La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!
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martedì 15 aprile 2008

SPERIAMO SIA LA VOLTA BUONA!

La maratona elettorale è finita. E i risultati elettorali parlano chiaro.
Berlusconi ha ottenuto una vittoria travolgente e sarà per la terza volta primo ministro. Sia alla Camera che al Senato avrà una salda maggioranza di seggi.
Il Cavaliere deve in gran parte la sua vittoria all'enorme successo della Lega che però è sempre stato un fedele alleato, pur portando avanti con fierezza le proprie idee di partito fortemente legato al territorio.

A quanto pare, alla fine di una campagna in cui la gente ha guardato più alla storia politica dei due contendenti che ai programmi, gli italiani hanno dato a Berlusconi l'ultima chance per cambiare il Paese.
Gli elettori non si sono fatti incantare dal "nuovismo" di Veltroni, che non si è potuto smarcare dalla catastrofica eredità del Governo Prodi. Del resto, disastri combinati dal governo di centro-sinistra erano sotto gli occhi di tutti. Il Pd ha dovuto incassare la sconfitta.
Per quanto riguarda la sinistra, però, va aggiunto che emerge da queste elezioni un dato di fondamentale importanza: la nascita, finalmente, di una sinistra di stampo europeo, che si spera manterrà le premesse, espresse nei toni pacati della campagna elettorale enella telefonata di auguri di Veltroni a Berlusconi.
Per la prima volta chi ha portato il nome “comunista” non sarà presente in Parlamento. Il PD ha cancellato dalla scena politica il fondamentalismo ideologico della sinistra massimalista, fuori tempo e fuori luogo. Dopo 60 anni, era ora.
Ora per il Cavaliere comincia la fase più difficile: il governo. Si spera che abbia fatto tesoro degli errori commessi e soprattutto, ben sapendo che questa è la sua ultima occasione, tra 5 anni ci riconsegni un'Italia diversa da quella di oggi e con più fiducia nel futuro.

mercoledì 19 marzo 2008

LA VERGOGNA DEL SILENZIO

Accolgo con enorme piacere l'invito di Isabel Green a scrivere un post sulla tragica situazione che sta vivendo il Tibet in questi giorni.

Se penso al Tibet a me viene in mente la pace, la calma di paesaggi mozzafiato e di un cielo così blu che lo puoi vedere soltanto li. E invece, in queste ultime settimane, in Tibet si è scatenato un inferno di violenza. Ma anche le tragedie hanno un'incubazione, non si manifestano da un giorno all'altro. E per tanto, troppo tempo, il mondo intero è stato inerte ad osservare la sofferenza del popolo tibetano.
Il silenzio può essere davvero prezioso, ma anche vergognoso.
Oggi è sotto gli occhi di tutti la violenta repressione della protesta tibetana, ad opera del governo cinese. È una situazione inaccettabile, sotto qualsiasi punto di vista, per ogni Paese che si dichiari civile e ancor più, è vergognoso il silenzio che per anni ha avvolto la triste condizione dei tibetani, vittime di ogni genere di sopruso da parte della Cina.
Oggi, i manifestanti e i monaci buddisti che chiedono autonomia da un governo che li ha invasi più di cinquant’anni fa, vengono picchiati, torturati e uccisi dall’esercito invasore.
La pulizia etnica e culturale messa in atto con tanta violenza dai comunisti cinesi non ha nulla di diverso dalla pulizia etnica che misero in atto i nazisti. L’uomo non impara dai suoi errori e nemmeno dai suoi orrori.
La cosa però che più mi sconvolge è: perché tutto questo silenzio? Perché non ho ancora visto uno dei tanti centri sociali soliti a bruciar bandiere statunitensi, mettere al rogo qualche bella bandiera cinese? Dove sono anche questa volta i pacifinti e i girotondini con i loro cortei e le loro bandiere arcobaleno? Dov'è la Sgrena? Dov'è Emergency? Dov'è Pecoraro? Dov'è Diliberto?
Queste domande me le ero già poste qualche tempo fa, quando ad essere picchiati, torturati e privati di ogni diritto umano davanti alle televisioni di tutto il mondo erano stati i monaci birmani. E me lo sono chiesta quando il governo italiano si è rifiutato di ricevere il Dalai Lama. Evidentemente Il Dalai Lama è un Nobel per la Pace scomodo.
A me questo levarsi di voci, di “non boicottiamo i Giochi Olimpici di Pechino, in modo da dare alla Cina un esempio di libertà” mi sa tanto di ipocrisia. La Cina sa cos’è la libertà, ma se ne infischia. Come se ne infischia di diritti civili e umani. Come fa qualsiasi dittatura. Senza contare che per i cinesi lo sport non è vissuto con spirito di fratellanza e di libertà, ma come una durissima disciplina.
L’unica cosa ingiusta nel boicottare le Olimpiadi, sarebbe negare un’occasione a tutti quegli atleti che hanno onestamente faticato per anni, per vivere quelle magiche giornate di pacifico confronto sportivo tra
diversi Paesi.

Ecco, quello che pensavo l'ho detto. Forse non tutti condivideranno il mio punto di vista, ma invito chiunque legga questo post a interrompere questo vergognoso silenzio e, qualora lo volesse, a parlare dalle pagine del proprio blog o sito di questa tragedia, che tocca le coscienze di tutti noi.

venerdì 9 novembre 2007

9 NOVEMBRE 1989: CADE IL MURO DI BERLINO

Il Parlamento italiano, nel 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

Nei giorni della caduta, il grande violoncellista Rostropovic (privato, anni prima, della cittadinanza sovietica) improvvisò un concerto davanti al muro; l'evento, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, è considerato il requiem per il muro e la Guerra Fredda.


Oggi è il giorno della memoria, ma c'è un altro aspetto del Muro di Berlino di cui mi preme parlare: l'aspetto artistico.

A partire dagli anni '80, alcuni artisti famosi, come Keith Haring e Thierry Noir, iniziarono a dipingere il lato del muro che dava su Berlino Ovest, in seguito migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti, utilizzarono il muro per i loro progetti artistici. Il muro si coprì quasi interamente di murales, dalle semplici scritte a disegni molto elaborati e ben eseguiti, alcuni dei quali si guadagnarono una certa notorietà, come quello che raffigurava una Trabant gialla che sfonda il muro. La East Side Gallery lunga più di 1 Km che fu pitturata subito dopo il crollo del muro, è stata definita la più grande galleria di pittura all'aria aperta del mondo. Purtroppo pochi dei murales hanno resistito al tempo e ai turisti che continuano a scrivere i loro nomi sul muro. La città di Berlino, notoriamente a corto di fondi, ha investito pochissimo nel restauro del muro e nel 2000 solo alcuni dei dipinti furono restaurati e protetti dai vandali. Malgrado siano protette dalle leggi sulla tutela dei monumenti, non è chiaro quale sia il destino di queste parti del muro.

« L’obiettivo del muro: evitare che il popolo della Germania socialista potesse scappare nel mondo normale. Il muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunkers, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine.Ma più lavoro, ingenuità, denaro e acciaio i comunisti mettevano per migliorare il muro, più chiaro diventava un concetto: gli esseri umani possono essere mantenuti in una società comunista solo con ostruzioni impenetrabili, filo spinato, cani e sparandogli alle spalle. Il muro significava che il sistema che i comunisti avevano costruito non attraeva ma repelleva. »

Viktor Suvorov, L’ombra della Vittoria

lunedì 1 ottobre 2007

SCONTRI CON I NO TAV. ORA SI CONVOCANO I POLIZIOTTI

I poliziotti non ci stanno. Giustamente. Tanto che il Sap minaccia di organizzare una grande manifestazione di protesta sotto la sede della Corte dei Conti a Roma.
Il motivo dovrebbe essere fonte di indignazione per un qualsiasi Paese civile: un centinaio, tra agenti, funzionari e dirigenti hanno ricevuto in queste ultime ore una notifica firmata dal procuratore regionale della Corte dei Conti del Piemonte, Ermete Bogetti. Così il testo: «Istruttoria n. 2005/00678/BGT, prot. N. 49205, azione di responsabilità per danno alla finanza pubblica nei confronti di appartenenti alle Forze dell’Ordine per comportamento lesivo dell’immagine del Corpo e dello Stato, in occasione di intervento in Val di Susa nella notte tra il 05 e il 06 dicembre 2005».
La notifica è stata inviata a poliziotti che si trovavano in Val di Susa, quando i No-Tav avevano occupato, con l’aiuto di anarchici e autonomi, i cantieri dell’Alta Velocità. Ricordo che questi signori furono accusati di accusati di «devastazione e saccheggio».

I poliziotti convocati dovranno presentarsi a Torino nella veste di «testimoni informati dei fatti».
La situazione è quantomeno anomala, dal momento che la procura della Repubblica di Torino aveva già chiesto l’archiviazione per alcuni procedimenti relativi agli incidenti di Venaus in cui erano proprio indagati i dirigenti della polizia; evidentemente la Corte dei Conti del Piemonte procede imperterrita nel suo iter, del tutto indifferente ai risultati delle inchieste condotte dai pm torinesi.
Durissima la replica Il segretario generale del Sap, Filippo Saltamartini: «E’ in atto un aperto conflitto tra le istituzioni dello Stato. Noi andremo oggi dal ministro degli Interni, Giuliano Amato, per chiedere un intervento diretto e senza equivoci, per tutelare le forze dell’ordine dalle incursioni della Corte dei Conti. Vogliamo una risposta chiara e rapidissima. E’ in gioco il ruolo stesso della polizia di Stato, nella salvaguardia e nella tutela della democrazia. Ma come si fa ad avviare un procedimento del genere, che potrebbe concludersi con delle sanzioni finanziarie nei confronti di chi ha fatto solo il proprio dovere? E’ una vergogna intollerabile. Affideremo la difesa degli agenti a un collegio difensivo. E’ una vicenda grottesca, c’è qualcosa di incomprensibile».
E dire che la polizia ha fatto solo il proprio dovere, cercando arginare la furia devastatrice di chi cerca in ogni pretesto la scusa per poter incendiare cassonetti e spaccare tutto quello che gli capita sotto tiro.
Va ricordato che al termine dei disordini scoppiati durante lo sgombero ci furono diversi feriti tra le Forze dell'ordine.
Le posizioni di chi è stato convocato, dopo il confronto, potrebbero aggravarsi e trasformarsi in «imputati». Ma di che? Un mistero. A meno che anche il giudice non faccia parte dei No-Tav.


venerdì 28 settembre 2007

BIRMANIA: UN BAGNO DI SANGUE

Non è possibile chiudere gli occhi su quanto sta accadendo in Birmania in questi giorni. Obbligo di tutti è levare un grido di sdegno per la repressione che il governo sta portando avanti contro i monaci buddisti e i manifestanti che protestano contro il regime militare che da 45 anni governa con pugno di ferro il Paese asiatico.
Fa orrore che certi massacri si ripetano nella storia. L'uomo non impara dai suoi errori. Li ripete, con ostinata, insensata violenza.
Non spenderò più di una parola per i nostri politici che per giorni hanno mantenuto un disgustoso silenzio a proposito della tragedia che sta ammazzando decine di persone innocenti: vergognatevi!
Io voglio levare il mio grido di ammirazione alle migliaia di manifestanti che nonostante i morti di ieri, nonostante le migliaia di militari in assetto di guerra che presidiano massicciamente Rangoon e minacciano di sparare ancora, nonostante il coprifuoco, sono tornati oggi in piazza nella capitale birmana.

Io spero che il sorriso dei monaci protagonisti di questa rivoluzione per valori come la libertà e la democrazia, ci ponga davanti ad uno scrupolo di coscienza e ci faccia comprendere che in piazza non si può andare solo contro gli USA, a berciare contro i nostri poliziotti. Sarebbe auspicabile scendere anche noi in piazza, perché mobilitarsi in segno di solidarietà con chi si fa torturare e malmenare per difendere la propria libertà, significa avere davvero degli ideali, a differenza di chi sa solo tirare fuori la solita maglietta del Che o la bandiera con l'arcobaleno per scaraventarsi contro chi la democrazia la difende.