non ti pieghi facilmente. Hai buone facoltà di osservazione, intuizione e sei felice quando puoi fare a modo tuo; tranne che in amore e in questioni sentimentali. In questi casi, ti lasci dominare dall'impulso. Sei in grado di afferrare rapidamente fatti e teorie. La rapidità di giudizio è vitale per la tua personalità. La natura temeraria ed avventurosa ti porterà ad affrontare una gran varietà di fatti e condizioni.
Chi è dotato di un temperamento come il tuo, possiede un'immaginazione molto attiva. A volte, trovi una viva soddisfazione nel meditare, nel sognare di cose sentimentali. L'immaginazione può aiutarti a formulare nuove idee, ad esprimere pensieri originali e la naturale tendenza artistica del tuo segno ti dona la facoltà di comprendere ogni cosa con chiarezza. Ciò rende possibile a molti nati nel Leone di diventare artisti, danzatori, canzonettisti, attori ed attrici famosi. Hai buona memoria e non hai difficoltà a rammentare avvenimenti o concetti. I tuoi interessi sono vasti, vari, e questo ti permette di essere un conversazione brillante e colto. Hai molto acume nel giudicare gli altri e le loro reazioni. L'intuito ti consentirà di renderti conto delle cause dei tuoi insuccessi e ti fornirà anche la soluzione per evitarli, per progredire. Il segno sotto il quale sei nato ti conferisce una costituzione robusta e ottime facoltà di recupero. Il segno della tua nascita rappresenta la sezione romantica e ospitale dello Zodiaco.
E' evidente il tuo desiderio di piaceri, svaghi, avventure, trattenimenti e viaggi. In te c'è la tentazione a slanciarti in avventure rischiose, azzardate, assieme al desiderio di tutto ciò che è eccitante. Per natura sei un tipo romantico. In amore sei devoto e appassionato; i tuoi sentimenti, quando ti lasci guidare da loro, sono profondi, ma devi ricordare che, normalmente, non sempre puoi fidarti del tuo giudizio in materia sentimentale. Chi nasce nel segno del Leone è affezionato, amorevole, devoto nei suoi atteggiamento, ma non tollererebbe mancanze di rispetto o insubordinazioni. E' irremovibile nelle sue opinioni. Il suo amore è profondamente romantico e assolutista, ma lui considera se stesso come il rappresentante della legge nell'ambito della sua casa. Il suo atteggiamento verso la vita è così convenzionale che non tollererebbe mai una compagna che non fosse leale. A causa dell'intensità delle tue emozioni, permetti che sia il tuo cuore a guidarti.
Ami i bambini e nei loro confronti sei portato all'indulgenza.
Desideri ardentemente avere una bella casa e tutte le comodità possibili; desideri il meglio di quanto ci si può procurare con il denaro. Di natura sei più o meno sedentario e fai di tutto per avere un domicilio, che sia possibile chiamare casa tua, e tuttavia non sei contento di rimanere troppo a lungo nello stesso posto, sei soggetto a stancarti se non hai l'opportunità di cambiare ambiente e orizzonte. La tua natura romantica può metterti in contrasto con i genitori. Migliori prospettive di una casa sicura e stabile verranno nella seconda metà della tua vita.
Sei più adatto al lavoro intellettuale che a quello fisico. In circostanze ordinarie hai la pazienza e la costanza di lavorare per un proposito sino a che l'hai realizzato. Molti nati nel Leone hanno la mentalità, l'abilità, il carattere che li qualifica per un'attività d'affari o professionale quale la legge o la medicina. Diventano anche autori apprezzabili; oppure banchieri, mercanti, mediatori, agenti immobiliari e venditori. Molti sviluppano le loro qualità artistiche e diventano attori, musicisti e artisti. Il tuo progredire nella vita potrebbe non essere rapido, ma generalmente è sicuro. Puoi affrettarlo solo usando giudiziosamente il tuo talento. Quando i nati nel Leone raggiungono il successo, continueranno ad averlo per tutta la vita. Hai buone qualità direttive e sei in grado di assumere vaste responsabilità. Potresti riuscire bene in qualche affare per conto tuo. I segni indicano un successo ragionevole in ogni lavoro o attività connessi con il vasto pubblico, perché hai il genere di personalità che piace.
Sei bravo a guadagnare, ma sei incline a una generosità eccessiva, persino scialacquatrice. E vuoi divertirti, con il tuo denaro. Nella prima metà della tua vita potrai essere molto generoso. Devi tenere a mente che, se vuoi ottenere la sicurezza economica, devi imparare l'arte di far lavorare per te il tuo denaro. Dovresti incominciare piano piano, sulle prime, e poi, man mano che hai acquistato la pratica necessaria, potrai farlo su scala più ampia. La filosofia che il denaro è rotondo e va e viene, non conduce né al successo, né alla sicurezza economica. Dovresti essere ragionevolmente prudente in tutto ciò che concerne il gioco e le speculazioni. Nel corso della vita, molta gente sarà attirata a te dalla tua personalità magnetica e interessante. Ami intrattenere gli amici a casa tua. La vera amicizia sarà una delle tue esperienze più piacevoli nel corso della vita. Infine: . Il segno del Leone simboleggia la forza, il coraggio, il fuoco.
Nell'emisfero nord, il periodo più caldo dell'anno lo si ha quando il Sole percorre questo segno. E' il Leone solare che, con il suo fuoco interno, matura i frutti nati dalla terra grazie agli umori di Iside. Il Leone simboleggia il cuore dell'Uomo Zodiacale e rappresenta il centro vitale del sistema circolatorio umano ed è anche il vortice ardente della vita. I nati sotto questo influsso sono noti per le superiori doti fisiche e per le meravigliose possibilità di recupero dopo momenti di forte stress o dopo qualche malattia. Il segno del Leone è la seconda emanazione del Trigono di fuoco ed è la costellazione del Sole. Il Leone indica gli impulsi del cuore. I dominati dai suoi influssi sono generosi all'estremo con i loro amici. Per natura sono profondamente sensibili e possiedono quel particolare grado di forza magnetica che li mette in condizione di ridestare simpatie in altre persone. La gemma mistica del Leone è il rubino, che forma il più potente talismano contro le malattie per tutti coloro che sono governati dagli influssi del Leone. Il giorno fortunato è la domenica. I numeri fortunati sono il cinque e il nove. I colori di questo segno sono l'oro e l'arancione.

venerdì 13 luglio 2007

14/07/2007 FESTA DEL REDENTORE

La tradizionale Festa del Redentore di Venezia che ha luogo ogni anno la terza domenica del mese di luglio, è una tra le feste più importanti di Venezia che attrae sia veneziani sia turisti grazie all'imperdibile spettacolo pirotecnico che si svolge nella notte del sabato.
La notte dei fuochi è una tradizione recente, introdotta nel 1978, per dare un'impronta moderna alla festa antica.
La festa celebra infatti l’estinzione della peste che dal 1575 al 1577 colpì Venezia, decimando quasi un terzo dei suoi abitanti. Il 4 settembre del 1576 il Senato approvò la proposta del Doge Alvise Mocenigo di fare un voto solenne per invocare la fine della pestilenza e la salvezza della città. Sarebbe stato costruito un tempio "che i successori anderanno solennemente a visitare a perpetua memoria del beneficio ricevuto".
Fu deciso che il Tempio dedicato al Cristo Redentore sarebbe stato costruito sull'isola della Giudecca dove sorgeva la chiesetta di S.Maria degli Angeli. Il 3 maggio del 1577 con funzione solenne fu posta la prima pietra del nuovo Tempio del Redentore; il Tempio fu ultimato e consacrato nel 1592 a soli 15 anni dalla posa della prima pietra. L'architettura del Tempio del Redentore è opera della genialità dell'arte di Andrea Palladio a cui fu affidato il compito della progettazione.
Venne quindi costruito un ponte di ottanta galee attraverso il canale che venne attraversato da una folla di veneziani scampati alle epidemie. Nel 1677 la peste fu definitivamente debellata e si decise così di festeggiarne la liberazione con una cerimonia religiosa inserita in una festa popolare.
Oggi, nella giornata di domenica si celebra la funzione solenne presieduta dal Patriarca nella chiesa del Redentore alla Giudecca e un ponte di barche che collega Venezia alla chiesa viene costruito per l'occasione nel canale della Giudecca. La celebrazione è seguita da una processione religiosa che
attraversa il ponte votivo di barche, costruito per l'occasione, per collegare la chiesa del Redentore con Venezia e permettere ai veneziani di recarsi a rendere omaggio al Redentore.
Sin dal tramonto del sabato, centinaia di imbarcazioni addobbate e illuminate affluiscono nel bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. In barca si festeggia e si cena in compagnia, con piatti della tradizione veneziana, in attesa dello spettacolo pirotecnico, che inizia alle ore 23.30 e dura fino a mezzanotte inoltrata. Poi le barche si danno appuntamento al Lido ad attendere l'alba e per fare il tradizionale bagno. Il giorno dopo la festa si conclude con una regata su gondole.
Da quando vivo il Veneto ho sempre festeggiato con amici, veneziani e non, la Festa del Redentore a Venezia persa tra la folla che invade calli e campielli, ma soprattutto la Riva degli Schiavoni e l'isola della Giudecca. ho sempre assistito allo spettacolo pirotecnico, sorprendente per durata ed effetti. Ma quest'anno non mi sono schiacciata in un angolino con il naso in su per attendere il primo botto. Quest'anno ho festeggiato un Redentore diverso, quello dei veneziani veri, la festa sentita dalla gente, sia pur nel suo aspetto profano. Sabato pomeriggio abbiamo raggiunto degli amici a Jesolo. Due ore di coda più tardi, con i limiti di velocità a 50km all'ora rispettati e siamo arrivati a pochi metri dalla spiaggia del Cavallino, in un campeggio dove già erano iniziati preparativi per la serata.
Uomini addetti al barbecue, noi fanciulle alle vettovaglie, a preparare carne e verdure e ad appendere festoni colorati e luminarie, come vuole la tradizione (di solito le barche sono tutte adorne di lucine e lanterne di carta coloratissima e questa usanza è stata ripresa anche da chi festeggia la serata in terraferma).
Poi è scattata la maratona di cibo e bevande: prosecco e cabernet che scorrevano come l'acqua del Piave a primavera e montagne di salsicce e braciole, melanzane e zucchine grigliate, insalata di riso e torte salate. Per finire anguria, tiramisù e torta accompagnate da qualche buon bicchierino di liquore...mancavano le sarde in saor, ma il fegato ha ringraziato per questo!
A mezzanotte sono iniziati i fuochi...si è udito il primo sparo in lontananza e moltepersone si sono incamminate verso la spiaggia, in direzione di Punta Sabbioni, da dove si gode di una buona visuale, seppur lontana. Io sono rimasta al campeggio perché era iniziato il karaoke ed ero ormai lanciatissima, nonostante la mia voce sia quanto di più lontano possa esistere dalla perfezione del mio mito Maria Callas!
Dopo aver massacrato a colpi di stonature Battisti (Dieci ragazze per me), Tozzi (Gloria) e Vasco (Vita spericolata) l'apice l'ho raggiunto nell'interpretazione di Cochi&Renato (Insieme a Francesco che ha il fisique du role!) con L'uselin de la comare...e se si tiene conto del mio accento piemontese doc, lascio solo immaginare il risultato!!!
Sono tornata a casa alle 4 del mattino, con l'umidità che mi era entrata anche nelle ossa, ma felice e divertita...una serata davvero divertente che ha segnato l'inizio dell'estate vera e propria!

Jesolo. La spiaggia del Cavallino

P.S. Le foto dei fuochi e di Palazzo Ducale illuminato risalgono ad un anno fa...diciamo che fanno parte del mio archivio perchè devo ancora scaricare le foto di quest'anno!