La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!
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martedì 15 aprile 2008

SPERIAMO SIA LA VOLTA BUONA!

La maratona elettorale è finita. E i risultati elettorali parlano chiaro.
Berlusconi ha ottenuto una vittoria travolgente e sarà per la terza volta primo ministro. Sia alla Camera che al Senato avrà una salda maggioranza di seggi.
Il Cavaliere deve in gran parte la sua vittoria all'enorme successo della Lega che però è sempre stato un fedele alleato, pur portando avanti con fierezza le proprie idee di partito fortemente legato al territorio.

A quanto pare, alla fine di una campagna in cui la gente ha guardato più alla storia politica dei due contendenti che ai programmi, gli italiani hanno dato a Berlusconi l'ultima chance per cambiare il Paese.
Gli elettori non si sono fatti incantare dal "nuovismo" di Veltroni, che non si è potuto smarcare dalla catastrofica eredità del Governo Prodi. Del resto, disastri combinati dal governo di centro-sinistra erano sotto gli occhi di tutti. Il Pd ha dovuto incassare la sconfitta.
Per quanto riguarda la sinistra, però, va aggiunto che emerge da queste elezioni un dato di fondamentale importanza: la nascita, finalmente, di una sinistra di stampo europeo, che si spera manterrà le premesse, espresse nei toni pacati della campagna elettorale enella telefonata di auguri di Veltroni a Berlusconi.
Per la prima volta chi ha portato il nome “comunista” non sarà presente in Parlamento. Il PD ha cancellato dalla scena politica il fondamentalismo ideologico della sinistra massimalista, fuori tempo e fuori luogo. Dopo 60 anni, era ora.
Ora per il Cavaliere comincia la fase più difficile: il governo. Si spera che abbia fatto tesoro degli errori commessi e soprattutto, ben sapendo che questa è la sua ultima occasione, tra 5 anni ci riconsegni un'Italia diversa da quella di oggi e con più fiducia nel futuro.

mercoledì 19 marzo 2008

LA VERGOGNA DEL SILENZIO

Accolgo con enorme piacere l'invito di Isabel Green a scrivere un post sulla tragica situazione che sta vivendo il Tibet in questi giorni.

Se penso al Tibet a me viene in mente la pace, la calma di paesaggi mozzafiato e di un cielo così blu che lo puoi vedere soltanto li. E invece, in queste ultime settimane, in Tibet si è scatenato un inferno di violenza. Ma anche le tragedie hanno un'incubazione, non si manifestano da un giorno all'altro. E per tanto, troppo tempo, il mondo intero è stato inerte ad osservare la sofferenza del popolo tibetano.
Il silenzio può essere davvero prezioso, ma anche vergognoso.
Oggi è sotto gli occhi di tutti la violenta repressione della protesta tibetana, ad opera del governo cinese. È una situazione inaccettabile, sotto qualsiasi punto di vista, per ogni Paese che si dichiari civile e ancor più, è vergognoso il silenzio che per anni ha avvolto la triste condizione dei tibetani, vittime di ogni genere di sopruso da parte della Cina.
Oggi, i manifestanti e i monaci buddisti che chiedono autonomia da un governo che li ha invasi più di cinquant’anni fa, vengono picchiati, torturati e uccisi dall’esercito invasore.
La pulizia etnica e culturale messa in atto con tanta violenza dai comunisti cinesi non ha nulla di diverso dalla pulizia etnica che misero in atto i nazisti. L’uomo non impara dai suoi errori e nemmeno dai suoi orrori.
La cosa però che più mi sconvolge è: perché tutto questo silenzio? Perché non ho ancora visto uno dei tanti centri sociali soliti a bruciar bandiere statunitensi, mettere al rogo qualche bella bandiera cinese? Dove sono anche questa volta i pacifinti e i girotondini con i loro cortei e le loro bandiere arcobaleno? Dov'è la Sgrena? Dov'è Emergency? Dov'è Pecoraro? Dov'è Diliberto?
Queste domande me le ero già poste qualche tempo fa, quando ad essere picchiati, torturati e privati di ogni diritto umano davanti alle televisioni di tutto il mondo erano stati i monaci birmani. E me lo sono chiesta quando il governo italiano si è rifiutato di ricevere il Dalai Lama. Evidentemente Il Dalai Lama è un Nobel per la Pace scomodo.
A me questo levarsi di voci, di “non boicottiamo i Giochi Olimpici di Pechino, in modo da dare alla Cina un esempio di libertà” mi sa tanto di ipocrisia. La Cina sa cos’è la libertà, ma se ne infischia. Come se ne infischia di diritti civili e umani. Come fa qualsiasi dittatura. Senza contare che per i cinesi lo sport non è vissuto con spirito di fratellanza e di libertà, ma come una durissima disciplina.
L’unica cosa ingiusta nel boicottare le Olimpiadi, sarebbe negare un’occasione a tutti quegli atleti che hanno onestamente faticato per anni, per vivere quelle magiche giornate di pacifico confronto sportivo tra
diversi Paesi.

Ecco, quello che pensavo l'ho detto. Forse non tutti condivideranno il mio punto di vista, ma invito chiunque legga questo post a interrompere questo vergognoso silenzio e, qualora lo volesse, a parlare dalle pagine del proprio blog o sito di questa tragedia, che tocca le coscienze di tutti noi.

mercoledì 27 febbraio 2008

TUTTO PROCEDE BENE!

Era questa la notizia che aspettavo con ansia prima di tornare a scrivere qualcosa... Non so, mi è preso uno strano spirito di scaramanzia, da quando ho fatto il prelievo per il tritest.
Quando poi ho aperto la busta e ho visto che tutti i valori erano nella norma e l'indice di rischio molto basso rientrava negli standard, mi sono talmente rilassata che sono scoppiata a piangere nel parcheggio dell'ospedale.
Ora, io l'ho vissuto con una tale ansia che non so se ripeterei un tale esame. Dico questo anche perché io data la mia età, non rientro nella categoria di donne a rischio per eventuali gravidanze che presentino anomalie. Infatti non ho fatto nessun esame diagnostico (amniocentesi e villocentesi), anche perché ero spaventata dall'indice di rischio (seppure bassissimo) di perdere il bambino in seguito ad un esame invasivo.
Su consiglio del mio medico ho però fatto questo banalissimo prelievo del sangue, che però è molto importante perché permette di dosare gli ormoni che il bambino rilascia nell'organismo della mamma e quindi di calcolare l'indice di probabilità di difetti cromosomici. Ci tengo a precisare che non si tratta di un esame diagnostico, ma, per quanto accurato, di un calcolo di rischio su base statistica.
Nella settimana in cui ho atteso il risultato, ero così nervosa che la mia mamma è venuta qualche giorno da me a farmi compagnia. Mi sono sentita coccolata e ho messo un po' da parte i pensieri angosciosi. Abbiamo fatto un po' di shopping per il bebè (poche cose, ma carinissime, tutte di colore neutro perché non sappiamo ancora che cos'è!) e per me, visto che stavano saltando le cuciture di quasi tutti i miei indumenti, soprattutto quelli intimi. Siamo anche andate a vedere una bella mostra sulla quale scriverò senza dubbio una recensione.
Ma intanto, la sera, mi trovavo a fare i conti con le mie paure e per la prima volta argomenti fino ad ora letti solo sui giornali o sentiti nei dibattiti in tv, mi hanno vista coinvolta in prima persona. Parlare di diritto alla vita, di interruzione di gravidanza, quando un bambino ce l'hai nella pancia è tutta un'altra cosa. Ti senti talmente coinvolta che persino i tuoi pensieri ti fanno male, anche se non li esprimi ad alta voce.
Premetto che le poche cose che sto per dire son il mio personalissimo punto di vista. Io sono cattolica, non una buona praticante, ma fermamente credente. In questo periodo più che mai, mi affido alla preghiera per trovare tranquillità e sicurezza, per me e per il mio bambino.
Però credo che ogni donna abbia il diritto di scelta. Non posso io, cattolica, con un'idea dettata dalla fede, decidere del futuro di altre vite, che magari non condividono neppure il mio Credo. Io voglio essere rispettata per i miei valori e le mie scelte, ma sono pronta a difendere anche i valori e i diritti degli altri.
Non sono in assoluto contro la legge sull'aborto. Lo sono, in parte, da un punto di vista personale, nel senso che io lo farei solo nel caso in cui anche la mia vita fosse in pericolo o il bambino fosse frutto della violenza anziché dell'amore. Lo posso dire, credetemi, perché mentre aspettavo il risultato del tritest sono stata presa da ogni sorta di dubbio e alla fine, con Giorgio, abbiamo deciso che comunque una nuova vita merita una possibilità, seppure breve.
Non so se sono io che ci presto più attenzione, o se effettivamente questi siano argomenti che stanno dominando tra i titoli dei telegiornali di queste sere. Sta di fatto che secondo me una legge che regolamenti certi aspetti, delicatissimi, della vita, ci vuole. e quella che abbiamo mi sembra abbastanza buona. Quindi mi piacerebbe non sentire più parlare di "attacco alla 194", ma piuttosto che fosse dedicata maggiore attenzione ai risvolti psicologici che determinate scelte lasciano dietro di sé. Molte donne andrebbero consigliate, confortate e non lasciate sole di fronte ad una maternità difficile. Molte associazioni a difesa della vita già fanno molto, ma se fossero più supportate sono sicura che nascerebbero più bambini e che molte tragedie si potrebbero evitare.
Ecco, scusate lo sfogo, ma aver messo queste cose nero su bianco mi ha definitivamente tolto un peso dallo stomaco. Scusate la pesantezza dell'argomento, ma se vorrete intervenire o proporre il vostro punto di vista, ne sarò ben felice. Credo che tutti possiamo dare il nostro contributo, senza pregiudizi, ma solo con il desiderio di creare un proficuo scambio di opinioni (e questa sarebbe una bella lezione anche per la classe politica!).

venerdì 9 novembre 2007

9 NOVEMBRE 1989: CADE IL MURO DI BERLINO

Il Parlamento italiano, nel 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

Nei giorni della caduta, il grande violoncellista Rostropovic (privato, anni prima, della cittadinanza sovietica) improvvisò un concerto davanti al muro; l'evento, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, è considerato il requiem per il muro e la Guerra Fredda.


Oggi è il giorno della memoria, ma c'è un altro aspetto del Muro di Berlino di cui mi preme parlare: l'aspetto artistico.

A partire dagli anni '80, alcuni artisti famosi, come Keith Haring e Thierry Noir, iniziarono a dipingere il lato del muro che dava su Berlino Ovest, in seguito migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti, utilizzarono il muro per i loro progetti artistici. Il muro si coprì quasi interamente di murales, dalle semplici scritte a disegni molto elaborati e ben eseguiti, alcuni dei quali si guadagnarono una certa notorietà, come quello che raffigurava una Trabant gialla che sfonda il muro. La East Side Gallery lunga più di 1 Km che fu pitturata subito dopo il crollo del muro, è stata definita la più grande galleria di pittura all'aria aperta del mondo. Purtroppo pochi dei murales hanno resistito al tempo e ai turisti che continuano a scrivere i loro nomi sul muro. La città di Berlino, notoriamente a corto di fondi, ha investito pochissimo nel restauro del muro e nel 2000 solo alcuni dei dipinti furono restaurati e protetti dai vandali. Malgrado siano protette dalle leggi sulla tutela dei monumenti, non è chiaro quale sia il destino di queste parti del muro.

« L’obiettivo del muro: evitare che il popolo della Germania socialista potesse scappare nel mondo normale. Il muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunkers, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine.Ma più lavoro, ingenuità, denaro e acciaio i comunisti mettevano per migliorare il muro, più chiaro diventava un concetto: gli esseri umani possono essere mantenuti in una società comunista solo con ostruzioni impenetrabili, filo spinato, cani e sparandogli alle spalle. Il muro significava che il sistema che i comunisti avevano costruito non attraeva ma repelleva. »

Viktor Suvorov, L’ombra della Vittoria

lunedì 1 ottobre 2007

SCONTRI CON I NO TAV. ORA SI CONVOCANO I POLIZIOTTI

I poliziotti non ci stanno. Giustamente. Tanto che il Sap minaccia di organizzare una grande manifestazione di protesta sotto la sede della Corte dei Conti a Roma.
Il motivo dovrebbe essere fonte di indignazione per un qualsiasi Paese civile: un centinaio, tra agenti, funzionari e dirigenti hanno ricevuto in queste ultime ore una notifica firmata dal procuratore regionale della Corte dei Conti del Piemonte, Ermete Bogetti. Così il testo: «Istruttoria n. 2005/00678/BGT, prot. N. 49205, azione di responsabilità per danno alla finanza pubblica nei confronti di appartenenti alle Forze dell’Ordine per comportamento lesivo dell’immagine del Corpo e dello Stato, in occasione di intervento in Val di Susa nella notte tra il 05 e il 06 dicembre 2005».
La notifica è stata inviata a poliziotti che si trovavano in Val di Susa, quando i No-Tav avevano occupato, con l’aiuto di anarchici e autonomi, i cantieri dell’Alta Velocità. Ricordo che questi signori furono accusati di accusati di «devastazione e saccheggio».

I poliziotti convocati dovranno presentarsi a Torino nella veste di «testimoni informati dei fatti».
La situazione è quantomeno anomala, dal momento che la procura della Repubblica di Torino aveva già chiesto l’archiviazione per alcuni procedimenti relativi agli incidenti di Venaus in cui erano proprio indagati i dirigenti della polizia; evidentemente la Corte dei Conti del Piemonte procede imperterrita nel suo iter, del tutto indifferente ai risultati delle inchieste condotte dai pm torinesi.
Durissima la replica Il segretario generale del Sap, Filippo Saltamartini: «E’ in atto un aperto conflitto tra le istituzioni dello Stato. Noi andremo oggi dal ministro degli Interni, Giuliano Amato, per chiedere un intervento diretto e senza equivoci, per tutelare le forze dell’ordine dalle incursioni della Corte dei Conti. Vogliamo una risposta chiara e rapidissima. E’ in gioco il ruolo stesso della polizia di Stato, nella salvaguardia e nella tutela della democrazia. Ma come si fa ad avviare un procedimento del genere, che potrebbe concludersi con delle sanzioni finanziarie nei confronti di chi ha fatto solo il proprio dovere? E’ una vergogna intollerabile. Affideremo la difesa degli agenti a un collegio difensivo. E’ una vicenda grottesca, c’è qualcosa di incomprensibile».
E dire che la polizia ha fatto solo il proprio dovere, cercando arginare la furia devastatrice di chi cerca in ogni pretesto la scusa per poter incendiare cassonetti e spaccare tutto quello che gli capita sotto tiro.
Va ricordato che al termine dei disordini scoppiati durante lo sgombero ci furono diversi feriti tra le Forze dell'ordine.
Le posizioni di chi è stato convocato, dopo il confronto, potrebbero aggravarsi e trasformarsi in «imputati». Ma di che? Un mistero. A meno che anche il giudice non faccia parte dei No-Tav.


venerdì 28 settembre 2007

BIRMANIA: UN BAGNO DI SANGUE

Non è possibile chiudere gli occhi su quanto sta accadendo in Birmania in questi giorni. Obbligo di tutti è levare un grido di sdegno per la repressione che il governo sta portando avanti contro i monaci buddisti e i manifestanti che protestano contro il regime militare che da 45 anni governa con pugno di ferro il Paese asiatico.
Fa orrore che certi massacri si ripetano nella storia. L'uomo non impara dai suoi errori. Li ripete, con ostinata, insensata violenza.
Non spenderò più di una parola per i nostri politici che per giorni hanno mantenuto un disgustoso silenzio a proposito della tragedia che sta ammazzando decine di persone innocenti: vergognatevi!
Io voglio levare il mio grido di ammirazione alle migliaia di manifestanti che nonostante i morti di ieri, nonostante le migliaia di militari in assetto di guerra che presidiano massicciamente Rangoon e minacciano di sparare ancora, nonostante il coprifuoco, sono tornati oggi in piazza nella capitale birmana.

Io spero che il sorriso dei monaci protagonisti di questa rivoluzione per valori come la libertà e la democrazia, ci ponga davanti ad uno scrupolo di coscienza e ci faccia comprendere che in piazza non si può andare solo contro gli USA, a berciare contro i nostri poliziotti. Sarebbe auspicabile scendere anche noi in piazza, perché mobilitarsi in segno di solidarietà con chi si fa torturare e malmenare per difendere la propria libertà, significa avere davvero degli ideali, a differenza di chi sa solo tirare fuori la solita maglietta del Che o la bandiera con l'arcobaleno per scaraventarsi contro chi la democrazia la difende.

domenica 16 settembre 2007

IN RICORDO DI MARIA CALLAS

Sono passati 30 anni da quella mattina in cui, Maria Callas, la donna che aveva rivoluzionato l'opera lirica, che aveva fatto tanto parlare di sé, per la sua portentosa voce, per i suoi capricci da prima donna, per il suo amore con Aristotele Onassis, si spense "sola, abbandonata, in questo popoloso deserto che appellano Parigi". Mai frase, tratta dalla Traviata, opera che Maria amò e portò in scena con una memorabile regia di Luchino Visconti, fu più appropriata per descrivere la fine di una donna che identificò il proprio destino in quello delle eroine che aveva interpretato in teatro.
La sua voce è stata un miracolo, non ci sono altre parole per descriverla. Altre cantanti ebbero e avranno una voce forse più bella, più morbida, ma lei aveva un carisma che nessuna potrà eguagliare.

Un fascino, quello della Callas, costruito con sforzi sovrumani. Sia per quanto riguarda la trasformazione che impose al suo fisico diventando, da ragazza paffuta e sgraziata, una splendida donna, icona di eleganza al pari del suo mito Audrey Hepburn, sia per le fatiche che non si risparmiava nello studio, pretendendo sempre da se stessa la perfezione.
Maria affrontava ogni personaggio che portava in scena scavando nelle pieghe della sua anima, studiando ogni minimo dettaglio dei gesti e del fraseggio. La sua grandezza è stata quella di pensare alla totalità del personaggio e della partitura musicale, al significato letterale del testo e alle sensazioni che accompagnavano la musica.
La Callas portò avanti una sorta di "riscrittura" della musica, andando ben oltre il solo problema dell' interpretazione: il suo fine ultimo era quello della verità musicale.
Tutta la sua vita fu affascinante: gli esordi difficili, gli anni dei trionfi, gli scandali, il divorzio e la lunga relazione con un uomo potente come Onassis, la solitudine in cui si chiuse dopo l'addio alle scene. Ma la sua vera grandezza è stata quella di dare un volto nuovo all'opera lirica; tutto il resto fa parte del mito: in parte lo ha accresciuto, ma resta un dettaglio.
I suoi ruoli più famosi per certi versi erano allegorie del suo destino: di Norma lei stessa diceva: "Mi somiglia, ruggisce come una leonessa ma non lo è". Tosca e Traviata rappresentano il sacrificio, la solitudine, quindi l'ultimo atto della sua vita.

Maria era unica. Ancor oggi, ascoltando le sue incisioni, rivedendo i filmati dell'epoca, la sua voce (ma sarebbe più corretto dire: le sue tre voci!), commuove fino alle lacrime. Non a a caso il film del regista documentarista francese Philippe Kohly, Callas assoluta, è stato presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia ed è andato in scena alla Scala nel giorno del suo trentesimo anniversario dalla morte. Citando lo stesso Kohly, "il segreto di Maria è stato quello di realizzare la più classica delle fiabe: una ragazza qualsiasi, né bella né ricca che decide di diventare cantante e regine. E ci riesce".

UN ANNO DALLA MORTE DI ORIANA FALLACI. PER NON DIMENTICARE

Un anno fa il mondo diceva addio ad una delle più grandi scrittrici del secolo scorso: una donna coraggiosa, fedele a se stessa e con la forza di sostenere le proprie idee, sempre, con vigore. Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929, Firenze, 15 settembre 2006) era la prima di tre sorelle: Neera e Paola, anch'esse giornaliste e scrittrici. Il padre fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia, a soli 10 anni, nella resistenza con compiti di vedetta. La giovane Oriana si unì così al movimento clandestino della Resistenza Giustizia e Libertà vivendo in prima persona i drammi della guerra: nel corso dell'occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre fu catturato e torturato a villa Triste, ed in seguito rilasciato. Per il suo attivismo durante la guerra ricevette un riconoscimento d'onore dall'Esercito italiano.
Terminata la guerra, la Fallaci iniziò la carriera giornalistica esortata dallo zio, Bruno Fallaci, grande penna e direttore di settimanali. Lavorò prima come collaboratrice per quotidiani locali e poi come inviata speciale per L'Europeo.
Nel 1965 Oriana Fallaci dedicò al padre il libro Se il sole muore in cui descrisse i preparativi per lo sbarco americano sulla Luna.
Nel 1967 si recò in qualità di corrispondente di guerra per l'Europeo in Vietnam. Ritornerà nel paese dell'Indocina 12 volte in 7 anni raccontando la guerra senza fare sconti né ai Vietcong ne agli americani, documentando menzogne e atrocità, ma anche gli eroismi e l'umanità di un conflitto che lei stessa definì una sanguinosa follia. Le esperienze di un anno di guerra vissute in prima persona vennero raccolte nel libro Niente e così sia pubblicato nel 1969.
Il 2 ottobre 1968, alla vigilia delle Olimpiadi di Città del Messico, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari messicani contro l'occupazione militare del Campus, oggi ricordata come il massacro di Tlateloco, la Fallaci rimase ferita. Morirono centinaia di giovani (il numero preciso è sconosciuto) e anche la giornalista fu creduta morta e portata in obitorio: solo allora un prete si accorse che era ancora viva. La Fallaci definì la strage come «un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra».

Come corrispondente di guerra seguì anche i conflitti tra India e Pakistan, in Sud America e in
Medio Oriente.
Nel 1969 il comandante dell'Apollo 12, Pete Conrad, alla vigilia del lancio, incontrò la Fallaci e chiederle un consiglio riguardo la frase da usare al momento di mettere piede sulla Luna. Poiché Amstrong aveva detto: «Un piccolo passo per un uomo, un gigantesco balzo per l'umanità», la scrittrice consigliò, dato la bassa statura di Conrad, la frase: «Sarà stato un piccolo passo per Neil, ma per me è stato proprio lungo». Il comandante, che portò con sé sulla Luna una foto di Oriana bambina con la madre, disse proprio questa frase una volta giunto sul satellite.
Il 21 agosto 1973 la giornalista fiorentina conobbe Alekos Panagulis, leader della Resistenza greca contro il regime dei Colonnelli. Si incontrarono il giorno che lui uscì dal carcere: ne diventerà la compagna di vita fino alla morte
di lui, avvenuta in un apparente incidente stradale il 1 maggio 1976. La storia di Panagulis verrà raccontata dalla scrittrice nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1978.
Nel 1975 la Fallaci e Panagulis collaborarono alle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini, amico della coppia. La Fallaci sarà la prima a denunciare il movente politico dell'omicidio del
poeta.
Lo stesso anno uscì il primo libro di Oriana Fallaci diverso dall'inchiesta giornalistica, Lettera a un bambino mai nato. Fu il primo grande successo editoriale della scrittrice e vendette 4 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo.
All'attività di reporter hanno fatto seguito le interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti. Tra i personaggi intervistati dalla Fallaci: Re
Husayn di Giordania, Pietro Nenni, Giulio Andreotti, Yasser Arafat, Mohammed Reza Pahlavi, Henry Kissinger, Indira Gandhi, Golda Meir, Muammar Gheddafi e l'Ayatollah Khomeini (durante l'intervista a quest'ultimo,
la Fallaci lo apostrofò come tiranno e si tolse il chador che era stata costretta ad indossare per essere ammessa alla sua presenza).
Consegnandole la laurea honoris causa in letteratura, il rettore del Columbia College di Chicago, la definì «uno degli autori più letti ed amati del mondo». Ha scritto e collaborato per numerosi giornali e periodici, tra cui: New Republic, New York Times, Life, The Washington Post, Look, Der Stern e il Corriere della sera.
Nel 1990 uscì il romanzo Insciallah in cui la scrittrice coniuga la ribalta internazionale con il racconto. Il libro, ambientato tra le truppe italiane inviate dall'ONU a Beirut, si apre con il racconto del primo duplice attentato suicida dei kamikaze islamici contro le caserme americane e francesi che causò 450 morti tra i soldati.
Dopo l'uscita di Insciallah Oriana Fallaci si isolò andando a vivere a New York. Qui iniziò a scrivere un romanzo la cui lavorazione venne interrotta dagli attentati dell'11 settembre 2001.
In questo periodo scoprì di avere un cancro ai polmoni che lei più tardi definirà «L'Alieno».
I suoi libri e articoli sui fatti dell'11 settembre hanno suscitato sia elogi sia contestazioni nel mondo politico e nell'opinione pubblica. Attraverso essi la scrittrice denuncia la decadenza della civiltà occidentale minacciata dal fondamentalismo islamico e incapace di difendersi.
La Fallaci riteneva che la crescente pressione esercitata negli ultimi anni dall'immigrazione islamica verso l'Italia, unita a discutibili scelte politiche e all'aumentare di atteggiamenti di reciproca intolleranza, dimostrasse che staremmo assistendo ad un pianificato tentativo del mondo mussulmano di islamizzazione dell'Occidente, istigato e supportato dal Corano e testimoniato da oltre un millennio di conflitti e ostilità tra mussulmani e cristiani, tentativo che dovrebbe inevitabilmente portare ad uno scontro di civiltà.
Nel novembre 2002, alla notizia della presenza del Social Forum Europeo a Firenze, la scrittrice volò in Italia per impedire che la grande manifestazione organizzata dai no-global venisse ospitata nella sua città. Il suo timore era che si potessero ripetere i fatti del G8 di Genova. Incontrò l'allora ministro dell'Interno Pisanu, il segretario DS Fassino e numerose personalità della politica. La Fallaci pubblicò una lettera aperta sul Corriere della sera, nella quale chiese ai fiorentini di listare la città a lutto al passare dei manifestanti.
Il 14 dicembre 2005 Carlo Azeglio Ciampi ha insignito Oriana Fallaci con una medaglia d'oro quale "benemerita della cultura". Le sue condizioni di salute le hanno impedito di prendere parte alla cerimonia di consegna, in occasione della quale ha scritto: «La medaglia d'oro mi commuove perché gratifica la mia fatica di scrittore e di giornalista, il mio impegno a difesa della nostra cultura, il mio amore per il mio Paese e per la Libertà. Le attuali e ormai note ragioni di salute mi impediscono di viaggiare e ritirare direttamente un omaggio che per me, donna poco abituata alle medaglie e poco incline ai trofei, ha un intenso significato etico e morale».
Dopo aver espresso per tutta la vita opinioni anticlericali e dopo essersi dichiarata "atea-cristiana", dichiarò pubblicamente la sua ammirazione per papa Benedetto XVI, che l'ha ricevuta a Castel Gandolfo in udienza privata il 27 agosto 2005.
Nel marzo 2005 il quotidiano di Vittorio Feltri, Libero, lanciò una raccolta di firme affinché il Presidente della Repubblica conferisse alla Fallaci il titolo di senatore a vita. Vennero raccolte oltre 75.000 firme. Nonostante il successo di adesioni all'iniziativa la proposta non fu accolta. La Fallaci morì il 15 settembre 2006, a 77 anni, dopo un peggioramento delle sue condizioni di salute dovuto al tumore che da anni l'aveva colpita. Aveva deciso di tornare a Firenze, con grande riserbo, per passarvi i suoi ultimi giorni.
È stata sepolta nel cimitero degli Allori, che ospita anche tombe di atei, mussulmani e ebrei, alle porte di Firenze, nella tomba di famiglia accanto ad un ceppo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno di vita. Con lei sono stati sepolti una copia del Corriere della Sera, tre rose gialle e un Fiorino d'Oro (premio che la Fallaci non ha mai vinto), donatole da Franco Zeffirelli.
Larga parte del suo grande patrimonio librario è stato donato, insieme ad altri cimeli, come lo zaino usato dalla scrittrice in Vietnam, alla Pontificia Università Lateranense, il cui rettore, monsignor Fisichella, fu amico della scrittrice e le stette vicino in punto di morte. Nell'annunciare la donazione Fisichella ha definito questo come l'ultimo regalo a papa Benedetto XVI per il quale la scrittrice nutriva «una autentica venerazione».

Ieri a Milano, A Palazzo Litta, è stata inaugurata la mostra «Intervista con la storia», che durerà fino al 30 novembre, poi andrà a Firenze e a Roma, al Vittoriano; nella città natale sono stati deposti cuscini di rose della Regione sulla sua tomba al Cimitero evangelico e il Comune si è infine deciso, dopo parecchio pressing a opera dei giornali fiorentini, ad annunciare che le sarà intitolata una via.
Come ha scritto acutamente sulla Stampa Carla Reschia, Oriana Fallaci troverebbe di certo qualche commento aguzzo per il coro dei tributi in onore della sua memoria che fin dall'altro giorno il vice premier e ministro ai Beni culturali, Francesco Rutelli, si è premurato di avviare affermando che la giornalista e scrittrice deve essere ricordata «senza tentennamenti», perché, «l’idea per cui per onorare un intellettuale, un'artista, una scrittrice, una figura della cultura, ci debba essere condivisione del suo messaggio appartiene alla preistoria».
Ecco, io vorrei aggiungere il mio pensiero: io sono felice che Oriana sia stata celebrata e ricordata, certamente andrò a vedere la mostra, ho colto l'opportunità di acquistare i suoi romanzi che ancora non avevo, dal momento che ho trovato in libreria delle edizioni economiche convenienti e ho cominciato a leggere Un uomo: è il mio piccolo modo per ricordare una donna che ha avuto la forza di mettere nero su bianco ciò che molti pensano e pochi hanno il coraggio di dire.

Io la Fallaci l'ho sempre ammirata, al liceo lessi Lettera a un bambino mai nato e rimasi sconcertata dai suoi toni crudi, eppure così reali: la sua scrittura ti possedeva, ti scuoteva l'anima, ma dovevi andare avanti, finirlo quel libro. Dopo l'11 settembre, l'ho amata. L'ho amata per il modo in cui ha scosso le coscienze intorpidite di tutti noi: benpensanti, finti buonisti, borghesi. L'ho amata per il coraggio con cui ha affrontato la malattia, per il suo amore fortissimo per la vita: credo che questa sia la lezione più bella che ci ha lasciato. L'ho amata per la sua dignità, perché era una vera signora, anche se usava toni talvolta violenti non era mai volgare, semplicemente era vera, sincera fino alla crudeltà, e per questo ci vuole coraggio.

Per tutto questo, per l'amore per la libertà che ci hai trasmesso, per molto altro ancora, per tutto quello che scoprirò leggendo gli altri tuoi libri, non posso aggiungere altro che: GRAZIE ORIANA!

lunedì 9 luglio 2007

WELCOME 500!!!

Mercoledì 4 luglio è rinato un mito.
La nuova 500, ultima nata di casa Fiat ha fatto il suo ingresso su un palco sfavillante di luci montato appositamente sul Po, di fronte ai Murazzi torinesi, di fronte ad una folla festante di oltre diecimila persone che avevano assistito ad uno spettacolo di circa due ore, degno di una cerimonia olimpica.
Il caro cinquino, ideato dal genio dell'ingegnere Dante Giacosa, ha fatto la sua prima apparizione con il nome di Nuova 500, per distinguerla dalla Topolino, il 4 luglio 1957. Cinquant'anni dopo, il cuore degli italiani (permettetemi di dire dei torinesi in particolare!) palpita ancora per la piccolina di casa Fiat, simbolo di un' epoca ed oggetto di costume.
Per chi ha contribuito a questo show grandioso, con notti insonni, cibo di fortuna, telefoni impazziti quattordici ore al giorno, il momento in cui la bimbetta ha afferrato il microfono per annunciare "Welcome 500!" è stato un momento di pura emozione...il cuore batteva forte, quasi tutti noi ragazzi della 500, come ci chiamavano nei corridoi del Lingotto, ci trovassimo sul palco insieme alla Bambina che faceva la sua apparizione tra fuochi d'artificio ed uno scroscio di applausi.
Il programma della serata è stato quanto mai ricco e variegato: il comune di Torino si è davvero impegnato per fare le cose in grande!Ecco come si è svolta l'intera Giornata della 500:

Dalle 9.30 in Piazza Castello: grande festa per i bambini

Dalle 11 in Piazza Vittorio Veneto: sistemazione 800 vetture 500 storiche

Ore 18.00 in Piazza Vittorio Veneto: annullo filatelico del francobollo celebrativo. Borgo Dora: mercatino dell’antiquariato e del modernariato (ingresso libero)

Ore 19.00 in Piazza San Carlo: aperitivo “Cin Cin Cinquecento”. Borgo Dora: ballo al palchetto, attori e attrici faranno rivivere scene dell’epoca

Ore 19.00 – 20.30 al Quadrilatero Romano: aperitivi e cene tematiche

Ore 19.00 – 24.00 a Borgo Dora: “Il Teatro del Gusto”, le cinque Osterie di Slow Food interpretano la 500

Ore 21.00 – 21.30 in Piazza Castello: concerto Orchestra Ritmi Moderni (Arturo Piazza)

Ore 21.00 – 02.00 in Via Garibaldi: bancarelle dei sigari Toscani, del Barolo Chinato e del cioccolato di Gobino

Dalle 21.30 in Piazza Castello: “500 colpi di spazzola sotto le stelle”, i giovani stilisti dell’acconciatura interpretano la 500

Ore 22.45 – 23.45 Show “Welcome 500” ai Murazzi. Show in diretta su maxi schermi (piazza Vittorio Veneto, piazza Castello, piazza San Carlo, piazza Emanuele Filiberto). Diretta TV su Canale 5.

Ore 23.00 in Piazza Castello: Ugo Alciati interpreta il “gusto” della 500

Ore 24.00 – 02.00 Notte Bianca 500: negozi e gallerie d’arte aperti. Murazzi: dj set. Piazza San Carlo: “Brindisi di Mezzanotte” con Asti Spumante; arrivo della Band 500 a bordo di 500 storiche. Piazza Castello: spaghettata di Mezzanotte di Guido di Pollenzo offerta da Eataly, giochi, intrattenimenti e musica jazz. Borgo Dora: “Il risotto del Pinocchio”, riso di Saiagricola Cascina Veneria. Quadrilatero Romano: dj set, jazz dai balconi.

Alcune righe vanno spese per lo spettacolo dei Murazzi.Premetto che io sono arrivata in Piazza Vittorio semidistrutta e a digiuno, con alle spalle meno di otto ore di sonno negli ultimi tre giorni...ma com'è che si dice? The show must go on! O meglio, il lavoro non è ancora finito! Ho acquistato acqua e piadine per dissetare i colleghi rimasti al parcheggio delle navette degli ospiti e mi sono incamminata lungo Corso Cairoli, interamente transennato e brulicante di poliziotti e uomini del servizio di sicurezza. Complice il mio caro pass "organizzazione" ho potuto muovermi semi-indisturbata. Sfamati gli affamati, finalmente ho potuto godermi anch'io lo spettacolo, peccato che a questo punto nelle tribune non si entrava più e mi sono dovuta accontentare di un posto di fortuna contro un parapetto, dove comunque si vedeva bene.La prima parte l'ho vista meglio nelle prove, ma le scenette di vita degli anni Sessanta condite dalle musiche dei film di Fellini hanno raccolto un grande successo. Credo che gran parte dei presenti siano tornati un po' bambini nel vedere la donnina che spingeva il carretto dei gelati, o i paparazzi che inseguivano un'Anita Ekberg in rosso con una crinolina alta due metri.
All'improvviso cambio immagine: dal cielo, appesa alla gru più alta d'Europa, scende il telaio della nuova auto in gran parte composto da acrobati sorprendentemente agili nel formare con i propri corpi una carrozzeria...come a dire, la Nuova 500 siamo tutti noi!
Poi il concerto di Lauryn Hill la star della serata. Bella voce, peccato non abbia cantato Killing me softly...
Spettacolare nella sua originalità l'esibizione degli artisti israeliani con i loro degeridooo, accompagnati da un battere di pinne (pinne vere, da sub!) coloratissime.
Infine grande chiusura con lo spettacolo pirotecnico, quasi mezz'ora ininterrotta di fuochi grandi, colorati, stupendi! Ed ecco lei, la Bambina che fa la sua comparsa sul palco, non una, ma tante 500 candide che si pavoneggiano davanti alle tribune stracolme di vip, ma anche di gente che ha lavorato a questa rinascita.
Le luci si spengono, la 500 sorvola il palco, come se salutasse vezzosa gli spettatori...non c'è dubbio, ha conquistato ancora una volta il cuore degli italiani...BENVENUTA 500!!!



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