La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale.


I soccorsi e il recupero delle salme
La forza d'urto della massa franata creò due ondate. La prima, a monte, fu spinta ad est verso il centro della vallata del Vajont che in quel punto si allarga. Questo consentì all'onda di abbassare il suo livello e di risparmiare, per pochi metri, l'abitato di Erto. Purtroppo spazzò via le frazioni più basse lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino.
La seconda ondata si riversò verso valle superando lo sbarramento artificiale, innalzandosi sopra di esso fino ad investire, ma senza grosse conseguenze, le case più basse del paese di Casso. Il collegamento viario eseguito sul coronamento della diga venne divelto, così come la palazzina della centrale di controllo ed il cantiere degli operai. L'ondata, forte di più di 50 milioni di metri cubi, scavalcò la diga precipitando a piombo nella vallata sottostante con una velocità impressionante. La stretta gola del Vajont la compresse ulteriormente, facendole acquisire maggior energia: allo sbocco della valle l'onda era alta 70 metri. In un crescendo di rumori e terrore, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Il greto del Piave fu raschiato dall'onda che si abbatté con violenza su Longarone. Case, chiese, porticati, alberghi, osterie, monumenti, statue, piazze e strade furono sommerse dall'acqua, che le sradicò fino alle fondamenta. Della stazione ferroviaria non rimasero che lunghi tratti di binari piegati come fuscelli. Quando l'onda perse il suo slancio andandosi ad infrangere contro la montagna, iniziò un lento riflusso verso valle: un’azione non meno distruttiva, che scavò in senso opposto alla direzione di spinta. Altre frazioni del circondario furono distrutte, totalmente o parzialmente: Rivalta, Pirago, Faè e Villanova nel comune di Longarone, Codissago nel comune di Castellavazzo. A Pirago restò miracolosamente in piedi solo il campanile della chiesa. Il Piave, diventato una enorme massa d'acqua silenziosa, tornò al suo flusso normale solo dopo una decina di ore. Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre.

La mobilitazione a soccorso dei sopravvissuti fu generale e richiamò sul luogo, già dopo le prime ore dall'accaduto, migliaia di persone dalle più diverse estrazioni sociali. In primo luogo il battaglione "Cadore" del 7° Alpini, i Vigili del Fuoco, i Carabinieri e la Polizia che misero a disposizione tutte le loro forze disponibili. Ma occorre ricordare anche i medici, i volontari della croce Rossa e tutte le persone che si profusero in sforzi immani per prestare soccorso ai poche sopravvissuti e per recuperare e seppellire i morti. Il 10 ottobre 1963 si decise la realizzazione del cimitero delle vittime; il giorno dopo venne individuata l'area davanti al piccolo cimitero di Fortogna nel comune di Longarone.
Il pietismo, di cui la cronaca di quei giorni era piena, dopo una quindicina di giorni lasciò il posto ad un vuoto assoluto. Assodata la responsabilità alla natura "maligna", delle quasi duemila vittime e dei sopravvissuti non venne più data notizia. Solo in occasione del processo finale il giornalismo italiano si rimise in moto, senza mai però approfondire le indagini, riportando la notizia come di un normale fatto di cronaca.

Si sono tenute anche delle rappresentazioni teatrali che hanno riscosso un buon successo. Certamente la possibilità che è stata concessa di trasmettere in diretta, attraverso i canali televisivi, il lavoro dell'artista teatrale Marco Paolini ha suscitato un eco non indifferente, riportando alla ribalta nazionale un avvenimento che troppo presto era stato archiviato.
Un ulteriore contributo al ricordo della tragedia verrà dato da un Museo che sarà presto allestito dalla Amministrazione comunale, un progetto che sarà di esempio e di testimonianza perenne e renderà il dovuto omaggio a quanti, innocentemente, hanno trovato la morte.
Foto e informazioni dettagliate sulla storia del Vajont: www.vajont.net
6 commenti:
Hai fatto molto bene a ricordare un episodio che tanti vorrebero dimenticare e che rischia di ripetersi se non si avrà più cura del nostro territorio. Ciao Giulia
Ciao Giulia! sai, io credo che certi fatti siano testimonianza perenne dell'eccesivo orgoglio umano, che giunge a sfidare la natura. Ma la natura, prima o poi, trova altre vie per proseguire il suo cammino. A questo mi fa pensare l'enorme diga di cemento ogni volta che passo da Longarone. Un'enorme muro del pianto di tante, troppe vittime.
Ciao MariCri, ho letto con interesse il tuo articolo così sono andata sul sito ufficiale del Vajont per saperne qualcosa in più.
Ho visto il programma delle manifestazioni "per non dimenticare" è molto ricco e interessante: ”Vajont - Hiroshima - Cernobyl - World Trade Center New York: testimonianze a confronto” è un tema che mi piacerebbe poter in qualche modo approfondire.
Buona giornata
Ciao Glitter, anch'io ho visto il programma e sicuramente il Comune ogni anno si impegna a fondo affinchè la tragedia venga ricordata. Ti consiglio di vedere lo spettacolo di Paolini sul Vajont è interessante e lui è bravissimo. Lo trovi anche in dvd. Buona giornata a te!
Non ho copiato la tua idea di publicare un post che ricordasse la tragedia del Vajont ma mi hai preceduto. Bacioni Zio Pepe
Tranquillo Pepe, poi tanto non sono ancora una scrittrice famosa per poterti fare una causa per violato copyright! (leggi il post sugli avvocati, a proposito!). Baci. :)
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