La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!

venerdì 26 ottobre 2007

26 ottobre 1954. TRIESTE RITORNA ITALIANA

Il 26 ottobre 1954, alle 5.20 del mattino, Trieste si svegliò sotto la pioggia, ma quello era comunque un mattino pieno di promesse, atteso per tanti, troppi anni.
I primi ad entrare a Trieste furono i fanti dell'82° Reggimento, seguiti poco dopo dai carabinieri e dai bersaglieri dell'8° Reggimento della divisione "Ariete". Le ragazze salivano sui camion dei militari, li abbracciavano, li baciavano, cantavano, ridevano, piangevano. La gioia di quel giorno, come raccontano le vecchie foto, fu espressa da loro, le ragazze di Trieste, che con la loro euforia resero indimenticabili quelle ore. Il loro volto divenne il volto della liberazione e della vittoria. C'erano tanti soldati americani, che poi le avrebbero sposate quelle ragazze, che avevano conosciuto l'orrore di un dopoguerra in una città, come scrisse l'inviato speciale Giorgio Bocca, "che aveva avuto l'amaro privilegio di trovarsi in prima linea".
Erano passati nove anni da quando il 1° maggio 1945 i partigiani di Tito erano entrati nella città, decisi a rimanervi e con l'intenzione di far arretrare il confine italiano fino all'Isonzo se non fino al Tagliamento.
I partigiani di Tito a Trieste si comportarono da predatori: svuotano le casse della Banca d'Italia, saccheggiarono le case, violentarono le donne, il 5 maggio falciarono a colpi di mitragliatore i cortei dove sventolava il tricolore.
Poi iniziarono i sequestri in massa di sventurati, di notte scaricati vivi nelle voragini carsiche. A migliaia finirono nelle foibe del Carso.
Uno sterminio etnico esteso a tutte le zone di fatto annesse dal regime di Belgrado e che determinò l'esodo di 350.000 italiani dell'Istria e Dalmazia, che cercarono riparo in patria e che, dopo aver dovuto abbandonare le loro case e i loro beni, vennero accolti dall'ostilità dei comunisti italiani, che al pari di quelli di Tito li bollarono come fascisti, sebbene la loro colpa fosse quasi sempre solo quella di essere italiani. Li attese un destino coperto dal silenzio, voluto dai comunisti e avallato dagli opportunismi di un'Italia, che aveva bisogno di rimettersi in piedi, chiudendo con il passato.
Il 12 giugno 1945 finirono i quaranta terribili giorni di occupazione di Trieste: le truppe jugoslave abbandonarono la città e si installò il governo militare alleato. I triestini si riversarono per festeggiare la fine dell'incubo, ma il cammino per riportarli alla democrazia e all'Italia sarebbe stato ancora molto lungo.
Trieste, Piazza Unità., 26 ottobre 1954

Il 3 novembre 1953, nel 35° anniversario dell'ingresso degli Italiani a Trieste dal 1918 e festa di San Giusto, la bandiera italiana fu issata sul Municipio di Trieste, ma subito dopo fu rimossa dagli Americani.
Si formarono cortei di protesta nella città, ma la folla venne dispersa dalla polizia. Alla stazione ferroviaria si formò un corteo di mille persone, molte delle quali di ritorno dal Sacrario di Redipuglia, dove si era svolta l'annuale cerimonia commemorativa. Il 5 novembre gli studenti entrarono in sciopero e formarono un corteo che arrivava fino in Piazza Sant'Antonio. La polizia reagì con idranti e manganelli. Incidenti scoppiarono in tutta la città. La polizia, al comando di ufficiali inglesi, aprì il fuoco ad altezza d'uomo e uccise due persone. Il 6 ripresero i tumulti e gli incendi delle auto della polizia civile. La polizia aprì il fuoco per difendere gli edifici del Governo Militare Alleato. In tarda mattinata un'enorme folla convergeva in Piazza Unità, e assaliva la Prefettura. La bandiera italiana fu nuovamente issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. Intervennero truppe inglesi in assetto di guerra. La polizia sparò ad altezza d'uomo. Quattro Triestini furono uccisi. Solo nel tardo pomeriggio la tensione si allentò. Titoli sui giornali di tutto il mondo parlarono della situazione di Trieste. A loro, ai caduti del 1953, alla loro memoria, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, concesse la Medaglia d'Oro al Valor Civile.

Poi, il 5 ottobre 1954 a Londra si firmò l'accordo per la riannessione di Trieste all'Italia. Trieste aveva pagato per tutti e ora poteva piangere di gioia. Alla radio Nilla Pizzi cantava: "Vola, colomba bianca, vola/ diglielo tu/ che tornerò./ Dille che non sarà più sola/ e che mai più/ la lascerò", la canzone dedicata a Trieste, che aveva vinto nel 1952 il Festival di San Remo. E quel 26 ottobre 1954 la folla, dal posto di blocco di Duino fino in città, formò un fiume umano di 25 chilometri e rimase tutta la notte ad aspettare l'arrivo dei soldati italiani. L'Italia era tornata.

7 commenti:

Lupo Sordo ha detto...

Purtroppo la storia di Trieste è poco conosciuta. Io stesso che mi reputo un mezzo appassionato di storia, non la conoscevo bene

MariCri ha detto...

Hai ragione, è uno dei "buchi neri" nei libri di storia. Come le foibe e tanti altri fatti del secondo dopoguerra mai del tutto chiariti.
Ti consiglio, se non li hai ancora letti, i libri di Pansa: "il sangue dei vinti" e "la grande bugia", c'è di che riflettere.

Il Mari ha detto...

Concordo sul fatto che per anni si è tenuto nascosta la storia di Trieste, delle Foibe e della bella Istria "persa" nella guerra.
Seguirò il consiglio che hai dato a Lupo sordo e comprerò quei libri.
Concedimi un piccolo appunto sull'Istria... quella era Italia e trovi ancora qualcuno della popolazione che parla italiano.

Anonimo ha detto...

Vi sono troppe persone che parlano di Trieste e del suo retroterra del Litorale (istriano), della loro storia e delle loro genti: mi sembra che si parli con le parole di coloro che hanno intenzione di convincere con delle favole la loro "verità"! Innanzitutto, Trieste è sotto amministrazione italiana per conto delle Nazioni Unite, come da Memorandum di Londra! La sovranità italiana è sparita per sempre da Trieste con il Trattato di Pace di Parigi nel 1947, e ciò sia ben chiaro a tutti! A Trieste e nell'Istria ci sono persone che non vogliono essere prese per degli Italiani né Sloveni e né Croati! Poiché questi Stati sono solo i continuatori di una amministrazione che troppo facilmente si confonde con un riacquisto di sovranità! L'Istria non è mai stata italiana se non a causa di una dominazione durata un ventennio circa, con annessa "bonifica nazionale" (pulizia etnica) e italianizzazione forzata! Pochissime centinaia di persone potevano considerarsi italiane, per motivi di convenienza, oppure per origini di provenienza! In Istria vi sono solo Istriani che parlano lo sloveno, il croato, l'istro-rumeno, e le varie parlate istro-venete dovute alla dominazione veneziana! I libri di Pansa non sono da prendere in considerazioni perchè sono delle montature senza alcunché di storico! Provate a ricercare i libri della Cernigoi, piuttosto dove la ricerca storica è avallata da documenti reali ed archiviati! E sarebbe ora di finirla con questa retorica di "ritorno": qui c'è solo un'occupazione che porta Trieste sempre più nel baratro con una "pulizia etnica" inverosimile!

Anonimo ha detto...

Alcune precisazioni sul contenuto del post dell'anonimo precedente:

1) Trieste non è amministrata dall'Italia per conto dell'ONU. Il Trattato di Osimo tra Italia e Jugoslavia (1975) fa della precedente linea di demarcazione un confine internazionale a tutti gli effetti e divide definitivamente l'ex Territorio libero di Trieste, attribuendo la Zona A alla sovranità italiana e la Zona B alla sovranità jugoslava.

2) Sicuramente a Trieste e in Istria "ci sono persone che non vogliono essere prese per degli Italiani né Sloveni né Croati", così come in ogni parte del mondo ci sono "persone" che non si riconoscono nella comunità nazionale in cui vivono: apolidi, anarchici, minoranze linguistiche poco consistenti, ecc. Se parliamo, come si dovrebbe, della maggioranza della popolazione, credo che il punto di vista di queste pochissime "persone" sia tutto sommato irrilevante. E la maggioranza della popolazione del litorale istriano è stata italiana di lingua e di cultura per secoli, fino alla fine della seconda guerra mondiale. Oggi (mi limito a constatare un dato di fatto) è slovena o croata.

3) Quello dell'Istria "non italiana", soggetta a "occupazione", "colonizzazione" e "pulizia etnica" tra il 1918 e il 1945 è un mito caro ai nazionalisti sloveni e croati. Se è vero che nell'interno, così come sul Carso e nell'alta valle dell'Isonzo, gli Slavi erano maggioranza, sulla costa, dall'Isonzo a Fiume e in parte anche in Dalmazia e nelle isole, tutti i centri abitati, salvo i più piccoli, erano in maggioranza italiani. Tali risultano da tutti i censimenti austriaci di prima del 1918 e dalla toponomastica utilizzata sulle carte geografiche austriache e straniere (dove mai si troveranno "Pula", "Rijeka" o "Zadar" prima del 1945). Se ci fu un "esodo" di popolazioni slave dai territori annessi all'Italia nel 1919, questo fu dovuto principalmente a ragioni economiche e alla sostituzione del personale amministrativo austriaco con quello italiano. Nei decenni di sovranità italiana la popolazione slava aumentò leggermente, quindi parlare di "pulizia etnica", soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti nei Balcani, è oltremodo scorretto e fuorviante. Vi fu, nel periodo fascista, un tentativo di snazionalizzazione, di assimilazione forzata delle popolazioni slave (maggioritarie nell'interno), ma è un tipo di politica praticato in quegli anni da tutti i paesi che, per effetto dei trattati seguiti alla prima guerra mondiale, avevano minoranze linguistiche sul loro territorio: la Romania con gli Ungheresi, la Cecoslovacchia e la Polonia con i Tedeschi, la stessa Jugoslavia con gli Italiani della Dalmazia. Giusto? No. Ma chiamarla "pulizia etnica" è del tutto inaccettabile, tanto più che nella zona costiera dei territori annessi la presenza slava era del tutto minoritaria.

4) L'istro-veneto parlato dagli Italiani di quelle terre è un dialetto neolatino, simile al veneto e al triestino, e quindi assimilabile all'italiano. Negare questo fatto significa sostenere che neanche i veneziani, i bergamaschi, i marchigiani e i pugliesi sono italiani. La presenza di parlanti neolatini in quelle regioni è di gran lunga preesistente a quella degli Sloveni e dei Croati. Di conseguenza è assurdo sostenere che la lingua italiana è presente in Istria e Dalmazia a causa della "dominazione veneziana". Sarebbe come dire che a Pisa si parla italiano perché la città era "dominata" dal Granducato di Toscana.

5) Sostenere che "pochissime centinaia di persone potevano considerarsi italiane, per motivi di convenienza, oppure per origini di provenienza" è completamente falso, talmente assurdo da diventare ridicolo. La comunità di lingua italiana non solo era maggioritaria in tutte le città e lungo l'intera costa, ma rappresentava la parte più dinamica della popolazione giuliana e istriana: era italiana l'intera classe dirigente, imprenditoriale e professionale, l'elite culturale, economica e politica.

6) L'unica pulizia etnica avvenuta nella Venezia Giulia è quella operata dalle autorità comuniste jugoslave tra il 1943 e il 1954. Attraverso massacri, violenze, soprusi, minacce, esse indussero la stragrande maggioranza della popolazione italiana (nonché un consistente numero di Slavi contrari al regime comunista) ad abbandonare le loro case e le città in cui le loro famiglie vivevano da generazioni. Lo ha dichiarato lo stesso Milovan Gilas, braccio destro di Tito, in un'intervista rilasciata anni dopo. Nella Venezia Giulia come altrove fu applicato il metodo di pulizia etnica ("psicosi dell'evacuazione") ideato dal nazionalista serbo Vaso Čubrilović. Dietro la maschera dell'antifascismo, dell'internazionalismo, della "fratellanza tra i popoli", si nascondeva una nuova, micidiale incarnazione del nazionalismo jugoslavo. Tito approfittò della situazione venutasi a creare nella regione per tentare di realizzare l'antico sogno di espandere il dominio slavo fino all'Isonzo, se non addirittura al Tagliamento. In questo senso andavano già le rivendicazioni del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni presentate alla conferenza di Versailles nel 1919. Questo fine aveva, nel 1945, la frettolosa occupazione di Fiume, Pola e Trieste, dagli Slavi spacciata per "liberazione", che precedette quella di Lubiana e Zagabria. Creare il fatto compiuto, per poi trasformare l'occupazione militare in annessione politica. Gioco perverso riuscito con l'Istria e fortunatamente fallito con Trieste e Gorizia.

7) Sui libri di Pansa non mi pronuncio, anche perché con la questione giuliana hanno un legame solo indiretto. Quelli della Cernigoi sono un'accozzaglia di mistificazioni e invenzioni propagandistiche della peggior specie. Se per chi mi ha preceduto su questo forum quella è "ricerca storica avallata da documenti reali e archiviati", temo che un dialogo sia totalmente impossibile. Non sono solo gli Italiani a parlare "con le parole di coloro che hanno intenzione di convincere con delle favole la loro "verità"!".

whitesaxophone ha detto...

L'affermazione che il mattino del 26 ottobre 1954, in Trieste entrarono i Fanti dell'82° Reggimento, seguiti dai Carabinieri e quindi dai Bersaglieri, E'NOTIZIA TOTALMENTE PRIVA DI FONDAMENTO: UN FALSO MADORNALE DA CANCELLARE. A TRIESTE ENTTRARONO I BERSAGLIERI DEL V Battaglione dellì'8° Reggimento e la colonna era così composta. 4 motociclisti di scorta al Gen. De Renzi su AR, gruppo Bandiera su AR, Fanfara reggimentale sui primi due autocarri Lancia RO. Quindi il battaglione anch'esso montato su autocarri. Ogni altra versione in merito è da attribuire a dei mentecatti, che Trieste l'hanno vista solo in cartolina. IO C'ERO ED ERO INQUADRATO COME SERGENTE. Né Fanti, né carabinieri, solo bersaglieri. Generale Antonio Bianchi (in faacebok come Antonio Senior Aretè)

whitesaxophone ha detto...

Ancora non si è provveduto a modificare il madornale falso con il quale si afferma che il mattino del 26 ottobre 1954 i primi ad entrare in Trieste furono i Fanti dell' 82* Reggimento. MA QUANDO MAI !
Tutto il materiale che circola a tal proposito e i vari video INCOM, non li avete mai visti? AD ENTRARE A TRISTE QUEL MATTINO, ED IO C'ERO, SONO STATI I BERSAGLIERI DELL'8 REGGIMENTO. Non si possono scrivere falsi storici di questa gravità. Generale nei Bersaglieri Grande Ufficiale BIANCHI dott. Antonio (whitesax@email.it)