La mia vita è cambiata da quando sono diventata mamma... Allora mi sono detta: "deve cambiare anche il mio blog!". E questo è quello che ne è saltato fuori!

domenica 30 dicembre 2007

DI QUESTO BLOG E DI ALTRI BLOGGER

Questo Meme mi è stato passato da Laura un po' di tempo fa.
Sono appena tornata a casa dopo la parentesi natalizia in famiglie e diligentemente faccio i "compiti per le vacanze", altrimenti sarei una maestra che predica bene e razzola male...

Inoltre, a quasi un anno dall'avvio di questa specie di contenitore di pensieri, storie, curiosità, che a me piace immaginare come una di quelle belle scatole dove si mettono via i ricordi che si vogliono conservare (io ne ho più di una, e sono tutte...indovinate un po?... ROSA!!), penso che sia giusto tirare un po' le file di questa mia prima esperienza da blogger.

Utilizza tre aggettivi per descrivere il tuo blog.

In realtà a me sembra un fritto misto, ma cercherò di essere sintetica. Direi:

VERSATILE, nel senso che è un blog che tratta diversi argomenti, forse in modo un po' confusionario, ma con un linguaggio che si sa adattare alle diverse occasioni.

SINCERO, perché rispecchia davvero il mio modo di essere, i miei tanti interessi e il mio complicatissimo carattere, capace di picchi altissimi da dare le vertigini e crolli rovinosi, da cui però mi rialzo sempre con un sorriso. Anche le risposte ai commenti e quelli che lascio nei vostri blog, sono semplicemente una veritiera espressione del mio pensiero: non sono assolutamente capace di mentire e non ho ancora capito se sia un bene o un male, forse basterebbe ogni tanto essere più furba...

ZUCCHEROSO, per via delle immagini, dei decori, delle musiche, insomma dei tanti orpelli che lo adornano come una bambolina di pan di zucchero. Ma del resto anche questo è un aspetto di me, del mio assomigliare un po' alla Barbie, che vive in un mondo rosa, dove tutti sono sorridenti e che indossa quei vestitini un po' frou-frou che io adoro.

Quanti blogger hai conosciuto di persona?

Purtroppo ancora nessuno, ma conto di avere presto occasione di conoscere Il Mari, magari incrociandoci tra Padova e Torino e Giulia, perché potrebbe capitare una gitarella a Roma in occasione di qualche bella mostra d'arte nella Capitale.

Chi ti piacerebbe conoscere?

Ma siete tantissimi! Io vorrei conoscervi tutti! Però ci sono alcuni amici-blogger con cui muoio dalla voglia di fare due chiacchiere: indubbiamente Baol e gli chiederei come si acquisiscono i poteri da Yedi, poi GlitterVictim, perché sono sicura che potremmo passare un intero pomeriggio a ricordare quei favolosi anni '80 e Andrea che credo sia una persona davvero ospitale e con modi squisiti che di questi tempi è una vera rarità.

Qual'è il primo blog che leggi la mattina?

A parte il mio, sempre che faccia in tempo, per rispondere ai vostri commenti, mi piace curiosare un po' in giro. Sicuramente non mi perdo gli aggiornamenti di Lupo Sordo, che secondo me è talmente bravo che dovrebbe fare davvero lo scrittore e Kabalino, che è un genio dell'umorismo sottile e racconta anche un fatto banale e quotidiano in un modo surreale: leggere il suo blog è come essere trasportati in una dimensione di fiaba.

Qual'è il blog di cui festeggeresti la chiusura?

Non ce n'è uno in particolare, perché ciò che non mi piace io non lo leggo. Diciamo che ora sembra che anche i politici siano stati contagiati dalla blog-mania: ecco, siccome vediamo già i vostri faccioni in bella vista sui giornali quotidianamente, siamo bombardati dagli scambi di facezie con cui vi insultate reciprocamente durante i telegiornali, vi sembrava il caso di venire a rompere i maroni anche sul web??!

Fai il talent scout e lancia una nuova promessa.

Non ho dubbi, vi propongo, se non l'avete ancora fatto, di dare una lettura al blog di Andrea Matranga, un grande cuoco palermitano che è già una star e si merita tutto il suo successo, ma se siete a corto di idee per una cena, qui troverete di che stupire i vostri amici!

Passa il Meme a...

No, sarò buona, come se facessi un fioretto per l'Anno Nuovo: quello di non tormentare nessuno con i Meme. Comunque se qualcuno volesse appropriarsene, prego, accomodatevi!
Una bacino a tutti e

lunedì 24 dicembre 2007

BUON NATALE!

Sto per assentarmi ancora qualche giorno, questa volta perché andrò a Torino per passare il Natale in famiglia.
Vorrei però augurare a tutti voi uno splendido Natale, colmo di gioia, di amore, di momenti speciali da condividere con le persone a cui volete bene. E spero che sotto l' albero, ciascuno di voi trovi un bel sogno e la speranza di poterlo realizzare.
Il mio regalo di Natale per tutti voi è la rivelazione della notizia che mi ha donato una felicità immensa (ma credo che molti l'avesserò gia intuita!)...



Gesù Bambino quest'anno ha deciso di realizzare il mio più grande desiderio, e io sto per scoppiare di gioia. Ora, spero solo di essere all'altezza di questo dono che mi accompagnerà per tutta la vita.
Un carissimo abbraccio pieno di amicizia e...

BUONE FESTE!




martedì 18 dicembre 2007

UN PO' DI AGGIORNAMENTO...

Sono sparita qualche giorno dalla rete. E devo dire che mi sono mancate le chiacchiere quotidiane con quelli che ormai definisco amici di blog.
Sebbene in questi giorni ho in testa una confusione esagerata a causa di una notizia inaspettata ma a lungo attesa, sono finalmente riuscita a ritagliarmi un momento di pausa e tornare su questa pagine per dire che non mi sono dimenticata del mio angolino rosa, grazie al quale stavo cominciando a conoscere tante persone carine con cui e davvero piacevole scambiare opinioni e commenti.
Nei prossimi giorni, causa feste natalizie in arrivo e surplus di lavoro a scuola con le piccole pesti che stanno finendo i lavoretti di natale, sarò ancora un po' assente, ma sappiate che se non girovago costantemente nei vostri blog, siete comunque tutti nel mio cuore, davvero, e spero, a breve, di rendervi partecipi della mia gioia infinita, che ora non vi sto a spiegare, anche per scaramanzia...
Intanto lasciatemi un breve sprazzo di orgoglio nel comunicarvi che giovedì 20 dicembre sarò ospite sul blog di
Andrea con una golosità tutta natalizia e mi impegnerò a rispondere ai vostri commenti!

domenica 9 dicembre 2007

ATMOSFERA NATALIZIA

Natale è alle porte.
Ormai l'atmosfera è respirabile un po' dappertutto: le strade del centro si sono accese di mille lucine, si vedono ovunque mercatini e bancarelle che vendono oggetti natalizi e dolciumi a tema. Sono riapparsi anche quegli orribili Babbo Natale che scavalcano le finestre.
Ora, codeste figure a me paiono un po' losche. Sarà perché ho sempre immaginato il caro Santa Klaus come un vecchietto un po' sovrappeso che si cala dal camino, non una sorta di Lupin infagottato in un tutone rosso.
Ultimamente alcune cose dell'aspetto estetico ed esteriore del Natale, cominciano ad infastidirmi. Tipo la fiumana di gente in cui ci si imbatte se devi per forza di cose fare un salto al centro commerciale (perché ti sei dimenticato di comprare il cibo per il gatto e dove trovi un supermercato aperto di domenica se non nell'aborrito non-luogo?!).
I bambini che fanno le bizze e imperiosi chiedono "mamma mi compri", poi, mi danno sui nervi. I loro genitori accondiscendenti o isterici, ancora di più. E poi, per dirla tutta, perché non scrivono la letterina a Babbo Natale? Ah, già, i piccoli mostri sono dieci volte più svegli di com'ero io alla loro tenera età.
Mi infastidiscono i prezzi esagerati delle brutte decorazioni di plastica per l'albero o la finestra. Mi urtano le vetrine pacchiane che cercano solo di approfittare delle nostre tredicesime e le commesse con il sorriso tirato che si sentono fighe solo loro. Trovo squallida la corsa al regalo, perché c'è il rito insensato di fare regali anche alle persone con le quali condividi solo del tempo per cause di forza maggiore, ma di cui, una volta a casa, non te ne importa poi molto.
Ok, o io sto invecchiando precocemente e mi sto trasformando in una misantropa inacidita, o forse qualcosa è cambiato rispetto al Natale che mi ricordavo io.
Perché io il Natale l'ho sempre adorato, anche dopo che ho scoperto che i regali non me li portava né Babbo Natale né Gesù Bambino. Anche quando ho scoperto che il panettone non mi piaceva per via dei canditi e il pandoro è uno stoppone terribile da mandare giù (se poi ci metti sopra la Nutella...!). Mi piaceva anche l'allegra confusione che si creava a tavola: quel tourbillon di parenti, quell'intrecciarsi di mille discorsi e quelle piccole inevitabili baruffe che sempre si scatenano durante le riunioni di famiglia.
Non è per essere snob, ma mi pare che una delle feste più belle, proprio per il suo aspetto casalingo e familiare, sia diventata una grande manifestazione commerciale, una sorta di fiera di paese.
Allora, quest'anno ho deciso di cambiare rotta, nel mio piccolo. Ho deciso che sarà un Natale semplice, da passare con le persone a cui voglio veramente bene, che saranno le uniche a cui farò un regalino, secondo le mie possibilità, ma davvero pensato con il cuore.
Anche per abbellire la mia casina seguirò questa linea. Le decorazioni le ho fatte io, a mano o riciclando materiali degli anni passati. L'albero, bianco e semplicissimo, vuole rappresentare questa purezza ritrovata, nonostante realizzarlo sia stata una fatica immane a causa della collaborazione non richiesta di Tosca che voleva assolutamente farmi capire dove NON dovessero stare i fiocchi.
Poiché, alla fine, il mio cuore si intenerisce davanti alle tradizioni, soprattutto quelle culinarie, ho deciso che a partire da questa settimana, ogni giorno cucinerò una pietanza tipica del periodo natalizio, così farò con calma le prove generali per la cena della Vigilia. Anche in cucina, la parola d'ordine è semplicità e riscoperta della tradizione: io mi affido alla cucina piemontese e a quella trentina, con qualche contaminazione veneta, visto che per il 24 è previsto un pranzo di magro, ma si accettano volentierissimo nuovi spunti e idee da mettere in pentola!

martedì 4 dicembre 2007

DIRE, FARE, BACIARE..

... LETTERA E TESTAMENTO!
No, non sono ammattita del tutto, anzi, passata la palla della grafica del blog allo zio, sono decisamente riposata e fresca come una rosa!
Questa sera girovagavo nei vari blog, in particolare su quello di
Spiderfedix ho trovato un mini-meme carino, che mi ha fatto ricordare i tempi della scuola, dei giochi in cortile, delle conte e delle penitenze.
E allora, perché non riproporlo aggiornato in chiave "adulta"?
Cominciamo...

DIRE= Grazie. Per favore. Scusa. Sono quelle che mio papà chiamava le "paroline magiche". E come aveva ragione! Sono paroline tanto semplici, che hanno un grande potere. Quello di far sentire apprezzato chi le ascolta. Purtroppo stanno sempre più scomparendo dal lessico e non solo da quello familiare! Magari, ogni tanto, ricordiamoci di aggiornare il nostro vocabolario anche attingendo dalle sane abitudini del passato...

FARE= Una torta, che riempie la casa di un profumo che è tutta una promessa. E che rende il ritorno dal lavoro ancora più piacevole, perché sai che li è li, tiepida, che aspetta di essere accompagnata da una tazza di tè bollente alla cannella!

BACIARE= La testolina morbida e vellutata della mia micetta, che mi guarda con occhio amoroso e devoto mentre mi impasta il maglione di cachemire...

LETTERA= Ne scrivo ancora, raramente, ma le scrivo. Solo nelle occasioni speciali però. E a pochissime persone che sono i pilastri della mia vita.

TESTAMENTO= Oddio, mi fa un po' impressione pensarci! E non mi interessa poi molto la sorte degli oggetti, se non dei miei libri. Ecco, quelli li destinerei, a seconda dell'argomento, alle persone care.

Non nomino nessuno perché più che un meme è un giochino: se qualcuno vuole appropriarsene, è il benvenuto!


venerdì 30 novembre 2007

BLOG ATTACK!

AVVISO AI LETTORI DI QUESTO BLOG

Questo week-end sarò a Rovereto, pertanto ne approfitterò per tentare una disintossicazione temporanea dal piccì e dal blog.

Però... C'è un però: avevo temporaneamente rinunciato, per mancanza di tempo e perché i miei monologhi davanti al computer ormai erano giunti a dei livelli preoccupanti, a cambiare l'header. Anche la gatta ormai muoveva la coda nervosamente mentre mi osservava digitare come una forsennata. Per due sere mi son quasi dimenticata di preparare la cena e avevo ormai esaurito tutto il colorito dialetto veneziano di imprecazioni, degne di uno scaricatore di porto (che poi in bocca alla Barbie non stanno tanto bene!).
Il problema è che ste benedette foto non le so elaborare con Photoshop. Quindi ho lasciato le mie password allo Zione con la licenza di proporre nuove sperimentazioni per l'header. Anzi la licenza se l'è presa di sua iniziativa, leggete il post precedente!
Ebbene, lo zio è mago, ma quando è davanti ad un computer si trasforma in un apprendista stregone, pertanto io mi dissocio (in parte, che le immagini le ho scelte io!) da quanto apparirà sul vostro schermo nei prossimi giorni.
Per lunedì spero che l'incompiuta opera di "decorazione blog" sia finalmente giunta ad una svolta decisiva!
Buon week-end a tutti!
Nuova intrusione dell' Hackerone con le altre alternative e una piccola modifica (occhio alla differenze)!!! Cliccando sull'immagine dovreste vederla ingrandita !!

HACKER

Questo post è l'intrusione di un Hacker !!!

Tranquilli, l'intruso si è presto svelato... è lo Zione che sta smanettando sulla mia intestazione! Se fa qualche ca**ata siete autorizzati a spammargli il suo blog!

martedì 27 novembre 2007

QUALCHE IMMAGINE DI ME...ME!

Per risollevarmi delle fatiche dovute all'aggiornamento del template, mi è piombata addosso la prima nomination per un MeMe... sono commossa ed onorata, grazie Andrea! :)
Il gioco è semplice: bisogna postare 5 foto o anche immagini e poi commentarle. Allora comincio...

1. La Barbie qual'è? Le mie amiche mi prendono in giro da sempre per la mia smodata passione per il colore rosa, in tutte le sue gradazioni, per il mio sguardo un po' svampito e per i miei gusti in fatto d'abbigliamento, che a volte cadono un po' nel lezioso. Quando sono andata a Londra, da Hamleys, Maria non ha potuto fare a meno di immortalarmi vicino al mio alter ego di plastica! (I'm a Barbie girl, in a Barbie world...life in plastic is fantastic!)

2. La Barbie aveva mille versioni, ricordate? Ecco, questa sono io in versione bad-girl, in occasione del Superbike a Imola. In realtà, sono da sempre affascinata dalle moto, ma siccome già con la macchina ho qualche problemino (un solo incidente, però da sola, contro il muretto del garage di casa!) e in più non ho il senso del pericolo, mi accontento di ammirarle, nella speranza che prima o poi Giorgio acquisti un bel bolide a due ruote...

3. A proposito di senso del pericolo... Se sulle piste da sci vedete un cater-pillar vestito di nero-argento, con dei Fischer RC4 lanciatissimo in discesa, scansatevi, che quella pazza sono io... e non sempre me la cavo con una magistrale frenata! E intanto questa foto è un omaggio alle montagne più belle del mondo e alle sue leggende sull'Enrosadira.

4. Volevo mettere una foto di Torino, una con mio marito, una della laurea... Alla fine ho scelto questa, perché è stato un giorno importantissimo, che ha segnato la fine di mille peripezie per portare a termine quell'impresa che fu la mia tesi. Io e Giorgio sotto la Mole Antonelliana, in quella stradina dove c'era il bar Pekoe, meta alternativa al seminario di Letteratura Artistica il sabato mattina.

5. Osservare i gabbiani mi incanta fin da bambina. Sarà perché lessi Il gabbiano Jonathan Livingston e fu come un'illuminazione. Sarà perché mi ricordano il mio esodo per le vacanze, meta l'Isola d'Elba e il divertimento di prendere il traghetto. Sarà perché quando giro per Venezia, mi son tanto simpatici con quel loro richiamo allegro che sembra una risata, a differenza dei piccioni che detesto cordialmente. Sarà perché per me sono l'immagine del pensiero che non conosce limiti e si libra superbo sopra le piccolezze del quotidiano...

Adesso toccherebbero le nomination: sarei curiosa di vedere come se la cavano Mat, Il Mari, che è abituato a postare foto e Greg... sono sicura che si vedranno post spettacolari!

LAVORI IN CORSO...

Eccomi alle prese con un problema più grande di me: rimaneggiare un po' 'sto template rosa confetto.
Non che voglia stravolgerlo, per carità, che non ne sarei nemmeno capace, ma dare un piccolo contributo personale alla grafica e magari cominciare a capire qualcosa di codesto linguaggio peggio dell'aramaico antico che è l'HTML.
Idea folle e sconsiderata, dal momento che son qua a parlare (a sproloquiare!) con il pc da quasi mezza giornata... Ah, ma io son testa dura, sapete? O io o lui; non mollo certo adesso che il gioco si sta facendo duro.
Dunque, finora, sono riuscita solo ad allargare il template a tutta pagina. Volevo anche aggiungere una terza colonna, ma ci ho rinunciato e, tutto sommato, va bene così. Ora vorrei aggiungere una foto dietro al titolo e all'intestazione: pare sia un' impresa impossibile, ma domani, dopo aver meditato sulla strategia da adottare, tornerò all'attacco del caro layout. Ora fumo l'ultima sigaretta, mi bevo una camomilla e magari faccio anche un po' di meditazione e qualche esercizio di yoga, così domani mattina sarò a mente serena e seduta a fior di loto davanti a questo monitor, combatterò la mia battaglia.
Nel frattempo, non rassicuro nessuno sulle mie condizioni mentali, che quanto ho scritto si commenta da solo, ma resto in attesa di graditissimi suggerimenti e/o consigli... son qui che sembro un uccellino affamato: imbeccatemi di nozioni informatiche!

martedì 20 novembre 2007

LUCI D'ARTISTA A TORINO



Di ritorno da un week end torinese, dove sono stata messa all'ingrasso dalla nonna e dalla mamma (ho il dubbio che mi vogliano cucinare a Natale!), volevo rendervi partecipi delle emozioni che si possono respirare passeggiano per le vie del centro di questa bellissima città, che è un vero salotto ai piedi delle Alpi.
Anche quest'anno, nel periodo compreso tra il 5 novembre ed il 15 gennaio, le vie di Torino e, soprattutto quelle del centro, sono illuminate dalle ormai famose "Luci d'Artista".
Osservando le vie e le piazze illuminate da queste opere di luce, si può vivere un'esperienza magica, che ha del surreale e ci avvicina ai contenuti dell'arte contemporanea.
Luci d’Artista illumina la città con un ventaglio di fantasie e colori che per il decimo anno consecutivo mettono Torino al centro dell'attenzione internazionale. Questa mostra d'arte contemporanea open space che dà luce alle vie e alle piazze con suggestive installazioni di forte impatto visivo, contribuisce a diffondere nel mondo un'immagine inedita e innovativa della città sabauda.

La Mole Antonelliana illuminata con l'opra di Merz

Capace di rinnovarsi attraverso la ricollocazione di installazioni già conosciute in luoghi nuovi, la manifestazione si arricchisce inoltre, di anno in anno, di opere inedite.
Lascio questa breve mappa delle opere per chi volesse circumnavigare il centro cittadino, sfidando il gelo (tanto ci si può sempre riscaldare con un bicerin!), vivendo così un'esperienza museale fuori dai soliti schemi.
Protagoniste della X edizione sono le opere di Mario Airò con Cosmometrie in piazza Castello; Enrica Borghi con Palle di Neve in via Roma; Daniel Buren con Tappeto Volante in piazza Palazzo di Città; Francesco Casorati con Volo su... in via Garibaldi; Nicola De Maria con Regno dei Fiori... in piazza Vittorio; Richi Ferrer con Lucedotto in corso Lecce angolo corso Regina Margherita; Carmelo Giammello con Planetario in via Cernaia e via Pietro Micca; Jeppe Hein con Illuminate Benches in piazza Carignano; Rebecca Horn con Piccoli Spiriti Blu al Monte dei Cappuccini; Joseph Kosuth con Doppio Passaggio ai Murazzi; Luigi Mainolfi con Luì in via Lagrange; Mario Merz con Il volo dei numeri alla Mole Antonelliana; Mario Molinari con Concerto di parole ai Giardini Reali; Mimmo Paladino con Schegge di luce alla Palazzina Fiat di corso Agnelli; Domenico Luca Pannoli con L'amore non fa rumore in via Verdi; Michelangelo Pistoletto con Amare le differenze a Porta Palazzo; Jan Vercruysse con Fontane Luminose in piazzetta Reale e Gilberto Zorio con Luce, fontana, ruota ad Italia '61.

Il Monte dei Cappuccini illuminato da tanti spiritelli blu: un'immagine perfetta per chi crede nella Torino magica...

martedì 13 novembre 2007

COSA RESTERA' DI QUEGLI ANNI '80...

Ho notato che molti blogger sono dei veri fanatici degli anni '80. A voi tutti, e soprattutto a me stessa, che quando stiro canto a squarciagola: "Alla Bastiglia la gran folla si scaglia/è la vigilia di una nuova battaglia...", col rischio che qualche vicino prima o poi chiami un neuro psichiatra, dedico questo nostalgico revival!

La colonna sonora era d'obbligo... Ma soprattutto speriamo che funzioni!!!






SEI FIGLIO DEGLI ANNI '80 SE...
  1. Almeno una volta nella vita ti sei chiesto cosa fosse di preciso un "razzomissile" e come funzionassero i "circuiti di mille valvole". (Io preferivo Capitan Harloock, era più affascinante!).
  2. Almeno per una volta ti sei chiesto per quale misteriosa legge fisica, Mimì riuscisse a far scomparire il pallone e a farlo riapparire a cazzo sul campo di pallavolo...e sempre rigorosamente dentro la linea. (Per imitare Mimì, quanti lampadari sono andati in frantumi?).
  3. Ti sei chiesto almeno una volta quanto fosse alta la rete del suddetto campo.
  4. Ti sei chiesto quanto fosse lungo il campo di Holly & Benji dal momento che si vedeva la linea dell'orizzonte. (E soprattutto, perché non gli veniva mai un enfisema con tutto quel che correvano?).
  5. Ti ricordi di Licia Colò che, al posto di parlar con gli orsi bianchi, parlava coi cani rosa.
  6. Ti ricordi di quando Gerry Scotti era ancora un dj. (Su radio DJ con Jovanotti che faceva il Mario...).
  7. Hai ballato almeno una volta Reality (del tempo delle mele) a distanza di sicurezza e sotto la sorveglianza di insegnante o genitore che sia. Magari con una scopa in mano. (Qui ero ancora troppo piccola; piuttosto mi vien da citare: "Tapparella giù e bottiglia/ti ricordi che meraviglia/la festa delle medie..."!).
  8. Ti sei incazzato almeno una volta perché tua madre non ti ha comprato l'Allegro Chirurgo. (Io obbligavo mia sorella a fare da paziente, ricordo quando volevo operarla di tonsille con un cucchiaio!).
  9. Ricordi quando le Barbie non subivano ancora mutazioni genetiche bagnandole con l'acqua calda o fredda. (La mia prima bambola geneticamente modificata fu Miss Make Up: una specie di zoccolona bionda che una volta truccata, non le ripulivi più la faccia nemmeno con la trielina!).
  10. Ti ricordi di giocattoli geniali come il Forno Harbert, la Macchina per lo zucchero filato Harbert, la Gelatiera Harbert, la Macchina dei popcorn Harbert... (Queste meraviglie non me le hanno mai comprate, per quello ora mi è presa la mania della cucina e il mio nuovo oggetto del desiderio, si chiama Bimby!).
  11. Il tuo idolo a colazione era un malato di mente romanista con il fantasioso nome di Mago Galbusera. (Preferivo i Gran turchese).
  12. A furia di biscottini del Malato di Mente Galbusera anche casa tua sembrava un covo romanista: a colazione indossavi una tuta rossa e gialla, prendevi i biscotti da una biscottiera rossa e gialla, li inzuppavi nel latte in una tazzona da 3 litri rossa e gialla. (Io avevo una di quelle orribii tazze con le faccine e le manine: sembravano bambole dei film dell'orrore... Ecco, ricordo che si chiamavano Ruotazze!).
  13. Non sei mai riuscito a completare il Cubo di Rubik. (Mio papà si però... Ma lui è mago!).
  14. Baravi staccando le etichette colorate del Cubo di Rubik.
  15. Baravi staccando i cubetti del Cubo di Rubik perché le etichette non si incollavano più.
  16. Ti ricordi quando le sorpresine non erano dentro gli ovetti, ma nelle merendine. E non si collezionavano. Si perdevano. (O si barattavano a caro prezzo con i compagni di scuola: io le scambiavo con Paciocchini o Exogini!).
  17. Ti ricordi quando al piccolo Mugnaio Bianco Clementina (comprensibilmente) dava il due di picche (Sarà per via delle dimensioni? Una generazione di uomini con l'incubo delle misure per colpa dei pubblicitari?).
  18. Ti ricordi quando a scuola si spacciavano le gomme profumate. (Io le grattugiavo, ma quella è un'altra storia!).
  19. Ogni volta che pigli un traghetto ti viene in mente Gopher e ti metti sul ponte a canticchiare: "Mare profumo di mareeee...con l'amore io voglio giocareeee...".
  20. Hai creduto almeno una volta in vita tua che i Righeira fossero davvero fratelli. (Perché, non lo sono??).
  21. Ti ricordi quando Paolo Rossi era ancora il nome di un calciatore.
  22. Ricordi quando il Milan era in serie B e l'Inter vinceva ancora gli scudetti. (Io da piccola juventina in erba tappezzavo la cameretta con i poster di Platini Le Roi!).
Adesso tocca voi: aggiungete tutti i vostri ricordi di quei meravigliosi anni '80 in cui si era teneri pargoletti e si passavano pomeriggi incantati davanti ai Puffi o a scambiare figurine con una crostatina in mano...

venerdì 9 novembre 2007

9 NOVEMBRE 1989: CADE IL MURO DI BERLINO

Il Parlamento italiano, nel 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà", quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo.

Nei giorni della caduta, il grande violoncellista Rostropovic (privato, anni prima, della cittadinanza sovietica) improvvisò un concerto davanti al muro; l'evento, ripreso dalle telecamere di tutto il mondo, è considerato il requiem per il muro e la Guerra Fredda.


Oggi è il giorno della memoria, ma c'è un altro aspetto del Muro di Berlino di cui mi preme parlare: l'aspetto artistico.

A partire dagli anni '80, alcuni artisti famosi, come Keith Haring e Thierry Noir, iniziarono a dipingere il lato del muro che dava su Berlino Ovest, in seguito migliaia di artisti, conosciuti e sconosciuti, utilizzarono il muro per i loro progetti artistici. Il muro si coprì quasi interamente di murales, dalle semplici scritte a disegni molto elaborati e ben eseguiti, alcuni dei quali si guadagnarono una certa notorietà, come quello che raffigurava una Trabant gialla che sfonda il muro. La East Side Gallery lunga più di 1 Km che fu pitturata subito dopo il crollo del muro, è stata definita la più grande galleria di pittura all'aria aperta del mondo. Purtroppo pochi dei murales hanno resistito al tempo e ai turisti che continuano a scrivere i loro nomi sul muro. La città di Berlino, notoriamente a corto di fondi, ha investito pochissimo nel restauro del muro e nel 2000 solo alcuni dei dipinti furono restaurati e protetti dai vandali. Malgrado siano protette dalle leggi sulla tutela dei monumenti, non è chiaro quale sia il destino di queste parti del muro.

« L’obiettivo del muro: evitare che il popolo della Germania socialista potesse scappare nel mondo normale. Il muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunkers, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine.Ma più lavoro, ingenuità, denaro e acciaio i comunisti mettevano per migliorare il muro, più chiaro diventava un concetto: gli esseri umani possono essere mantenuti in una società comunista solo con ostruzioni impenetrabili, filo spinato, cani e sparandogli alle spalle. Il muro significava che il sistema che i comunisti avevano costruito non attraeva ma repelleva. »

Viktor Suvorov, L’ombra della Vittoria

AUGURI MAMMA

Oggi è il compleanno della mia mamma... E io non sono con lei a festeggiarlo. Credo sia la prima volta che capiti e mi fa un po' effetto. Sicuramente mi mancherà anche il lato profano, ovvero i pasticcini, i marron glacés (che la mamma adora e visto il prezzo glieli compriamo solo al suo compleanno!) e il pranzo preparato dalla nonna, con il nonno che per l'occasione stappa una bottiglia speciale.
Ma soprattutto, e questo succede ogni giorno, mi mancherà la presenza della mamma. Si, lo so che sono grande, ma ci sono legami ancestrali che non conoscono l'usura del tempo, anzi, col passare delle stagioni si rafforzano.
La mia mamma è bellissima, profuma di "mamma", è una rompiballe, parla più di me che certe volte ti viene voglia di "spegnerla", è impicciona, sconclusionata, divertente, elegante, ma soprattutto, è stata una mamma a tempo pieno e ha dedicato ogni energia, ogni sua risorsa a me e a Eleonora.
Per me non è un'amica: le amiche servono per crescere insieme, confrontarsi, litigare, anche, ma ponendosi sullo stesso piano. La mamma deve essere un punto fermo. E la mia mamma lo è stato e continua ad esserlo anche ora che sono "grande" e sono lontana da lei!

BUON COMPLEANNO MAMMA!

domenica 4 novembre 2007

IN RICORDO DI FRANCO BONISOLLI

E io me ne ero dimenticata...
Il 29 ottobre è stato il quarto anniversario della morte di Franco Bonisolli, celebre tenore, mio cugino di terzo grado da parte del nonno paterno. Io non ho avuto la fortuna di ascoltare a sua voce dal vivo, ma visto che la mia nonna è una grande melomane, mi ha sempre raccontato di questo grande artista che faceva parte della nostra famiglia. Poi in me è nata la passione per l'opera lirica, e ho cominciato a cercare incisioni di Franco, ma anche immagini e recensioni, impresa non facile perché sebbene avesse avuto una folgorante carriera all'estero, in Italia poco è rimasto della sua arte.
Ricordo che a 18 anni spesi una cifra spropositata per una registrazione video abbastanza rara della Traviata interpretata da Bonisolli e dalla splendida Anna Moffo, che trovai fortuitamente in uno dei miei pellegrinaggi per i negozi di dischi del centro di Torino.
Quando nel 2003 Franco morì a Vienna, mi sentii profondamente commossa, anche se non l'avevo mai conosciuto personalmente.
Quando qualche mese dopo sono approdata a Rovereto per il mio stage, per me è stato come un ritorno alle origini. Ospite della zia, ho riallacciato i rapporti con il parentado da parte di papà, che bene avevano conosciuto il tenore all'inizio della sua carriera. Ho avuto modo di conoscere anche persone di Rovereto che avevano conosciuto Franco quando era ancora un giovane studente del Conservatorio, e li ha cominciato a frullarmi in testa un'idea.
Quest'estate il caso vuole che all'Arena di Verona, incontro una cugina mai vista prima, che fa la cantante lirica. Ornella è una sfegatata fan di Franco. Mi presenta qualcuno dei suoi amici cantanti e musicisti e l'idea, che era rimasta sepolta in un angolino della mia testolina incasinata, comincia a prendere forma: perché non scrivere una biografia critica su Franco Bonisolli?
Io non sono una storica della musica, però qualcosa ci capisco perché mi sono sempre documentata con passione. Conosco persone che potrebbero aiutarmi per quanto riguarda gli apparati critici e le dissertazioni di carattere più specificatamente tecnico. Ma soprattutto, non ho pretese di trasformarmi in una critica musicale: la mia intenzione è quella di scrivere una biografia, per rendere omaggio ad un grande cantante, ad una parte della mia famiglia di cui vado infinitamente orgogliosa, come del mio cognome. E poi l'idea di immergermi in una marea di carte da studiare su un argomento che mi affascina come l'opera e il teatro, esalta il topo di biblioteca che è in me.
Per ora il progetto è alle sue fasi iniziali. Come per la mia tesi di laurea, ho iniziato una ricerca bibliografica e appena sarà possibile, andrò a Verona a rintanarmi negli archivi della Fondazione Arena di Verona, dove potrò continuare le ricerche bibliografiche e le audizioni di registrazioni originali.

Intanto, lascio qua una breve traccia della carriera di questo grande cantante lirico, con una voce di una potenza esaltante e una presenza scenica degna di un attore del grande schermo, con un carattere istrionico e difficile, a volte addirittura impossibile, che sicuramente ha contrastato con i suoi molti trionfi nei più importanti teatri dl mondo, ma che sicuramente ne ha accresciuto il mito, almeno tra il popolo dei melomani.

Franco Bonisolli nacque il 25 maggio 1938 a Rovereto, in Trentino Alto Adige e dal 1972 faceva parte dell'Opera di Stato di Vienna, dove ha cantato l'ultima volta il 14 febbraio 2000, come Manrico nel Trovatore di Verdi. Bonisolli, che era da tempo malato, aveva esordito come Ruggero in La Rondine a Spoleto nel 1961, una scoperta di Gian Carlo Menotti. Nel novembre 1972 ha esordito all'Opera di Vienna con Rigoletto, ed alla fine ha totalizzato 19 parti in 187 serate di recita. Tra i suoi ruoli figurano Radames in Aida, Andrea Chenier, Gustaf in Un Ballo in maschera, Rodolfo in La Boheme, Turiddu in Cavalleria rusticana, Faust, Edgardo in Lucia di Lammermoor, Otello, Mario Cavaradossi in Tosca, Alfredo nella Traviata e Calaf in Turandot. Bonisolli aveva ricevuto anche l'onorificenza di Kammersaenger dell'Austria.

Ed ecco alcune "stranezze" del tenore (sulla gente di teatro circolano molti aneddoti, ma lui era veramente "particolare"!)... Ecco perché la mamma a volte mi dice: "Hai preso tutto dalla famiglia di tuo padre!". ;)

Bonisolli passeggiando per Verona, in bicicletta, fu riconosciuto dal grande Bergonzi che lo salutò: "Ehi! Ciao, grande maestro!". E Bonisolli: "Così speri che io ti risponda: il grande maestro sei tu? Col ca**o!". E tirò dritto per la sua via lasciando Bergonzi interdetto.

Cantando Il Trovatore a Barcellona, Bonisolli ebbe la sventura di rompere il Do finale in Di quella pira. Furioso gettò la spada sul palcoscenico e quando il sipario si riaprì a fine atto, si affacciò al proscenio e cantò il Do tutto solo ...a cappella!

Follie musicali a Vienna. Il celebre "Rigoletto parafilologico" di Muti si alternava al Trovatore, tradizionale, con la vecchia regia di Karajan. Bonisolli sostituva Luchetti (scappato da Vienna nottetempo, prima della generale!) nel Rigoletto e allo stesso tempo cantava nel ruolo di Manrico. La cosa comica è che il pubblico lo fischiava nel Rigoletto senza acuti e lo osannava nel Trovatore con i Do! Un giorno Bonisolli fermò Muti in camerino e gli disse: "Maestro? Ma vogliamo farne uno di Rigoletto con gli acuti? Poi vedi se fischiano!".

A Berlino, mentre provava La Fanciulla del West con Sinopoli, Bonisolli si accorse che in sala c'era Domingo e gli chiese: "Ah Placido, che ci fai qui?". E Domingo:"Sono qui per imparare Franco!". "Ma se sei più vecchio di me? Troppo tardi, vattene!" replicò secco Bonisolli.

Franco Bonisolli aveva l'abitudine di portare un anello dove diceva di conservare l'antidoto al veleno che gli volevano somministrare Domingo, Pavarotti e Carreras.

Ancora Bonisolli su Pavarotti nel Ballo in maschera: "Lo circondavano di ballerini nel finale per coprire l'osceno. Quando finiva l´aria se ne andava via dondolando, pareva l'elefante che aveva finito il suo numero al Circo!".

Per finire, consiglio a tutti di ascoltare qualche interpretazione di Franco Bonisolli; su internet si trovano gli mp3 delle arie più famose e anche qualche video è disponibile su Youtube. La potenza della sua voce vi lascerà davvero senza fiato.

giovedì 1 novembre 2007

ATTENZIONE AGLI ARCHITETTI!

Oltre che fare gli avvocati, molti miei amici carissimi hanno deciso di intraprendere la faticosa e, almeno all'inizio, poco remunerativa carriera di architetto, o peggio di designer.
Io ho fatto il liceo artistico e poi il DAMS, quindi dovrei essere abituata alla gente strana e ai cosiddetti alternativi, ma gli architetti riescono sempre a sorprendermi!
La cosa che accomuna questi personaggi strambi (ma loro si definiscono creativi), è l'assoluta mancanza di senso pratico; il non avere MAI in tasca il becco di un quattrino, salvo poi spendere cifre astronomiche per abiti e oggetti inutili, che però rientrano nella categoria del BELLO; il professarsi di sinistra anche se hanno diciotto case di villeggiatura, la barca e vestono secondo i dettami di Vogue; e per finire, la tendenza a fare discorsi astrusi e privi di un filo logico senza nemmeno il bisogno di bere prima un paio di Havana Cola.
Durante un'aperitivo con Max, il mio amico quasi architetto, abbiamo stabilito i punti fondamentali dell'Architetto - pensiero. Leggete e poi ditemi se non siamo i degni eredi di Shopenauer...
Ecco l'elenco:

SICCOME SONO UN ARCHITETTO...

  1. Siccome sono un architetto, le mie idee sono migliori delle tue.
  2. Siccome sono un architetto, ammesso che le tue idee siano buone, le mie sono sicuramente più creative. (Apprezzo il tuo sforzo di considerare altri punti di vista!).
  3. Siccome sono un architetto, tu non capisci un ca**o di pittura, scultura, cinema, teatro... (Parlare con un architetto riduce la mia autostima ai minimi termini!).
  4. Siccome sono un architetto ci ho messo dieci anni a laurearmi, poi due a fare pratica, poi, sai, non è facile aprirsi uno studio... (Insomma, a quarant'anni pensi di cominciare a lavorare?!).
  5. Siccome sono un architetto, se vuoi sapere se la tua casa crollerà devi rivolgerti a me.
  6. Siccome sono un architetto, lo so benissimo se la tua casa crollerà o no, ma mi rivolgo comunque ad un ingegnere. (Grazie, ora sono un po' più tranquilla!).
  7. Siccome sono un architetto, il Guggenheim di New York lo sapevo progettare anch'io, "Lui" è solo arrivato prima! E aggiungo che progettare il Guggenheim di Bilbao è un gioco da ragazzi, farlo è solo questione di culo! (Vero, i soliti raccomandati che fanno carriera...pessimismo e fastidio!).
  8. Siccome sono un architetto: "cosa studi?" - "Architettura a Firenze" - "Daaai, bellissimo!" ...ma poi non me la da'. (Non puoi portare fuori una ragazza e al momento di pagare il conto della pizzeria tirare fuori la solita storia della misera paga del tirocinante!).
  9. Siccome sono un architetto: "cosa studi?" - "Architettura" - "Ah, ma allora sei un creativo!" ... Dio, quanto li odio! (Qui ti do ragione, basta con i luoghi comuni! Io odio chi crede che il DAMS sia un'università per aspiranti veline e tronisti!).
  10. Siccome sono un architetto, all'università ne ho combinate di tutti i colori. (Nel caso specifico, anche al liceo e io sono pronta a testimoniare contro di te, ma non so se mi conviene, perché credo che in qualche occasione fossi coinvolta!).
  11. Siccome sono un architetto, la mia colf è un geometra. (Siccome sei un architetto, i geometri sono i migliori amici dell'uomo!).
  12. Siccome sono un architetto e tu ingegnere, sono più simpatico di te.
  13. Siccome sono un architetto, con gli ingegneri si parla solo a numeri e grafici... possibilmente in bianco e nero. (In effetti nessun ingegnere spenderebbe 5 euro per un pennarello, anche se è un Pantone!).
  14. Siccome sono un architetto, per gli ingegneri il cemento armato è pane quotidiano. (Si, ci manca solo la Nutella!).
  15. Siccome sono un architetto, non sono razzista. (Sono loro che sono ingegneri!).
  16. Siccome sono un architetto, il mio migliore amico è un interior design. (che ca** di lavoro sarebbe?).
  17. Siccome sono un architetto, conosco almeno due lingue e sono stato un anno in Erasmus. (Bravo, adesso comincia a studiare i dialetti degli operai che lavorano in cantiere!).
  18. Siccome sono un architetto, lavoro anche 10 giorni di fila 24 ore su 24, ma poi ho diritto a 37 ore di sonno continuato e un mese e mezzo di vacanza. (Una vita normale no, eh?).
  19. Siccome sono un architetto, quando ne incontro un altro parlo solo di architettura fino a quando fa buio, sono tutti andati via, ho una sete boia e il gestore del locale ci guarda con aria minacciosa.
  20. Siccome sono un architetto, parlo di architettura anche da solo, mi rispondo, mi polemizzo e mi do del postmoderno senza più rivolgermi la parola per una settimana. Ma poi mi rappacifico quando mi leggo un articolo di Bruno Zevi.
  21. Siccome sono un architetto, sono abbonato a Domus, l'Arca, Lotus e Casabella, mentre tu a Brava Casa: si vede che non sei un architetto! (Io leggo anche Donna Moderna, è per questo che ho lasciato Architettura al primo anno!).
  22. Siccome sono un architetto, sono di sinistra. Se poi ho la sfiga d'esser di destra, mi faccio chiamare in un altro modo.
  23. Siccome sono un architetto, spero che i miei figli saranno architetti così risparmio sui disegnatori in studio (Si, come se fossero pagati!).
  24. Siccome sono un architetto, godo a sfruttare gli studentelli con la scusa degli stages. (Tranquillo, purtroppo non è una peculiarità solo degli architetti!).
  25. Siccome sono un architetto, ogni cosa che non ho progettato io ha qualcosa che non va.
  26. Siccome sono un architetto, alla prossima mostra su Kandinsky DEVI venirci con me! (Guarda, tu avvisami per tempo che mi sparo prima una siringa di valium, così il mio sistema nervoso ne esce indenne!).
  27. Siccome sono un architetto, so usare divinamente Minicad, Autocad, Supercad... ma volendo so anche disegnare a mano!
  28. Siccome sono un architetto la mia casa e' più bella della tua. (La mia l'hai disegnata tu, pirla! Dedalo non avrebbe saputo fare di meglio: ogni volta che devo andare da una stanza all'altra mi tocca cimentarmi in un percorso che a "Giochi senza frontiere" gli fa una pippa!).
  29. Siccome sono un architetto quando sbaglio un muro ci pianto davanti dei rampicanti. (Il mio gelsomino ha le dimensioni di una sequoia, mi spieghi che ca**o hai tirato su? Il muro del pianto?).
  30. Siccome sono un architetto so fare le radici quadrate. (Bravo, però io ti suggerivo sempre le risposte di filosofia, storia, biologia...e ti correggevo pure la brutta del tema!).
  31. Siccome sono un architetto mi arredo anche la tenda in campeggio. (Si, ma per montarla hai bisogno di un ingegnere!).
  32. Siccome sono un architetto al posto del cavallo dei pantaloni ho una volta a botte. (E in testa cos'hai? La cupola del Brunelleschi?).
  33. Siccome sono un architetto mi vesto come un travestito anni '70. (A volte risulta imbarazzante andare in giro con uno che si veste come Renato Zero!).
  34. Siccome sono un architetto non disegno strade ma "curo l'arredo urbano". (Mi sa che te giri un po' troppo il mondo, a giudicare da quello che si vede in giro!).
  35. Siccome sono un architetto, le donne mi chiedono sempre consigli sul colore delle scarpe da mettere. Mai su quello della lingerie! (Sai com'è il viola con il giallo e qualche striatura fuxia è un'accostamento un tantino azzardato...).
  36. Siccome sono un architetto, le donne mi si squagliano ai piedi quando scarabocchio qualcosa su un kleenex.
  37. Siccome sono un architetto, passo tutto il giorno a scarabocchiare qualcosa sui kleenex.
  38. Siccome sono un architetto, anticipo sempre i tempi. (Questo riesce anche a me, ad esempio, so che fra un minuto chi è un architetto mi manderà aff***lo!).


Caricatura della professione architettonica dopo l’avvento del computer (in Aia Journal, riportato in B. Zevi, Il linguaggio moderno dell’architettura, Torino, 1973)

mercoledì 31 ottobre 2007

HAPPY HALLOWEEN!

Come ogni anno le tradizioni si ripetono. Dopo dodici lunghi mesi di letargo, streghe, spiriti e fate stanno per riapparire lungo le strade delle città. La leggendaria notte di Halloween è ormai alle porte!Halloween (corrispondente alla vigilia della festa cristiana di Ognissanti) è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana ora tipicamente americana e anglosassone. Tuttavia le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: risale infatti al 4000 a.C. quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre, era necessario ricoverare il bestiame in luogo chiuso per trascorrere al riparo l'inverno: è questo il periodo di Halloween.

In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti: all'incirca nel 2300 a.C. Questo popolo, nella notte tra il 31 Ottobre e il 1º Novembre, la notte di Samhain, celebrava la fine dell'estate e l'inizio di un propizio anno nuovo.
A sera tutti i focolari venivano spenti e riaccesi dal sacro falò curato dai Druidi. Nella dimensione circolare del tempo, caratteristica della cultura celta, Samhain si trovava in un punto fuori dalla dimensione temporale, che non apparteneva né all'anno vecchio e neppure al nuovo: in quel momento il velo che divideva dalla terra dei morti si assottigliava ed i vivi potevano accedervi. I Celti non temevano i propri morti e lasciavano per loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza per quanti facessero visita ai vivi. Da qui l’usanza del trick-or-treating.
I Celti non credevano nei demoni quanto piuttosto nelle fate e negli elfi, entrambe creature considerate però pericolose: le prime per un supposto risentimento verso gli esseri umani; i secondi per le estreme differenze che intercorrevano appunto rispetto all'uomo. Secondo la leggenda, nella notte di Samhain questi esseri erano soliti fare scherzi anche pericolosi agli uomini e questo ha portato alla nascita e al perpetuarsi di molte altre storie terrificanti. Si ricollega a questo la tradizione odierna e più recente per cui i bambini, travestiti da streghe, fantasmi e vampiri, bussano alla porta urlando con tono minaccioso: "Dolcetto o scherzetto?" ("Trick or treat" in inglese).
Con il dominio romano fu esportata in Britanniala festa di Pomona: una festa del raccolto che venne associata a Samhain nel tentativo di staccare il popolo britannico dal legame con i Druidi. Successivamente il cristianesimo, come già la dominazione romana, tentò di incorporare le vecchie festività pagane dando loro una connotazione compatibile con il suo messaggio.
Il 13 maggio 610 fu istituita la festa di Tutti i Santi in cui venivano onorati i cristiani uccisi in nome della fede. Per oltre due secoli le due festività procedettero affiancate, sino a che la Chiesa decise di spostare la celebrazione cattolica all'inizio di novembre al fine di detronizzare il culto di Samhain.
Nei paesi di lingua inglese la festa divenne Hallowmas, che significa: una messa in onore dei santi; la vigilia divenne All Hallows Eve, che si trasformò nel nome attuale: Halloween.
Molti pensano che furono gli irlandesi a portare le celebrazioni di Halloween in America; in realtà questa ricorrenza è legata al passato della maggior parte dei popoli europei, ognuno con le sue tradizioni. È in America che tutte queste tradizioni confluirono fino a portare alle moderne celebrazioni.
È usanza ad Halloween intagliare zucche con volti minacciosi e porvi una candela accesa all'interno. Questa usanza nasce dall’idea che i defunti vaghino per la terra con dei fuochi in mano e cerchino di portare via con sé i vivi; è bene quindi che i vivi si muniscano di una faccia orripilante che emani un bagliore sinistro per ingannare i morti.

Ora non vi resta che attendere che il vecchio Jack O'Lantern giunga a bussare alla vostra porta!

BUON HALLOWEEN A TUTTI!


martedì 30 ottobre 2007

CENA CON TARTUFI

Sabato sera, poiché gli antibiotici avevano finalmente sortito effetto e stavo lentamente tornando ad una vita attiva, ho organizzato una cena tra amici che da troppo tempo continuavo a rimandare.
L'occasione si è presentata ancora più ghiotta poiché, grazie alla zia di Casale Monferrato, ero in possesso di un paio di tartufi veramente spettacolari.
Ho dato fondo alla mia sapienza culinaria e credo di essermela cavata egregiamente. Questo il menu sul quale gli ospiti si sono avventati come famelici avvoltoi:
  • Cardo gobbo e topinambur al burro su letto di fonduta. (Con generosa grattata di tartufo bianco d'Alba).
  • Vol-au-vent con fonduta alla piemontese e tartufo.
  • Tajarin burro e salvia con tartufo. (A questo punto la trifola più bella che io abbia mai visto ha fatto il suo trionfale ingresso in tavola ed è stata affettata al momento inebriando l'ambiente a tal punto, che perfino un cane da tartufo avrebbe perso i freni inibitori!)
  • Peperoni al forno con bagna caoda.
  • Bunet alla piemontese. (Un tripudio di cioccolato e amaretti che renderebbe amabile anche un pitbull inferocito).
Vini:
  • Barolo di Fontanafredda
  • Barbaresco Le terre del Barolo
  • Moscato passito

Tutto quanto è stato cucinato con le mie sante manine senza nessun aiuto, (mio marito nel frattempo cazzeggiava sul computer!) se non quello della Bibbia di ogni massaia, ovvero il Cucchiaio d'argento, ma soprattutto, la consulenza telefonica della mia nonnina.
La cena è stata un trionfo e a breve le mie cavie...ops! I miei amici, si offriranno volontari per assaggiare l'altra parte delle mie tradizioni culinarie, ovvero una cena rigorosamente con sapori trentini.
Ma voglio lasciarvi qualche notizia su quella squisitezza che è il tartufo bianco d'Alba, al quale, in passato, sono attribuite anche doti afrodisiache.

I tartufi sono funghi che vivono nel sottosuolo in simbiosi con radici di piante.
Hanno l'aspetto di tuberi costituiti all'interno da una massa carnosa detta "gleba" ed all'esterno da una corteccia detta "peridio"; sono costituiti in alta percentuale da acqua, fibre e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell'albero con cui vive in simbiosi.
Sono classificati in diverse specie, tra cui le più conosciute per uso gastronomico sono:


  • Il tartufo bianco d'Alba (Tuber Magnatum Pico)
  • Il tartufo nero pregiato (Tuber Melanosporum)
  • Il tartufo nero estivo (Tuber Aestivum o Tuber Uncinatum)
  • Il tartufo bianchetto (Tuber Borchii)
  • Il tartufo nero moscato (Tuber Brumale)


Gli alberi che maggiormente accettano la "convivenza" dei tartufi con le loro radici sono il pioppo, il tiglio, la quercia e il salice. Sono proprio queste piante a determinare il colore, il sapore ed il profumo dei tartufi. Ad esempio i tartufi che crescono nei pressi della quercia, avranno un profumo piu' pregnante, mentre quelli vicino ai tigli saranno piu' chiari ed aromatici.
La forma dei tartufi invece dipende dal tipo di terreno: se questo è soffice i tartufi saranno tendenzialmente lisci e tondeggianti; se compatto e argilloso saranno più nodosi poichè maggior faticheranno a trovar spazio per la crescita nel terreno.
La tartuficoltura studia il particolare fenomeno ormai da decenni con l'obiettivo di riuscire in un prossimo futuro a produrre tartufi in colture arboree sotto il diretto controllo dell'uomo. Per alcuni tipi di tartufi si hanno già buoni risultati (ne sono un esempio le piantagioni per i tartufi neri pregiati), mentre molta strada si deve ancora percorrere per ottenere risultati simili nella produzione dei tartufi bianchi d'Alba, che per questo è così raro e pregiato. La ricerca del tartufo è affidata da sempre al binomio inscindibile tra l'esperienza dell'uomo (il "trifolao", come viene chiamato in Piemonte il cercatore di tartufi) nell'individuare le piante idonee e l'infallibile fiuto del suo cane che, individuato il punto esatto, scava freneticamente per portare alla luce il prezioso e profumato tesoro. La raccolta avviene prevalentemente al calar delle tenebre, più che altro per evitare di favorire la concorrenza degli altri cercatori nell'individuare i luoghi più idonei. Un mondo, quello del tartufo, che richiama inevitabilmente alla durezza di una vita contadina, oggi completamente e fortunatamente cambiata, che un tempo individuava nella possibilità di trovare tartufi da vendere al mercato di Alba e destinati poi alle tavole dei nobili e dei re, una tra le poche occasioni di realizzo e sostentamento. La capitale delle Langhe ha avuto il grande merito di saper valorizzare per prima, da più di un secolo, questo straordinario fungo sotterraneo. Un percorso che è iniziato di pari passo con l'affermazione internazionale dei grandi vini del territorio albese: Barolo e Barbaresco. In questa breve storia non si può non ricordare la figura di Giacomo Morra, albergatore e ristoratore dell'Hotel Savona che, già negli anni '30 battezzò il Tuber Magnatum Pico con il nome Tartufo Bianco d'Alba, che contribuì non poco a far diventare celebre ovunque.


Ancora oggi, questo prezioso frutto della natura continua ad essere un gioiello avvolto dal fascino ed un pizzico di mistero e noi possiamo solo gustarlo e stimarlo come la natura lo ha creato.


venerdì 26 ottobre 2007

POST PROMOZIONAL-CULINARIO

La tosse persistente non mi lascia dormire. Sono stufa di rigirarmi nel letto adagiata su una pila di cuscini che sembro un'eroina da romanzo ottocentesco che sta per morire di tisi (...le rose del volto già sono pallenti... Ma va! Sono rossa come un pomodoro per la febbre, altrochè! E poi non ci sono più gli uomini che ti cantano Parigi, o cara, noi lasceremo.... A parte il fatto che abito nella Pianura Padana). Ma alle tre del mattino, a parte una camomilla, cosa posso fare?
...Su vediam della mia mente qualche mostro singolar... (ok, ascoltare l'opera mi ha dato alla testa!).
Ecco, ho partorito un post sfacciatamente propagandistico.
Diciamo che visto che ho uno zio che è anche un grande chef che si diverte a smanettare tra i fornelli quasi quanto al pc, ho deciso che anche altri blogger dovevano subire gli attentati alla linea e al colesterolo con cui lui tormenta tutta la famiglia da quando gli è presa questa nuova mania! (Preciso che la nonna, con cui vive lo zio, è ultraottantenne, ma ha delle coronarie di ferro!).
Ed è anche molto bravo, a parte il fatto che quando si mette all'opera riduce la cucina peggio che se fosse passato un esercito di chef di Slow Food con tutti i più sofisticati attrezzi. Va beh, quelli son cavoli di chi deve pulire, del resto i cuochi sono dei creativi, no?
Io per fortuna non ho problemi di linea, ma quando in ottobre ho avuto lo zio Pepe ospite per qualche giorno, sembravo un porcellino all'ingrasso, perché vi assicuro che resistere a certi profumini e alle presentazioni che si diletta a inventare per le portate è assolutamente impossibile!
Ora ha aperto un blog a tema, e visto che se io ho potuto allestire questo mio piccolo spazio sfacciatamente rosa è per merito della sua infinita pazienza nello spiegarmi cosa fosse un codice Html (non che mi sia ancora del tutto chiaro!) o il layout, nonché per il fatto che gli devo più di un favore per gli interminabili pomeriggi in cui gli ho occupato il pc dell'ufficio quando, ancora studentessa liceale, dovevo fare le mie ricerche, ho deciso di procurargli un po' di lettori (tanto lo so che tra voi ci sono parecchi golosi!).
Sperando nel successo di questa mia trovata pubblicitaria (quando diventerò una famosa copywriter mi ricorderò di elargire royalties!), vi auguro di trovare spunti per fare bella figura con gli amici o semplicemente per prepararvi una cenetta da leccarsi i baffi! (Io vado a farmi la camomilla).
Mezzogiorno di Cuoco

Triglie al cartoccio cucinate dallo Zione

26 ottobre 1954. TRIESTE RITORNA ITALIANA

Il 26 ottobre 1954, alle 5.20 del mattino, Trieste si svegliò sotto la pioggia, ma quello era comunque un mattino pieno di promesse, atteso per tanti, troppi anni.
I primi ad entrare a Trieste furono i fanti dell'82° Reggimento, seguiti poco dopo dai carabinieri e dai bersaglieri dell'8° Reggimento della divisione "Ariete". Le ragazze salivano sui camion dei militari, li abbracciavano, li baciavano, cantavano, ridevano, piangevano. La gioia di quel giorno, come raccontano le vecchie foto, fu espressa da loro, le ragazze di Trieste, che con la loro euforia resero indimenticabili quelle ore. Il loro volto divenne il volto della liberazione e della vittoria. C'erano tanti soldati americani, che poi le avrebbero sposate quelle ragazze, che avevano conosciuto l'orrore di un dopoguerra in una città, come scrisse l'inviato speciale Giorgio Bocca, "che aveva avuto l'amaro privilegio di trovarsi in prima linea".
Erano passati nove anni da quando il 1° maggio 1945 i partigiani di Tito erano entrati nella città, decisi a rimanervi e con l'intenzione di far arretrare il confine italiano fino all'Isonzo se non fino al Tagliamento.
I partigiani di Tito a Trieste si comportarono da predatori: svuotano le casse della Banca d'Italia, saccheggiarono le case, violentarono le donne, il 5 maggio falciarono a colpi di mitragliatore i cortei dove sventolava il tricolore.
Poi iniziarono i sequestri in massa di sventurati, di notte scaricati vivi nelle voragini carsiche. A migliaia finirono nelle foibe del Carso.
Uno sterminio etnico esteso a tutte le zone di fatto annesse dal regime di Belgrado e che determinò l'esodo di 350.000 italiani dell'Istria e Dalmazia, che cercarono riparo in patria e che, dopo aver dovuto abbandonare le loro case e i loro beni, vennero accolti dall'ostilità dei comunisti italiani, che al pari di quelli di Tito li bollarono come fascisti, sebbene la loro colpa fosse quasi sempre solo quella di essere italiani. Li attese un destino coperto dal silenzio, voluto dai comunisti e avallato dagli opportunismi di un'Italia, che aveva bisogno di rimettersi in piedi, chiudendo con il passato.
Il 12 giugno 1945 finirono i quaranta terribili giorni di occupazione di Trieste: le truppe jugoslave abbandonarono la città e si installò il governo militare alleato. I triestini si riversarono per festeggiare la fine dell'incubo, ma il cammino per riportarli alla democrazia e all'Italia sarebbe stato ancora molto lungo.
Trieste, Piazza Unità., 26 ottobre 1954

Il 3 novembre 1953, nel 35° anniversario dell'ingresso degli Italiani a Trieste dal 1918 e festa di San Giusto, la bandiera italiana fu issata sul Municipio di Trieste, ma subito dopo fu rimossa dagli Americani.
Si formarono cortei di protesta nella città, ma la folla venne dispersa dalla polizia. Alla stazione ferroviaria si formò un corteo di mille persone, molte delle quali di ritorno dal Sacrario di Redipuglia, dove si era svolta l'annuale cerimonia commemorativa. Il 5 novembre gli studenti entrarono in sciopero e formarono un corteo che arrivava fino in Piazza Sant'Antonio. La polizia reagì con idranti e manganelli. Incidenti scoppiarono in tutta la città. La polizia, al comando di ufficiali inglesi, aprì il fuoco ad altezza d'uomo e uccise due persone. Il 6 ripresero i tumulti e gli incendi delle auto della polizia civile. La polizia aprì il fuoco per difendere gli edifici del Governo Militare Alleato. In tarda mattinata un'enorme folla convergeva in Piazza Unità, e assaliva la Prefettura. La bandiera italiana fu nuovamente issata sul Municipio e sul palazzo del Lloyd Triestino. Intervennero truppe inglesi in assetto di guerra. La polizia sparò ad altezza d'uomo. Quattro Triestini furono uccisi. Solo nel tardo pomeriggio la tensione si allentò. Titoli sui giornali di tutto il mondo parlarono della situazione di Trieste. A loro, ai caduti del 1953, alla loro memoria, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, concesse la Medaglia d'Oro al Valor Civile.

Poi, il 5 ottobre 1954 a Londra si firmò l'accordo per la riannessione di Trieste all'Italia. Trieste aveva pagato per tutti e ora poteva piangere di gioia. Alla radio Nilla Pizzi cantava: "Vola, colomba bianca, vola/ diglielo tu/ che tornerò./ Dille che non sarà più sola/ e che mai più/ la lascerò", la canzone dedicata a Trieste, che aveva vinto nel 1952 il Festival di San Remo. E quel 26 ottobre 1954 la folla, dal posto di blocco di Duino fino in città, formò un fiume umano di 25 chilometri e rimase tutta la notte ad aspettare l'arrivo dei soldati italiani. L'Italia era tornata.