La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!
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martedì 9 febbraio 2010

DOLCI DI CARNEVALE: FRITTELLE VENEZIANE

Ora, cosa fa una mamma-casalinga disperata in un pomeriggio gelido, mentre il bandito raffreddato russa nel lettone che non lo tirano giù nemmeno le scampanate festose che annunciano che in paese è nato un bimbo?? Ovvio: la povera donna esausta dalle faccende domestiche lasciate in arretrato, ignora la pila di panni lavati in attesa di essere stirati o perlomeno piegati e riposti in armadio, viene colta da un raptus culinario e dicide di fare una sorpresa per merenda al baby bandito. Armata di pignatte e friggitrice, indossa un grembiule tirolese che la fa assomigliare a Heidi e si mette a spulciare tra le ricette dei dolci carnevaleschi, solitamente, fritti, caloricissimi e dolcissimi. Poi la mamma-casalinga disperata, si ricorda di un passato che fu, in cui da brava studiosa indagava sull'origine di usanze e costumi e pensa bene di accantonare il ricettario veenziano su cui si è soffermata e di dare una sbirciatina ai vari libri che fanno capolino dalla libreria e che narrano la gloria e le tradizioni della Serenissima Repubblica di San Marco.


Se vi trovate a Venezia nel periodo di Carnevale non potrete esimervi dall’assaggiare quello che per secoli è stato considerato il dolce nazionale della Repubblica Serenissima, la frittella o fritola che si gustava, e si gusta tuttora, non solo a Venezia, ma in tutto il territorio veneto friulano, fin quasi alle porte di Milano. La frittella veniva prodotta esclusivamente dai “fritoleri” che, quasi a sottolineare questa loro ufficialità, nel '600 si costituirono in un associazione che era composta da settanta di loro, ognuno con una propria area dove poter esercitare in esclusiva l'attività commerciale e con la garanzia che a loro potevano succedere solo i figli. Questa corporazione rimase attiva fino alla caduta della Repubblica lagunare, anche se l'arte dei "fritoleri" scomparve definitivamente dalle calli veneziane solo alla fine dell'ottocento. Gli storici raccontano che i fritoleri fossero soliti impastare le frittelle, fatte con uova, farina, zucchero, uvetta e pinoli, su grandi tavoli di legno. Poi le friggevano con olio, grasso di maiale o burro, in enormi padelle sostenute da tripodi. Una volta pronte venivano cosparse di zucchero e sistemate su grandi piatti decorati, al loro fianco, su altri piatti, erano esposti in bella vista gli ingredienti allo scopo di sottolineare la genuinità del prodotto. Anche se l'autentica frittella rimane comunque quella veneziana, in tutto il Veneto si diffusero ricette locali,che prevedono frittelle confezionate con frutta immersa nella pastella o con fiori o con ortaggi, in certi casi perfino con erbe spontanee di prato e di monte e ancora con il riso e la polenta. Ma l'influenza della "fritola" contagiò anche altre culture, tanto che troviamo perfino una frittola ebraica, che gli Ebrei veneziani preparano ancor oggi in occasione della Festa del Purim.

RICETTA:

Ingredienti (per 6 persone): 400 g di farina, 100 g di uvetta sultanina, 1 cucchiaio di zucchero, 2 uova; circa 1 bicchiere di latte, 1 bicchierino di rhum, 30 g di lievito di birra, sale, olio di arachide per friggere e zucchero a velo per le frittelle.
Preparazione: Sciacquate l'uvetta e fatela ammollare in acqua tiepida. Sbriciolate il lievito in una tazza e diluitelo con 3 cucchiai di acqua tiepida. Setacciate la farina in una ciotola e mescolatela con lo zucchero e un pizzico di sale. Disponetela a fontana e incorporatevi le uova, il rhum e il lievito diluito. Mescolate gli ingredienti, aggiungendo tanto latte, appena tiepido, quanto ne serve per avere una pastella densa, quindi scolate l'uvetta e asciugatela. Coprite la ciotola con un coperchio e mettete il composto a lievitare in un luogo tiepido fino a quando il suo volume non sarà raddoppiato. Mettete sul fuoco una padella con olio molto abbondante in modo che le frittelle vi galleggino dentro, e quando sarà ben caldo, versatevi l'impasto a cucchiaiate. Quando avranno assunto un colore piuttosto scuro, toglietele dal fuoco, asciugate l'olio in eccesso e spolveratele con lo zucchero a velo.

P.S. Alessandro ne ha mangiate sette di fritole, io (tenetevi forte!)...DODICI!!! E non ho nemmeno più la scusa che sto allattando per dire che ho bisogno di calorie...Va beh: è inverno, fa freddo e come le marmotte immagazzino grasso che al disgelo provvederò a bruciare con lunghe passegiate i per campi in compagnia del bandito!

giovedì 13 marzo 2008

MEME MANGERECCIO

Fabio mi passa questo Meme, affatto sgradevole, anzi, visto la mia fame insaziabile di questo periodo, casca proprio alla perfezione…Ora, spero di risolverlo senza troppe interruzioni per recarmi in cucina a compiere spedizioni punitive nei confronti del frigorifero (ma per precauzione ho davanti a me una fetta di pane burro e zucchero…).
Ecco (In assoluto e disordinato ordine sparso!) la mia lista "Un accostamento da Dio. I miei 10 abbinamenti golosi”.
  • Pane, burro e zucchero (ricordo delle merende infantili)

Vol-au-vent con fonduta e tartufo (quello bianco, di Alba e la fonduta rigorosamente di sola fontina valdostana…le origini piemontesi a volte emergono prepotentemente!)

Bresaola della Valtellina e Parmigiano Reggiano con aceto balsamico (ogni tanto si deve pur stare leggerini, ma con gusto!)

Stinco di maiale e patate al forno (avete presente le patate croccanti che cuociono con il grassetto della carne sciolto in forno…)

Apfelstrudel e salsa alla vaniglia (e qui entra in gioco la mia parte trentina!)

Gnocco fritto (o tigella) e culatello (nobile alternativa al più classico panino!)

Gelato alla crema e salsa di lamponi calda

Cotoletta alla milanese e insalatona di pomodori e cipolla di Tropea

Lasagne con ragù e besciamella (fatte in casa, of course! E la sottoscritta se la cava egregiamente!)

Peperoni al forno e bagna caoda (è un antipasto per cui la vita sociale di un individuo ne risente per un paio di giorni!)

Non passo questo Meme, perché credo che abbia già spopolato quanto basta, ma se qualcuno manca all’appello…prego!

C’è un’iniziativa carina che sta impazzando tra i blog: il Foca Pride.

Io devo ringraziare Scorpio che mi ha conferito il Premio Foca Prenatal… è stato un pensiero davvero carino, grazie! Ed ecco le "foche" che ho deciso di premiare:

Premio Foca Letteraria a Fabio che ha scritto una poesia così bella dedicata alla sua Narni da aver quasi offuscato la fama del Vate.
Premio Foca Curiosa a
Glittervictim perché leggendo il suo blog scopro sempre tante iniziative interessanti nonché curiosità che mettono anche il buonumore!
Premio Foca Gossip a
Andrea perché il suo blog riporta le notizie più strambe ed è molto più divertente di “Lo sai perché?”.

martedì 30 ottobre 2007

CENA CON TARTUFI

Sabato sera, poiché gli antibiotici avevano finalmente sortito effetto e stavo lentamente tornando ad una vita attiva, ho organizzato una cena tra amici che da troppo tempo continuavo a rimandare.
L'occasione si è presentata ancora più ghiotta poiché, grazie alla zia di Casale Monferrato, ero in possesso di un paio di tartufi veramente spettacolari.
Ho dato fondo alla mia sapienza culinaria e credo di essermela cavata egregiamente. Questo il menu sul quale gli ospiti si sono avventati come famelici avvoltoi:
  • Cardo gobbo e topinambur al burro su letto di fonduta. (Con generosa grattata di tartufo bianco d'Alba).
  • Vol-au-vent con fonduta alla piemontese e tartufo.
  • Tajarin burro e salvia con tartufo. (A questo punto la trifola più bella che io abbia mai visto ha fatto il suo trionfale ingresso in tavola ed è stata affettata al momento inebriando l'ambiente a tal punto, che perfino un cane da tartufo avrebbe perso i freni inibitori!)
  • Peperoni al forno con bagna caoda.
  • Bunet alla piemontese. (Un tripudio di cioccolato e amaretti che renderebbe amabile anche un pitbull inferocito).
Vini:
  • Barolo di Fontanafredda
  • Barbaresco Le terre del Barolo
  • Moscato passito

Tutto quanto è stato cucinato con le mie sante manine senza nessun aiuto, (mio marito nel frattempo cazzeggiava sul computer!) se non quello della Bibbia di ogni massaia, ovvero il Cucchiaio d'argento, ma soprattutto, la consulenza telefonica della mia nonnina.
La cena è stata un trionfo e a breve le mie cavie...ops! I miei amici, si offriranno volontari per assaggiare l'altra parte delle mie tradizioni culinarie, ovvero una cena rigorosamente con sapori trentini.
Ma voglio lasciarvi qualche notizia su quella squisitezza che è il tartufo bianco d'Alba, al quale, in passato, sono attribuite anche doti afrodisiache.

I tartufi sono funghi che vivono nel sottosuolo in simbiosi con radici di piante.
Hanno l'aspetto di tuberi costituiti all'interno da una massa carnosa detta "gleba" ed all'esterno da una corteccia detta "peridio"; sono costituiti in alta percentuale da acqua, fibre e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell'albero con cui vive in simbiosi.
Sono classificati in diverse specie, tra cui le più conosciute per uso gastronomico sono:


  • Il tartufo bianco d'Alba (Tuber Magnatum Pico)
  • Il tartufo nero pregiato (Tuber Melanosporum)
  • Il tartufo nero estivo (Tuber Aestivum o Tuber Uncinatum)
  • Il tartufo bianchetto (Tuber Borchii)
  • Il tartufo nero moscato (Tuber Brumale)


Gli alberi che maggiormente accettano la "convivenza" dei tartufi con le loro radici sono il pioppo, il tiglio, la quercia e il salice. Sono proprio queste piante a determinare il colore, il sapore ed il profumo dei tartufi. Ad esempio i tartufi che crescono nei pressi della quercia, avranno un profumo piu' pregnante, mentre quelli vicino ai tigli saranno piu' chiari ed aromatici.
La forma dei tartufi invece dipende dal tipo di terreno: se questo è soffice i tartufi saranno tendenzialmente lisci e tondeggianti; se compatto e argilloso saranno più nodosi poichè maggior faticheranno a trovar spazio per la crescita nel terreno.
La tartuficoltura studia il particolare fenomeno ormai da decenni con l'obiettivo di riuscire in un prossimo futuro a produrre tartufi in colture arboree sotto il diretto controllo dell'uomo. Per alcuni tipi di tartufi si hanno già buoni risultati (ne sono un esempio le piantagioni per i tartufi neri pregiati), mentre molta strada si deve ancora percorrere per ottenere risultati simili nella produzione dei tartufi bianchi d'Alba, che per questo è così raro e pregiato. La ricerca del tartufo è affidata da sempre al binomio inscindibile tra l'esperienza dell'uomo (il "trifolao", come viene chiamato in Piemonte il cercatore di tartufi) nell'individuare le piante idonee e l'infallibile fiuto del suo cane che, individuato il punto esatto, scava freneticamente per portare alla luce il prezioso e profumato tesoro. La raccolta avviene prevalentemente al calar delle tenebre, più che altro per evitare di favorire la concorrenza degli altri cercatori nell'individuare i luoghi più idonei. Un mondo, quello del tartufo, che richiama inevitabilmente alla durezza di una vita contadina, oggi completamente e fortunatamente cambiata, che un tempo individuava nella possibilità di trovare tartufi da vendere al mercato di Alba e destinati poi alle tavole dei nobili e dei re, una tra le poche occasioni di realizzo e sostentamento. La capitale delle Langhe ha avuto il grande merito di saper valorizzare per prima, da più di un secolo, questo straordinario fungo sotterraneo. Un percorso che è iniziato di pari passo con l'affermazione internazionale dei grandi vini del territorio albese: Barolo e Barbaresco. In questa breve storia non si può non ricordare la figura di Giacomo Morra, albergatore e ristoratore dell'Hotel Savona che, già negli anni '30 battezzò il Tuber Magnatum Pico con il nome Tartufo Bianco d'Alba, che contribuì non poco a far diventare celebre ovunque.


Ancora oggi, questo prezioso frutto della natura continua ad essere un gioiello avvolto dal fascino ed un pizzico di mistero e noi possiamo solo gustarlo e stimarlo come la natura lo ha creato.


venerdì 26 ottobre 2007

POST PROMOZIONAL-CULINARIO

La tosse persistente non mi lascia dormire. Sono stufa di rigirarmi nel letto adagiata su una pila di cuscini che sembro un'eroina da romanzo ottocentesco che sta per morire di tisi (...le rose del volto già sono pallenti... Ma va! Sono rossa come un pomodoro per la febbre, altrochè! E poi non ci sono più gli uomini che ti cantano Parigi, o cara, noi lasceremo.... A parte il fatto che abito nella Pianura Padana). Ma alle tre del mattino, a parte una camomilla, cosa posso fare?
...Su vediam della mia mente qualche mostro singolar... (ok, ascoltare l'opera mi ha dato alla testa!).
Ecco, ho partorito un post sfacciatamente propagandistico.
Diciamo che visto che ho uno zio che è anche un grande chef che si diverte a smanettare tra i fornelli quasi quanto al pc, ho deciso che anche altri blogger dovevano subire gli attentati alla linea e al colesterolo con cui lui tormenta tutta la famiglia da quando gli è presa questa nuova mania! (Preciso che la nonna, con cui vive lo zio, è ultraottantenne, ma ha delle coronarie di ferro!).
Ed è anche molto bravo, a parte il fatto che quando si mette all'opera riduce la cucina peggio che se fosse passato un esercito di chef di Slow Food con tutti i più sofisticati attrezzi. Va beh, quelli son cavoli di chi deve pulire, del resto i cuochi sono dei creativi, no?
Io per fortuna non ho problemi di linea, ma quando in ottobre ho avuto lo zio Pepe ospite per qualche giorno, sembravo un porcellino all'ingrasso, perché vi assicuro che resistere a certi profumini e alle presentazioni che si diletta a inventare per le portate è assolutamente impossibile!
Ora ha aperto un blog a tema, e visto che se io ho potuto allestire questo mio piccolo spazio sfacciatamente rosa è per merito della sua infinita pazienza nello spiegarmi cosa fosse un codice Html (non che mi sia ancora del tutto chiaro!) o il layout, nonché per il fatto che gli devo più di un favore per gli interminabili pomeriggi in cui gli ho occupato il pc dell'ufficio quando, ancora studentessa liceale, dovevo fare le mie ricerche, ho deciso di procurargli un po' di lettori (tanto lo so che tra voi ci sono parecchi golosi!).
Sperando nel successo di questa mia trovata pubblicitaria (quando diventerò una famosa copywriter mi ricorderò di elargire royalties!), vi auguro di trovare spunti per fare bella figura con gli amici o semplicemente per prepararvi una cenetta da leccarsi i baffi! (Io vado a farmi la camomilla).
Mezzogiorno di Cuoco

Triglie al cartoccio cucinate dallo Zione

venerdì 27 aprile 2007

QUESTIONE DI...SPRITZ!

Poiché da quando vivo in Veneto sono diventata un'adepta del famoso aperitivo, due parole in proposto, non potevano mancare!
In tanti hanno parlato dello spritz, persino la politica si è messa di mezzo, da quando a Padova il fenomeno ha assunto carattere sociale. ci sono poeti e scrittori che hanno messo la propria penna al servizio della bevanda. Io mi limito a tesserne gli elogi, partendo, innanzitutto dalla ricetta:

Ingredienti: Aperol o Campari, Vino bianco secco, Soda
Attrezzature: Solo il bicchiere da long drink
Guarnizioni: Uno spicchio di limone dentro il bicchiere, oppure una fettina d'arancia, a scelta un'oliva.

Riempire il bicchiere di ghiaccio fino all'orlo (non limitare mai il ghiaccio, è fondamentale!!) i primi 2/3 del bicchiere vanno riempiti con Aperol e vino bianco (nella proporzione di 1/3 e 2/3) finire poi di riempire il bicchiere con la soda (oppure con acqua minerale molto gassata). Mischiare con il cucchiaino lungo, aggiungere cannucce e la decorazione.

Lo spritz però non ha una ricetta unica, ma varia a seconda della zona geografica, a seconda del "baretto": non si troverà mai uno spritz uguale a un altro.
La bevanda ha origine storiche che risalgono all'impero austro-ungarico: furono i soldati austriaci a ordinare per primi un bicchiere di vino bianco allungato con acqua, poiché poco abituati alle forti gradazioni dei vini veneti. Lo spritz "liscio" è ancora oggi bevuto in Friuli.
Lo si può bere di pomeriggio o di sera (qualche temerario, addirittura al mattino!), la sensazione è sempre la stessa: un leggero senso di stordimento, di allegra euforia.
Proprio per la sua caratteristica di aperitivo, quindi di "introdurre" a qualcos'altro, va bevuto preferibilmente in compagnia di amici, per condividere un'esperienza sensoriale festosa!